Sara Manfuso mette la maternità al centro del suo racconto e lo fa partendo da un insegnamento che considera fondamentale per la crescita della figlia Lucrezia: non cercare a ogni costo l’approvazione degli altri. «A mia figlia dico: mai cercare di piacere a tutti», è il messaggio dell’opinionista nel corso di un’intervista a Novella 2000. Sara conosce bene il peso del giudizio pubblico e le conseguenze che possono derivare dall’esprimere posizioni destinate a dividere. Nel corso degli anni Manfuso ha infatti costruito un percorso professionale caratterizzato da interventi televisivi, confronti spesso accesi e prese di posizione che non sempre hanno incontrato il consenso generale. Proprio questa esperienza sembra riflettersi nel modo in cui guarda all’educazione della figlia: non proteggerla dal dissenso, ma insegnarle a non considerarlo una bocciatura personale. Per Manfuso diventare grandi significa sviluppare la capacità di scegliere autonomamente, assumendosi anche il rischio di essere criticati o di deludere le aspettative di qualcuno. Una lezione che assume un significato ancora più forte per gli adolescenti di oggi, immersi in un mondo nel quale social network, commenti e reazioni trasformano continuamente il consenso in qualcosa di visibile e misurabile. Dietro il consiglio rivolto a Lucrezia c’è quindi una riflessione più ampia sull’autostima e sulla libertà individuale. E soprattutto l’idea che una madre non debba insegnare a una figlia come farsi accettare da tutti, ma darle gli strumenti necessari per restare fedele a se stessa anche quando qualcuno non sarà d’accordo.
Sara Manfuso e la lezione più importante per la figlia Lucrezia
Il rapporto con Lucrezia rappresenta uno degli aspetti più importanti della vita privata di Sara Manfuso. La figlia è nata dalla precedente relazione con Alfredo D’Attorre. L’opinionista è attualmente impegnata con con Andrea Romano, che ha sposato nel 2020. Nel corso delle sue apparizioni televisive Manfuso ha già avuto occasione di parlare della famiglia e del ruolo che la maternità ha assunto nella sua vita.
Questa volta, però, l’attenzione si concentra soprattutto su ciò che desidera trasmettere alla figlia mentre cresce. Il punto di partenza è apparentemente semplice: non vivere cercando di piacere a tutti. Dietro questa frase c’è però una concezione precisa dell’indipendenza personale.
Manfuso sa bene quanto possa essere difficile sottrarsi al giudizio esterno. La sua attività di giornalista e opinionista l’ha portata negli anni a intervenire su questioni politiche e sociali, spesso all’interno di programmi televisivi nei quali il confronto è parte integrante del racconto. Esporsi significa inevitabilmente raccogliere consensi, ma anche critiche, e imparare a convivere con entrambi.
È proprio questo uno degli aspetti che sembra voler trasferire a Lucrezia: il dissenso degli altri non deve necessariamente trasformarsi in un dubbio sul proprio valore. Ascoltare le critiche resta importante, così come riconoscere i propri errori, ma è altrettanto importante non modificare continuamente se stessi soltanto per ottenere approvazione.
Un principio che oggi riguarda soprattutto i più giovani. I social hanno reso il consenso immediatamente quantificabile: una fotografia, un’opinione o un momento della propria vita possono essere sottoposti in pochi secondi allo sguardo di centinaia di persone. Like e commenti rischiano così di diventare una sorta di termometro dell’autostima, soprattutto durante l’adolescenza.
Una ragazza con la propria identità
Il messaggio di Manfuso procede nella direzione opposta. L’obiettivo non è crescere una figlia impermeabile alle opinioni degli altri, ma una ragazza capace di distinguerle dalla propria identità. Essere accettati è piacevole; averne continuamente bisogno può invece diventare una forma di dipendenza.
Nel passato dell’opinionista ci sono inoltre esperienze personali difficili delle quali ha scelto di parlare pubblicamente. A Verissimo, per esempio, aveva raccontato di voler affrontare un giorno con Lucrezia anche alcuni passaggi dolorosi della propria storia, con l’intenzione di trasmetterle forza e capacità di riconoscere le situazioni nelle quali vale la pena reagire.
Anche per questo il consiglio di oggi appare coerente con l’immagine di maternità che Manfuso ha raccontato negli anni. Proteggere una figlia, nella sua visione, non significa eliminarle ogni ostacolo, ma prepararla ad affrontarlo senza perdere la propria sicurezza.
C’è infine un elemento che rende quella frase meno scontata di quanto possa sembrare. Dire a una figlia di non cercare di piacere a tutti significa anche accettare che, crescendo, possa prendere decisioni diverse da quelle desiderate dai genitori. L’autonomia funziona davvero soltanto quando vale in entrambe le direzioni.
Ed è forse qui che si trova il significato più forte delle parole di Sara Manfuso. Lucrezia dovrà inevitabilmente confrontarsi con aspettative, giudizi e critiche, come accade a chiunque. Il compito di una madre non può essere impedirglielo. Può però insegnarle che il consenso degli altri è qualcosa che si può apprezzare senza trasformarlo nella condizione necessaria per sentirsi sicuri di sé.

FONTI:
Novella 2000

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