Venisti dall’Oriente, la Madonna di Siponto e quel mare che mille anni fa univa il mondo

VENISTI DALL’ORIENTE. LA MADONNA DI SIPONTO E QUEL MARE CHE MILLE ANNI FA UNIVA IL MONDO


“Venisti dall’Oriente…”. La cantiamo da generazioni. Sono parole che a Manfredonia appartengono alla devozione prima ancora che alla storia. Le hanno cantate i nostri genitori e i nostri nonni davanti a quel volto che per noi non ha bisogno di presentazioni: la Madonna di Siponto.


Eppure oggi quelle parole acquistano un fascino nuovo. Perché seguendo le tracce della nostra Madonna negli studi e nelle collezioni d’arte sparse per il mondo si scopre che, mille anni fa, Siponto era dentro un mondo straordinariamente connesso.
Sul mare viaggiavano mercanti e pellegrini, monaci e soldati. Viaggiavano reliquie, libri, racconti. E viaggiavano le immagini.
Nel volume “Byzantium, Venice and the Medieval Adriatic”, pubblicato dalla prestigiosa Cambridge University Press, la studiosa Magdalena Skoblar ricostruisce proprio la circolazione delle icone nell’Adriatico medievale. E compare Siponto.


Nel 1069, quando Manfredonia ancora non esisteva, l’arcivescovo di Siponto Gerardo commissionò all’abbazia benedettina di Santa Maria delle Tremiti una preziosa icona mariana in argento dorato destinata alla sua Chiesa. Quasi mille anni fa.
Non possiamo affermare con certezza che fosse il Sacro quadro che veneriamo oggi. Ma il documento ci dice qualcosa di straordinario: nella Siponto dell’XI secolo circolavano già preziose immagini mariane legate alla cultura bizantina e al grande sistema di scambi dell’Adriatico.


E allora quel canto suona diversamente: “Venisti dall’Oriente…”.
Perché l’Oriente arrivava davvero sulle nostre coste.
La nostra Madonna appartiene alla grande famiglia iconografica della Hodegetria, parola greca che significa “Colei che indica la Via”: Maria tiene il Bambino e con la mano indica Cristo. Un modello legato alla celebre icona venerata a Costantinopoli e poi diffusosi in tutto il mondo bizantino.


Ed è affascinante mettere la Madonna di Siponto accanto alle sue lontane “sorelle”.
Al Metropolitan Museum di New York, per esempio, una Madonna di Berlinghiero del XIII secolo presenta fondo oro, Bambino sul braccio sinistro, volto inclinato e un grande manto blu scuro.


Alla National Gallery di Washington un’altra Madonna bizantina del Duecento, forse proveniente da Costantinopoli, indossa un manto blu marino.
E immagini sorprendentemente familiari ricompaiono a Ohrid, in Grecia e nei Balcani.
Non sono copie della Madonna di Siponto. Sono però figlie dello stesso linguaggio. Era una rete prima della Rete.
Siponto, Dalmazia, Albania, Grecia, Costantinopoli: il mare non separava questi mondi. Li metteva in comunicazione.
Circolavano uomini, merci, culture, devozioni. E circolavano immagini.


La Madonna di Siponto è profondamente nostra. Ma guardando le sue “sorelle” sparse nel mondo scopriamo che dentro quel volto c’è una storia molto più grande: una storia di mare, viaggi, incontri, fede e bellezza.
Un volto, un gesto, un Bambino tra le braccia, quel manto blu. Immagini diverse, lontane nel tempo e nello spazio, eppure legate da qualcosa di sorprendentemente familiare.


Come se mille anni di storia e migliaia di chilometri, all’improvviso, si accorciassero.
Come se tutte quelle rotte tornassero a incrociarsi proprio qui.
Sulla riva di Siponto, davanti a una Madonna dal manto blu.


La nostra.
Maria Teresa Valente

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