Il nome di Raffaele Sollecito è legato indissolubilmente a uno dei casi giudiziari più discussi della storia italiana recente: l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007. Da allora, la sua vita è cambiata radicalmente, passando dalle prime pagine dei giornali alle aule di tribunale, fino a una lenta ricostruzione personale e professionale. Oggi, a distanza di quasi vent’anni da quella notte, Sollecito è un uomo diverso, impegnato nel mondo dell’informatica e lontano dai riflettori, ma ancora segnato da un passato che non può essere dimenticato.
Chi è davvero Raffaele Sollecito? Cosa fa oggi nella sua vita professionale? E com’è rimasto il suo rapporto con Amanda Knox, la ragazza con cui condivise giorni di libertà e anni di accuse? Scopriamolo insieme.
Raffaele Sollecito: la storia di un errore giudiziario che ha cambiato tutto
Nato a Giovinazzo, in provincia di Bari, il 26 marzo 1984, Raffaele Sollecito era un giovane studente di ingegneria informatica quando la sua vita venne travolta da un caso di cronaca che fece il giro del mondo. La sera del primo novembre 2007, Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus, venne trovata uccisa nel suo appartamento di Perugia. Le indagini portarono subito all’arresto di Amanda Knox, coinquilina della vittima, e di Sollecito, suo fidanzato da appena dieci giorni.
Il processo fu lungo e controverso. Condannato in primo grado, Sollecito trascorse quattro anni in carcere, dal 2007 al 2011, prima di essere assolto. Una nuova condanna arrivò nel 2014, ma l’assoluzione definitiva giunse nel 2015, quando la Corte di Cassazione stabilì che non esistevano prove biologiche attendibili a suo carico. L’errore giudiziario lo segnò profondamente, trasformandolo da studente riservato a simbolo di una giustizia imperfetta.
Durante la detenzione, Sollecito non smise di studiare. Concluse la laurea triennale in ingegneria informatica e, una volta libero, si specializzò all’università di Verona con una tesi dedicata all’analisi dei flussi del web tra innocentisti e colpevolisti. Ha raccontato la sua esperienza in due libri: Honor Bound. My Journey to Hell and Back with Amanda Knox (2012), scritto con il giornalista inglese Andrew Gumbel, e Un passo fuori dalla notte (2015), in cui ripercorre la sua vicenda umana e giudiziaria.
Negli anni successivi ha chiesto allo Stato italiano un risarcimento per ingiusta detenzione, ma la richiesta è stata respinta. Oggi la sua battaglia prosegue davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dove attende un pronunciamento sul caso.
La nuova vita di Raffaele Sollecito: lavoro, riservatezza e impegno civile
Dopo la tempesta mediatica, Raffaele Sollecito ha scelto di ricostruire la propria vita lontano dai riflettori. Vive a Milano, dove lavora come cloud architect, progettando infrastrutture digitali per aziende del settore IT. Il suo lavoro consiste nel disegnare e implementare sistemi di archiviazione e gestione dati, un ambito che gli ha permesso di ritrovare stabilità e di mettere a frutto le competenze maturate negli anni di studio.
Nonostante la riservatezza, Sollecito non ha mai smesso di parlare di giustizia e di errori giudiziari. Partecipa a convegni, podcast e trasmissioni televisive per raccontare la sua esperienza e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della responsabilità penale e mediatica. In più occasioni ha sottolineato quanto il “processo mediatico” abbia influito sulla percezione della sua colpevolezza, ben oltre le prove reali.
Sul piano personale, ha sempre mantenuto un profilo discreto. In passato ha raccontato di una relazione durata tre anni con una ragazza di Oderzo, in provincia di Treviso, e di un flirt con un’assistente di volo di origine romena. Oggi non è noto se sia fidanzato, ma dalle sue interviste emerge il desiderio di una vita normale, lontana dalle ombre del passato.
Il legame con Amanda Knox: un rapporto che resiste al tempo
Il rapporto tra Raffaele Sollecito e Amanda Knox è rimasto vivo nel tempo, nonostante la distanza e le vite ormai separate. I due si conobbero a Perugia pochi giorni prima del delitto e furono travolti insieme da un’accusa che li unì nel dolore e nella lotta per la verità. Amanda, oggi sposata e madre di due figli, vive a Seattle e ha trasformato la sua esperienza in una carriera dedicata all’attivismo e alla difesa dei diritti degli imputati.
Sollecito ha raccontato di essere rimasto in contatto con lei, e nel 2022 i due si sono rivisti in Italia, a Gubbio, insieme al marito di Amanda. Una gita simbolica, la stessa che avevano programmato sedici anni prima, prima che la tragedia di Meredith Kercher cambiasse per sempre le loro vite.
Il loro legame, pur non essendo più sentimentale, è diventato una forma di solidarietà reciproca. Entrambi hanno affrontato il peso di un processo mediatico globale e hanno cercato di trasformare quella sofferenza in consapevolezza. Oggi, Raffaele Sollecito continua a vivere con discrezione, ma la sua storia resta una delle più emblematiche di come la giustizia e la comunicazione possano intrecciarsi fino a ridefinire il destino di una persona.


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