Anna Rizzi e Carolina, un’eredità d’amore che abita a Manfredonia

Anna Rizzi e Carolina, un’Eredità d’Amore che Abita a Manfredonia

da Manfredonia Ricordi

Di fronte all’eternità di un gesto, la storia dietro la Casa di Riposo “Anna Rizzi”. Non solo un edificio, ma il racconto di un legame familiare che ha trasformato il dolore in assistenza per i più fragili.

Ci sono nomi che diventano parte del paesaggio urbano, nomi che pronunciamo quotidianamente senza fermarci a riflettere sul volto e sulla storia che nascondono. Uno di questi è Anna Rizzi. Ma chi era davvero la giovane donna a cui è dedicata la storica Casa di Riposo di Manfredonia? E chi fu l’anima generosa che permise a quel nome di non essere dimenticato?

Anna, una vita spezzata, un ricordo perenne Maria Anna Rizzi (nome all’anagrafe) era una giovane della nobiltà locale, figlia di Matteo Rizzi e Filomena Gatta, possidenti che facevano parte del tessuto economico e sociale della città. La sua vita è racchiusa in pochi, intensi anni: nata il 18 agosto 1875, crebbe nel calore della famiglia, e la sua vita sembrava destinata alla felicità quando il 19 ottobre 1896, all’età di 21 anni, Anna unì la sua vita a quella di Giovanni Bava, un uomo giunto dal Nord, nato a Tortona (AL), di professione Ricevitore del Registro.

Il loro legame, tuttavia, fu tragicamente breve. Senza aver avuto il tempo di avere figli, Anna si spense prematuramente il 19 dicembre 1898, a soli 23 anni. La sua scomparsa lasciò un vuoto immenso, specialmente nel cuore di chi l’aveva amata come una figlia: sua zia, Carolina Gatta.

Carolina Gatta, Il coraggio della carità Se Anna è il volto della Fondazione, sua zia Carolina ne è il fulcro e la forza motrice. Carolina (1838–1904), coniugata Selvaggi, non avendo avuto figli propri, aveva riversato tutto il suo affetto sulla nipote. Alla morte di Anna, Carolina compì un gesto rivoluzionario per l’epoca: decise di non lasciare che quel dolore marcisse nel silenzio, ma di trasformarlo in una speranza per gli altri.

Con un atto notarile del 19 luglio 1902, Carolina donò l’imponente cifra di 60.000 lire e vasti appezzamenti di terreno (oltre 60 ettari) al Comune di Manfredonia. La sua richiesta era chiara e carica di devozione: creare un ospizio per i poveri e gli inabili che portasse il nome di Anna Rizzi.

Grazie alla tenacia di Carolina e al sostegno del marito, l’avvocato Pasquale Selvaggi, il 25 agosto 1904 il Re Vittorio Emanuele III firmò il decreto che istituiva l’Ente Morale. Carolina non voleva onori per sé; chiese solo che la città si prendesse cura dei suoi anziani e che venissero celebrate messe in suffragio della sua amata nipote.

Oggi, la Casa di Riposo “Anna Rizzi” non è solo una struttura assistenziale; è il monumento vivente a un patto d’amore tra due donne. Da un lato la giovinezza interrotta di Anna, dall’altro la saggezza lungimirante di Carolina.

In un’epoca che corre veloce, la storia di Anna e Carolina ci ricorda che la vera nobiltà non risiede nei titoli, ma nella capacità di guardare oltre il proprio lutto per servire il bene comune. Manfredonia continua a respirare grazie a quel lascito, e a tanti altri che sono seguiti da benefattori locali, e ogni volta che leggiamo quel nome su Via Tribuna, dovremmo rivolgere un pensiero anche a Carolina, la zia che scelse di rendere eterna la sua “diletta nipote” donando dignità a chi non aveva più nulla.

Nella foto Anna Rizzi in una foto d’epoca restaurata

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