Comunicato di Forza Manfredonia
SPIAGGIA CURATA vs. SPIAGGIA ABBANDONATA – IL PROBLEMA DELLE COMPETENZE: FACCIAMO CHIAREZZA
Lungo l’intero litorale di Manfredonia, le spiagge libere sembrano soffrire di un male comune e diffuso: il complesso labirinto delle competenze. Non si tratta di un’eccezione, ma di una criticità cronica che affligge quasi tutti i tratti di costa non soggetti a concessione privata, dove i continui rimpalli di responsabilità tra i vari enti finiscono puntualmente per penalizzare i cittadini e il decoro urbano.
Di conseguenza, il contrasto che emerge tra spiagge libere e spiagge in concessione è evidente e si ripete in maniera sistematica: da una parte, porzioni di costa perfettamente curate, pulite e pronte ad accogliere i bagnanti; dall’altra, fazzoletti di sabbia e scogliera lasciati in balia dell’incuria e del degrado.
Il caso emblematico è quello del tratto di spiaggia libera adiacente al lido “La Sirenetta”. Si parla di un angolo di spiaggia che, come tutte le spiagge “libere”, non è assoggettato ad alcuna concessione; tuttavia, le autorità preposte avrebbero il dovere (almeno in teoria) di rendere e mantenere fruibile l’area al fine di garantire alla collettività il diritto alla balneazione gratuita. In realtà ogni anno, proprio quel tratto di arenile viene abbandonato, fino a diventare un cumulo di alghe e di sassi che copre interamente ogni lembo di sabbia. Ma perché accade questo? E, soprattutto, di chi è la colpa quando una spiaggia libera viene abbandonata a sé stessa? Per rispondere, è necessario districare la rete della burocrazia e capire come (e se) le istituzioni dialogano tra loro.
Il dovere di collaborare: cosa dice la legge
Nel nostro ordinamento, la cooperazione tra Pubbliche Amministrazioni non è una cortesia istituzionale, ma un preciso obbligo normativo strutturato su tre livelli:
• Costituzione Italiana: L’Articolo 97 impone il principio di buon andamento e imparzialità. Un ente che si isola e non coordina i propri sforzi con le altre istituzioni sul territorio agisce in modo inefficiente, violando il dettato costituzionale della leale collaborazione.
• Legge 241/1990: È la norma base dell’azione amministrativa. L’Articolo 15 sancisce in modo inequivocabile che le amministrazioni pubbliche “possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune”. È lo strumento principe per evitare lo scaricabarile.
• Testo Unico degli Enti Locali (TUEL): Il D.Lgs. 267/2000, agli articoli 30 e 34, fornisce agli enti locali, tra cui comuni, province, regioni e ad altri enti pubblici, gli strumenti pratici per questa cooperazione, istituendo le convenzioni e gli accordi di programma per gestire servizi in forma associata e coordinata.
La cornice giuridica è chiara: le amministrazioni hanno il dovere e gli strumenti per lavorare insieme.
Dunque alla luce del quadro normativo illustrato poc’anzi, utilizzare il pretesto delle competenze territoriali per eludere le proprie responsabilità risulta essere una narrazione fuorviante e del tutto priva di aderenza alla realtà.
Privato vs. Pubblico: le radici del doppio standard
Per capire la differenza di trattamento tra i vari tratti di costa del litorale di Manfredonia, bisogna guardare alle concessioni. Le spiagge “curate” (come l’area dei lidi adiacenti al tratto di spiaggia in questione) sono porzioni di demanio marittimo affidate a concessionari privati. In questo caso, l’onere della pulizia, del decoro e della manutenzione ricade interamente e obbligatoriamente sul titolare dell’attività balneare. La Pubblica Amministrazione fa un passo indietro a livello operativo e mantiene solo un ruolo di vigilanza e controllo: se il privato non pulisce, scattano sanzioni salate che possono portare fino alla revoca della concessione.
Il problema sorge sulle spiagge libere. Nel caso specifico del tratto di spiaggia che si trova, per intenderci, di fianco al lido “La Sirenetta”, l’area non è oggetto di alcuna concessione né di diretta competenza del Comune di Manfredonia. Infatti, come stabilito dalla Legge 84/1994 (Legge sui Porti), che definisce i confini e le giurisdizioni territoriali in ambito portuale, tutto il tratto di costa che va dal porto commerciale alla zona “Acqua di Cristo”, compresa la spiaggia libera in argomento, ricade sotto la giurisdizione esclusiva dell’AdSPMAM (Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale). Formalmente, quindi, spetta all’Autorità Portuale garantire la pulizia ordinaria in quel punto, a meno che non ci sia un accordo per la gestione di tale servizio in forma coordinata con altri Enti.
Ed è qui che la teoria normativa incontra (o dovrebbe incontrare) la pratica.
L’accordo c’è: il Comune non può restare a guardare
Di fronte all’incuria di un’area dell’Autorità Portuale, l’Amministrazione Comunale può limitarsi ad essere mera spettatrice, dicendo “non è competenza nostra”? Assolutamente no.
Proprio per superare le frammentazioni territoriali e garantire un litorale dignitoso, a Gennaio 2025 è stato stipulato un accordo di collaborazione tra il Comune di Manfredonia e l’AdSPMAM. Questa convenzione affida all’A.S.E. SpA, la società in-house del Comune, il servizio di igiene urbana e la gestione dei rifiuti all’interno delle aree di pertinenza dell’Autorità Portuale.
La presenza di questa convenzione elimina ogni vuoto normativo, ponendo le due amministrazioni di fronte a un bivio inesorabile. Se oggi la spiaggia libera versa nel degrado, le opzioni sono solo due, ed entrambe amministrativamente inaccettabili:
1. Opzione A: L’accordo prevede la pulizia integrale dell’area (sabbia compresa), e in questo caso il servizio pagato con soldi pubblici non viene erogato in modo efficiente dalla municipalizzata preposta.
2. Opzione B: L’Autorità Portuale ha appaltato al Comune solo la raccolta dei rifiuti dalle aree portuali, “dimenticandosi” della pulizia dell’arenile. In questo caso, essendo l’area di giurisdizione esclusiva dell’AdSPMAM, la responsabilità dell’abbandono della spiaggia ricade interamente sull’Ente portuale, colpevole di non garantire il decoro di un bene statale in piena città.
I cittadini hanno il diritto di vivere la propria costa senza dover subire rimpalli di responsabilità tra gli enti. Gli strumenti per intervenire ci sono: ora serve solo la volontà politica e operativa di applicarli, possibilmente garantendo la pulizia e il ripristino dell’area in tempo utile per l’avvio della stagione balneare ormai alle porte.
A cura di Pasquale D’Antuono
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