A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il fratello Pietro torna a scuotere uno dei casi più oscuri della storia italiana con nuove dichiarazioni destinate a riaccendere il dibattito pubblico. Durante un’intervista trasmessa da San Marino RTV, Pietro Orlandi ha sostenuto che Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana conosciuto come “Renatino”, frequentasse abitualmente il complesso di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica frequentata da Emanuela, arrivando persino nell’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro.
Emanuela Orlandi: le ipotesi del fratello Pietro
Secondo Pietro Orlandi, De Pedis sarebbe stato “manovalanza” all’interno di una rete molto più ampia e complessa, fatta di rapporti tra criminalità, Vaticano e ambienti istituzionali. Una tesi che il fratello della giovane cittadina vaticana porta avanti da anni e che oggi torna al centro dell’attenzione dopo nuove testimonianze e ricostruzioni emerse negli ultimi mesi.
Il nodo principale riguarda proprio il palazzo di Sant’Apollinare, dove Emanuela studiava flauto, canto corale e musica. Diversi racconti raccolti negli anni parlano della presenza di De Pedis all’interno dell’edificio prima della scomparsa della ragazza avvenuta il 22 giugno 1983. Pietro Orlandi sostiene che alcuni studenti avrebbero visto il boss entrare e uscire dagli uffici frequentati anche da Scalfaro, all’epoca figura di primo piano della politica italiana.
Queste, è necessario ribadirlo, rimangono al momento solo ipotesi che hanno bisogno di conferme più forti. Alcuni giornalisti e studiosi del caso hanno, infatti, contestato la credibilità di simili testimonianze, sottolineando come De Pedis fosse allora latitante e poco conosciuto dal grande pubblico. Proprio per questo, secondo i critici, sarebbe stato difficile per degli studenti riconoscerlo con certezza.
Resta comunque centrale il legame tra De Pedis e Sant’Apollinare. Il boss della Banda della Magliana venne infatti sepolto nella basilica romana nel 1990, una circostanza che per anni ha alimentato sospetti e interrogativi sui rapporti tra criminalità organizzata e ambienti ecclesiastici.
Nel frattempo, il caso Orlandi continua a essere oggetto di nuove verifiche investigative e approfondimenti parlamentari. Pietro Orlandi, che da decenni chiede verità e trasparenza, insiste su un punto: “Chi sa, continua a tacere”. E proprio questo silenzio, secondo lui, sarebbe il vero muro che ancora impedisce di arrivare alla verità sulla sorte di Emanuela.

FONTI:

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