A proposito della Biblioteca Comunale

A PROPOSITO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE

Essendosi congregato il die due di decembre lo conseglio della Cultura sipontina, e non potendo recarci presso l’antico spitale per meste ragioni personali, abbiamo inteso scrivere le nostre opinioni circa la fantomatica sistemazione della ecc.ma biblioteca comunale.


La nostra onorevole deputatione, per palese discernimento non facente parte della comunione dei leccanti, da anni produce scritti, pubblicazioni e studi, acciocché il benevolo decurione alle “cose di casa nostra” è aduso a copiare i nostri scritti e farli diventare suoi.


I nostri scritti hanno trattato in passato temi alquanto attuali e impreziositi oltremodo da riscontri fotografici e documentali sul barocco e sulle opere d’arte in generale presenti sul territorio (numerosi gli articoli e gli appelli sull’Attacco, la Grande Provincia, Il Sipontino, Stato Quotidiano).
Per la biblioteca comunale di Manfredonia, invero essa è costituita da numerosi fondi, ed altri se ne potrebbero acquisire come quello del Bellucci, del Serricchio, del Di Lascia, del Di Turo, del De Feudis o del Ferrara… ma qualcuno sa dove si trovano?
E sarebbe anche opportuno valorizzare la donazione del generale Castriotta e l’archivio Simone, soprattutto quello fotografico (who is this?).


Ci farebbe piacere sapere che esistono ancora in qualche meandro della “frauveca” di Palazzo dei Celestini le famose cinquecentine e quei quadri facente parte della collezione degli Scolopi e che andrebbero sistemati in maniera più degna. I locali presso il monastero di Corso Manfredi ce ne sono tanti, e una sistematica collocazione non sarebbe un dramma.


Creare una pinacoteca in quel luogo non sarebbe una cattiva idea, così come creare una sala studio al piano terra e un ascensore e un montacarichi per i piani alti. E non si venga a dire che la Sovraintendenza non è d’accordo… un ascensore vi è nel castello sipontino, così come vi è uno a Napoli nel maschio angioino ovvero a Palazzo Corsini in Via della Lungara a Roma.


Ci farebbe piacere sapere che esistono ancora i manoscritti dello Spinelli (dei quali anni fa il prof. Pasquale Ognissanti, a sue spese ha curato la trascrizione) e che una lampada non alogena non abbia “abbronzato” le antiche e sudate carte dell’avvocato.


Oppure se ci sono ancora le tavole del Manganaro, sempreché qualche lodevole “spicciafaccende” di manzoniana memoria, non le abbia fatte eclissare insieme a qualche antico manifesto della festa patronale e del carnevale (questi andrebbero incorniciati ed inseriti in una opportuna sala mostra).


Purtroppo, non sappiamo quale uomo o donna pervaso di scienza amena, anni orsono ha letteralmente dato al macero una nutrita quantità di giornali e pertanto la emeroteca ce la dobbiamo dimenticare… se volete possiamo donare al Comune, gratuitamente, quella dell’Archivio Storico Sipontino, ma sappiamo bene che da parte nostra è chiedere troppo. D’altronde l’anatema “Conventio ad excludendum” verso di noi da parte dei “sinistri”, sta continuando ad avere i suoi effetti anche grazie agli homines novi della domus palatiata.
Ma per dovere di cronaca, dato che le nostre proposte sono “…fuori dal Comune”, sarebbe bene ripristinare la base del monumento ad Antonino Pio, e ritrovare in qualche armadio dello stesso Seminario (noi facemmo anche una foto) la tela che riproduce il Principe Manfredi (opera del ‘600) nell’intento di fondare la novella Siponto; riproporre al pubblico i quadri ex voto della Basilica di Siponto; sistemare la colonna votiva dedicata a San Michele opera dell’Arcivescovo Puccinelli, costituire presso il chiostro di San Domenico, il cenotafio degli uomini illustri sipontini.


Poi qualcuno ci dirà del perché tante opere d’arte sono custodite nel Seminario di Via Arcivescovado? Perché una volta quei locali erano del Comune, e laddove vi è ora la Sala Vailati, c’era il Museo Civico, allestito dal Magnifico Viro don Luigi Pascale. Poi con apposita convenzione il tutto passò all’Arcidiocesi e del museo civico si sono perse le tracce, così come altre cose della nostra desolata landa.
Ebbene il civico decurione, ha ancora quasi tre anni di tempo per attingere dai dettagli della nostra silloge… spunti e non sputi per egli e i suoi voracissimi sgherri!.


Mi chiedo può un appassionato cittadino di cultura locale operare per il bene pubblico anche a titolo gratuito?
A Manfredonia pare non sia possibile per quell’odioso vezzo di appartenere al priorato della “bottega poco chiara”… o dell’associazione “pro” domo sua… ed allora, à la prochaine fois!…

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, Tancredi rivolgendosi allo zio, il Principe di Salina.

PS. Proponiamo all’illuminato ed unico Mastro Favrecatore della nostra università sipontina – il famigerato abboccatore seriale di pubblici (?) bandi – di concepire se è capace, un restyling della facciata dell’auditorium di Palazzo dei Celestini ovvero di San Pietro dei Celestini e della facciata di San Domenico, utilizzando materiali non invasivi (non quelli in ferro che hanno sotterrato la basilica paleocristiana di Siponto), ma vetroresina, legno e gesso, a mo’ dei primi interventi di ripristino tanto cari all’architetto Schettini a Bari negli anni ’50 o simili all’intervento alla Torre del Filarete a Milano, all’Abbazia di Monte Cassino, o alla costruzione ex novo delle facciate delle Cattedrali di Firenze e Napoli?

Giovanni Ognissanti
Archivio Storico Sipontino

Ecco la nostra proposta per le facciate di San Domenico e Palazzo dei Celestini (montaggio fotografico approssimativo tramite a Photoshop)

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