Lo scorso luglio ha fatto notizia il caso delle ossa rinvenute all’ospedale San Camillo di Roma; un avvenimento, immediatamente collegato al caso di Emanuela Orlandi. Tuttavia, i resti non appartengono alla 15enne scomparsa da Roma 42 anni fa. I primi accertamenti sul Dna, condotti dagli esperti della Sapienza, hanno infatti escluso qualsiasi collegamento con la cittadina vaticana. I resti erano stati scoperti all’interno del vano ascensore del padiglione Monaldi, un edificio che un tempo ospitava il reparto di patologia clinica neuromuscolare, dismesso alla fine degli anni ’80. Successivamente, nel 1999, la struttura era stata parzialmente ristrutturata ma dichiarata inagibile poco dopo, diventando rifugio di senzatetto. Ma perché il ritrovamento ha subito fatto pensare al mistero Orlandi? Il legame nasce da una pista investigativa riemersa circa 15 anni fa, quando Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, raccontò ai magistrati che, subito dopo il sequestro, la giovane sarebbe stata trasferita da Torvajanica a Roma, in un’abitazione di via Antonio Pignatelli 13, nel quartiere Monteverde Nuovo. Secondo la sua versione, quella casa disponeva di un ampio sotterraneo che si estendeva quasi fino all’ospedale San Camillo. Gli inquirenti verificarono l’esistenza di quel passaggio il 26 giugno 2008, ma i rilievi della polizia scientifica non portarono ad alcuna prova concreta riconducibile alla ragazza.
Emanuela Orlandi: cosa sappiamo sui resti rinvenuti al San Camillo?
A dispetto delle tante ipotesi circolate, gli esperti di medicina legale hanno escluso un legame con la vicenda Orlandi. Le ossa, rinvenute durante alcuni lavori di ristrutturazione, sono tuttora oggetto di approfondimenti da parte degli anatomopatologi forensi, ma già i primi dati appaiono decisivi. Secondo le analisi preliminari, i resti risalirebbero a un periodo compreso tra i due e i tre anni fa e, in alternativa, tra i sette e gli otto anni fa. Un arco temporale che di fatto rende impossibile qualunque collegamento con la scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983. Si tratta quindi di un elemento concreto che, al netto delle suggestioni e delle coincidenze, sembra mettere definitivamente fine all’ipotesi di un intreccio con il mistero della “Vatican Girl”. Secondo quanto riportato da Fanpage, i resti rinvenuti al San Camillo sono attribuibili con certezza a un uomo adulto. L’età precisa non è stata ancora determinata, ma il dato relativo al sesso biologico esclude in maniera definitiva ogni collegamento con la ragazzina scomparsa. Non a caso, a quasi due mesi dal ritrovamento, non risulta avanzata alcuna richiesta ufficiale di comparazione del Dna con quello della Orlandi, ulteriore conferma della totale estraneità tra i due casi. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha dichiarato nel corso di un’intervista a FqMagazine: “Sono contento che non ci sia nessun legame con Emanuela ma è comunque una questione che va approfondita, ci sono tante persone scomparse in Italia e non è normale che ci siano delle ossa in quel luogo, soprattutto di pochi anni fa”.


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