“Sottosopra” degli Apocrifi debutta al “Dalla” questa sera. Severo sul Corriere del Mezzogiorno: “Figli di una meravigliosa rivolta”
La Bottega degli Apocrifi riporta in scena questa sera, domani e lunedì (alle ore 21.00 al Teatro “Lucio Dalla” di Manfredonia), a quasi vent’anni dal debutto, lo spettacolo “Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili”. “Sottosopra”, scritto da Stefania Marrone e Cosimo Severo per la regia dello stesso Severo, torna a raccontare una ferita e un conflitto ancora irrisolto: la vicenda Enichem di Manfredonia e la protesta delle donne degli anni ’80. Perché adesso?
Ieri, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, il dorso pugliese del Corriere della Sera, lo ha spiegato Cosimo Severo in un intervento che riproponiamo qui.
“Scrivo della Puglia dei teatri, delle piazze, degli artisti, delle rivoluzioni mancate, di un dissenso taciuto per pigrizia, o meglio per la paura tipica di chi teme attentati dell’autorità costituita. Scrivo e già mi pento di una primavera che fatica a farsi strada, una primavera che abbiamo immaginato in Puglia, tante volte, e una ci è davvero parsa vera.
Scrivo di questa Puglia che ha saputo rivoluzionare – grazie a un patto autentico tra politica e artisti – la narrazione del teatro italiano con la forza di chi sa che può determinare una differenza, che oggi nonostante il lungo inverno vive ancora di quella splendida rendita nell’immaginario collettivo.
Ma cosa accade quando un patto, che coinvolge centinaia di imprese, decine di migliaia di lavoratori e cittadini, viene tradito?
Accade che la domanda di teatro generata in quelle cittadine e cittadini non viene meno al venir meno di politiche culturali, accade che la responsabilità di quella primavera e di quel patto ricade inesorabile sulla sola resistenza artistica e economica di quegli artisti sempre più impegnati a barcamenarsi tra bandi e a gestire la strumentalizzazione della burocrazia.
Scrivo di chi non ha smesso di coltivare deserti, di piantare alberi in quell’asfalto lastricato di solitudini da Nord a Sud della Puglia.
Centinaia di imprese dello spettacolo dal vivo, teatri e compagnie tengono viva la partecipazione di intere comunità, sulla pelle di artisti, maestranze, operatori culturali, in attesa di regolarità retributiva, di dignità salariale, di qualcosa che faccia assomigliare quel che fanno tutti i giorni a una priorità condivisa e generativa.
Scrivo e non mi pento di quei teatri, tanti, che nonostante tutto producono, programmano, si fanno spazio della comunità pensante, non smettono di essere cosa viva tra vivi, e sono oggi il luogo che più somiglia a una piazza.
Scrivo di noi Apocrifi, di quel teatro che non si fa mai in solitudine, di un teatro spalancato in forma di piazza.
Neppure trentenni, tra una migrazione al contrario e una lettura man mano sempre più attenta della realtà, misurata sulla fatica di quello stare a Sud, nel 2007 ci mettiamo a lavoro su una storia di conflitto e di piazza, di lotta e di speranza, di donne che si battono per la salute e per un lavoro che non vuole scendere a compromessi con il ricatto. Una fabbrica dello Stato italiano fa la grazia a quel Sud arretrato che non può più appellarsi al divino amore, e accetta la volontà di uno Stato signore e benefattore.
Nasce così SottoSopra, la città salvata dalle donne e altri scherzi simili, un racconto corale, una partitura musicale di voci e corpi in una danza macabra al femminile in rivolta contro quello Stato, quella politica del ricatto che tutti noi abbiamo imparato a sopportare con noncuranza: il pane quotidiano, i soldi, la pelliccia.
Ma più di tutto narra di una reazione tardiva quanto straordinaria della cittadinanza, che prende la forma di una veglia pubblica permanente, il cui traino sono le donne della città, che danno vita a una protesta di due anni fondata su parole e azioni nuove.
Questo lavoro torna in vita in questo 2026 inadatto alla speranza, ma desideroso di seminare una impronunciabile rivolta, che vuole accadere ancora in qualche teatro di provincia, tra le folle di chi in quei teatri non vuole farsi determinare dagli eventi ma provare a modificarli.
Alle veglie permanenti, anche se tardive, alle parole e alle azioni inedite io scrivo, perché questa Puglia ritrovi il vivo coraggio di passarsi la voce: in pazza c’è gente, cosa fanno? Andiamoci.
Scendiamo in piazza, questa Puglia ha ancora bisogno di artisti figli di una meravigliosa rivolta”.

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