Angri e Manfredonia si dividono la posta: pareggio per 2 a 2
Quando non può vincere non devi perdere ed è quanto è accaduto ad Angri con il Manfredonia che pareggia in trasferta per 2 a 2 contro l’Angri, lasciando inalterato il distacco in classifica e guadagnando un punto che muove la classifica dopo la sconfitta di domenica scorsa.
È un Manfredonia concreto e cinico soprattutto nei venti minuti della prima frazione di gioco, con i ragazzi di Mr Cinque che controllano il gioco e passano in vantaggio con Carbonaro al 3′ (migliore in campo) e Calemme con un tiro a giro al 21′. Pronta reazione dell’Angri con Borrelli che compie il miracolo su conclusione di Ascione da due passi. Poi è Achik che prova una conclusione centrale respinta da Palladino. Al 38′ accorcia le distanze l’Angri con Palmieri tra i migliori in campo con Ascione che approfitta di una vistosa disattenzione difensiva e con un diagonale trafigge Borrelli.


Si torna in campo per la seconda frazione di gioco, con Forte che sostuisce Fissore ma con i locali che premono sull’acceleratore con i due protagonisti principali, Ascione e Palmieri, autentiche spine nel fianco. Si fa fatica a vincere i contrasti ed i rimpalli favoriscono quasi sempre gli avversari. Mr Cinque, al 10′ richiama in panchina Hernaiz e Achik (prestazione incolore) per Amabile e Babaj. Al 15′ pareggia l’Angri con Fabiano che si incunea in area di rigore sul filo del fuorigioco (resta il dubbio) e mette il pallone alle spalle di Borrelli.
Assedio dell’Angri alla ricerca della terza rete con Palmieri costretto a lasciare il terreno di gioco (una fortuna) ma degnamente sostituito.
Eroica la partita dell’omnipresente Carbonaro, uomo a tutto campo, sempre pronto a dar manforte al reparto difensivo.
E proprio Carbonaro che al 36′ fa venire i brividi colpendo in pieno la traversa e Poi Calemme subito dopo tira a rete ma Palladino non si lascia sorprendere.

Il Manfredonia contiene e negli ultimi minuti (poca roba), si ha l’impressione che il pareggio accontenti le due squadre che attendono solo il triplice fischio.
Antonio Castriotta

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