Caso plastica a Manfredonia, Riccardi: “La vera minaccia per la città è chi l’amministra”

Caso plastica a Manfredonia, Riccardi: “La vera minaccia per la città è chi l’amministra”

Quando gli argomenti si fanno scomodi, o manca la capacità di offrire una risposta autorevole, gli amministratori spariscono. Le sontuose comunicazioni social, fotografie, dichiarazioni, autocelebrazioni, lasciano il posto agli asettici comunicati ufficiali pubblicati sulla pagina Facebook del Comune. È accaduto di nuovo, con una nota dal titolo altisonante: “Gestione della plastica: servono responsabilità e verità, non allarmismi”.

Il tema, questa volta, è la plastica: quella che ognuno di noi usa, getta, differenzia o, troppo spesso, abbandona per strada. Una materia che potrebbe diventare valore, opportunità industriale e occupazionale, ma che nella logica del mercato globale rischia di trasformarsi in problema. Andrebbe affrontata con serietà, competenza e visione, non con le solite formule generiche e i richiami alla responsabilità collettiva.

L’annuncio di un probabile impianto del consorzio Corepla ha scatenato allarmi ingiustificati e, per certi versi, grotteschi. Un impianto CSS a Manfredonia dovrebbe essere letto come un’occasione di sviluppo e nuova occupazione, non come una minaccia, men che meno sul piano ambientale, dove il rischio è semplicemente inesistente. Ogni progetto va naturalmente valutato, controllato, sottoposto alle procedure previste; ma agitare preventivamente paure e scenari catastrofici significa solo impedire alla città di discutere seriamente le opportunità legate alla gestione e valorizzazione dei rifiuti.

La vera minaccia, però, sono gli amministratori. Arrivano sempre in ritardo, intervenendo solo quando le polemiche sono già esplose e la confusione dilaga, e si rifugiano puntualmente nel classico richiamo alla responsabilità, come se a Manfredonia esistesse un governo dei cittadini, e non un governo di eletti chiamati ad assumersi responsabilità politiche e amministrative. Non tocca ai cittadini governare i processi, convocare tavoli, seguire le autorizzazioni, spiegare le scelte, indicare una prospettiva: tocca a chi è stato eletto per amministrare.

Il comunicato invita alla verità e condanna gli allarmismi, ma evita accuratamente la questione più concreta, imbarazzante e vicina alle responsabilità di chi governa. Trattandosi proprio di plastica, mi sarei aspettato, dopo due anni, almeno una parola sull’impianto di selezione realizzato da ASE S.p.A.: una struttura che esiste, pagata con denaro pubblico, capace di produrre benefici economici e ambientali, e che invece resta inutilizzata.

Parliamo dell’impianto di stoccaggio temporaneo e centro di selezione dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi assimilabili agli urbani, realizzato da ASE in località Pariti di Caniglia, Insula 48/49 della Zona P.I.P. Non è un’ipotesi da discutere, un progetto da finanziare. È stato realizzato, è costato circa 900.000 euro, e continua a non poter funzionare: nessuna definizione del procedimento autorizzativo, nessuna soluzione, nessuna informazione pubblica chiara su autorizzazioni mancanti, responsabilità, tempi.

Quell’impianto potrebbe creare lavoro per dodici nuove unità, migliorare le prestazioni di ASE, aumentare la qualità della differenziata, ridurre i costi della TARI, con vantaggi per ambiente, cittadini e città. Eppure, in tre anni, nulla si è mosso.

Il paradosso è spietato: il Comune interviene per rassicurare la città su un impianto che non esiste ancora, e tace su quello che la città possiede già. Richiama i cittadini alla responsabilità per un’ipotesi futura, mentre chi governa non riesce ad assumersi quella di completare un procedimento fermo da anni. Invoca la verità, ma non spiega perché quasi un milione di euro pubblici resti immobilizzato in una struttura inutilizzata. Condanna gli allarmismi, ma non l’inerzia che sta privando Manfredonia di lavoro, risparmi e servizi migliori.

La responsabilità non si scarica su chi chiede spiegazioni o manifesta dubbi. Appartiene a chi governa, a chi dispone degli uffici, degli strumenti e dei rapporti istituzionali per risolvere i problemi. Un’amministrazione seria non commenta gli eventi su Facebook: li anticipa, li governa, li trasforma in opportunità.

Per questo, il comunicato finisce per essere quasi una confessione involontaria. Sì, servono responsabilità e verità. La verità è che un impianto Corepla può rappresentare sviluppo e occupazione, non una minaccia da respingere per paura o ignoranza. La responsabilità è dire alla città perché l’impianto ASE, costato 900.000 euro e capace di dodici posti di lavoro, sia ancora fermo.

Non servono altri comunicati impersonali, né lezioni di responsabilità ai cittadini. Serve un’amministrazione che amministri: che concluda i procedimenti, renda produttivi gli investimenti pubblici, smetta di presentarsi quando tutto è già accaduto. La plastica può essere recuperata, selezionata, trasformata in valore. L’incapacità amministrativa produce solo ritardi, sprechi, impoverimento.

Ed è questa, oggi, la vera minaccia per Manfredonia.

Palombella Rossa – Angelo Riccardi

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