Carta docente 2025/2026, sindacati sul piede di guerra

La FLC CGIL annuncia una diffida nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) per l’attivazione tardiva della Carta docente.

La Camera dei Deputati ha approvato il Decreto Scuola che introduce novità significative per la Carta docente 2025/2026, ma la misura continua a essere al centro di forti polemiche. Nonostante il decreto sia legge, l’attivazione pratica del bonus aggiornamento non è ancora compiuta, con ripercussioni sulle opportunità formative di decine di migliaia di docenti. Critica la posizione della Flc Cgil, che ha annunciato l’intenzione di diffidare il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), sollevando dubbi sulla gestione e sul rispetto dei diritti del personale scolastico.

La protesta della FLC Cgil e le contestazioni al MIM

La Carta del docente è uno strumento istituito per sostenere la formazione permanente di insegnanti e personale educativo con un bonus annuale. Per l’anno scolastico 2025/2026, la normativa prevede alcuni cambiamenti sostanziali, tra cui l’estensione della platea dei beneficiari e nuove modalità di spesa.

Tuttavia, nella pratica, l’attivazione della Carta non è ancora partita. La FLC Cgil, uno dei principali sindacati del settore scuola, ha espresso un giudizio molto critico sulla gestione ministeriale. Secondo quanto riportato nelle ultime ore, l’organizzazione sindacale ha dato mandato ai propri legali di notificare formalmente una diffida e messa in mora del MIM, con l’obiettivo di chiedere il rispetto dei diritti degli insegnanti in relazione alla Carta docente.

La denuncia del sindacato si concentra sul fatto che, a quattro mesi dall’avvio dell’anno scolastico 2025/2026, la misura non sia ancora pienamente operativa e non risulti definito né l’importo né le modalità di erogazione, nonostante l’iter legislativo sia concluso. Secondo la FLC Cgil, il MIM non avrebbe garantito la tempestiva attivazione di una misura prevista per legge, creando una situazione di incertezza e pregiudizio nei confronti dei docenti.

Novità normative e critiche sulla Carta docente

Nel decreto scuola approvato lo scorso ottobre è confermata l’estensione della Carta del docente anche ai supplenti con contratto annuale, ai supplenti sino al 30 giugno e al personale educativo. Inoltre, sono previste nuove possibilità di spesa, come l’acquisto di servizi di trasporto e una rotazione quadriennale per l’acquisto di hardware e software.

Nonostante questo quadro normativo “in teoria” definito, nella pratica restano forti ritardi. Il decreto interministeriale, che dovrebbe stabilire criteri, criteri di accesso, regolamenti e importi, non è stato ancora emanato, o comunque non è stato reso operativo per la fruizione da parte dei beneficiari. Questa lentezza amministrativa è alla base della contestazione della FLC CGIL, che ritiene inaccettabile la lunga attesa senza una prospettiva chiara per i docenti.

Ripercussioni per i docenti e per la scuola

Il ritardo nell’attivazione della Carta docente ha implicazioni concrete. Molti docenti, che già a settembre pianificano corsi di aggiornamento, acquisti di materiali didattici e formazione professionale, si trovano senza i fondi necessari per avviare queste spese. Questo ostacola la programmazione didattica e formativa, ed espone gli insegnanti a difficoltà pratiche e burocratiche.

In termini più ampi, la vicenda solleva interrogativi su come il MIM stia gestendo strumenti cardine per la formazione del personale, proprio nella fase in cui la scuola italiana è chiamata a innovarsi e a rispondere alle nuove sfide educative.

Questo ulteriore ritardo non fa che demotivare un personale docente già messo a dura prova, che certo non può contare su stipendi stellari e che, negli anni, si è visto caricare addosso un peso crescente di burocrazia, adempimenti e compiti accessori, spesso non riconosciuti né pagati in modo adeguato. In questo contesto, continuare a rinviare strumenti come la Carta docente significa mettere ulteriormente a disagio un’intera categoria lavorativa. La retorica della “missione” o della “vocazione” – due parole magiche che sui social e nel dibattito pubblico vengono spesso agitate in modo tossicamente radical chic – non regge più. È diventata un velo di Maya dietro cui si nasconde l’assenza di scelte concrete. Se davvero si vuole una scuola di qualità, quel velo va squarciato: i diritti degli insegnanti non possono restare slogan, ma devono tradursi in fatti e tempi certi.


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