Sanità in Puglia: “Dopo l’aumento dell’Irpef rischio tagli anche al 118”

SANITÀ PUGLIESE, DOPO L’AUMENTO DELL’IRPEF SI RISCHIA DI FAR CASSA ANCHE SUL 118. GIÙ LE MANI DALL’EMERGENZA-URGENZA

Foggia, 21 settembre 2026 – Il deficit della sanità pugliese non può diventare il pretesto per smantellare, pezzo dopo pezzo, quei servizi che negli ultimi anni hanno rappresentato una garanzia concreta per i cittadini. Dopo l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, oggi ci troviamo a dover denunciare l’ipotesi di una riorganizzazione del Servizio di Emergenza-Urgenza 118 che, se dovesse tradursi nella riduzione delle postazioni presenti sul territorio, rischierebbe di compromettere seriamente la qualità e la tempestività del soccorso.

Il 118 pugliese è stato più volte indicato come un servizio caratterizzato da elevati livelli di professionalità e da una buona organizzazione. Un risultato costruito negli anni grazie al lavoro degli operatori e anche attraverso l’internalizzazione del servizio nelle Sanitaservice. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono un’attività essenziale, spesso in condizioni difficili e in territori che presentano caratteristiche geografiche e infrastrutturali particolarmente complesse.

Eppure, proprio mentre sarebbe necessario consolidare e rafforzare questo sistema, si torna a parlare di riorganizzazione e di possibile riduzione delle postazioni.

È una prospettiva che non possiamo accettare.

Quando furono attivate le postazioni aggiuntive del 118 a Manfredonia, Cerignola e Torremaggiore, la scelta non fu casuale né dettata da logiche di espansione fine a se stessa. Fu una risposta a una precisa esigenza territoriale: garantire tempi di intervento adeguati in una provincia caratterizzata da grandi distanze, collegamenti non sempre agevoli e dalla presenza di aree periferiche lontane dai principali presidi ospedalieri. Quelle postazioni assicurano mediamente migliaia di interventi ogni anno e rappresentano, quindi, una presenza concreta e necessaria sul territorio.

Lo stesso ragionamento vale per Vico del Gargano e Vieste. Chi ipotizza di eliminare o ridimensionare queste postazioni dovrebbe prima conoscere realmente quel territorio, percorrerne le strade, verificarne le distanze e comprendere cosa significhi garantire un soccorso tempestivo in un’area come il Gargano e nel Subappennino Dauno.

Non è possibile governare l’emergenza-urgenza soltanto attraverso una lettura ragionieristica dei numeri.

Una postazione del 118 non è semplicemente una voce di bilancio. È una garanzia di presenza. È la possibilità che un mezzo di soccorso possa raggiungere rapidamente una persona in difficoltà. Ed è proprio la natura del servizio a rendere pericolosa qualsiasi politica di riduzione indiscriminata delle postazioni.

È vero che le ambulanze e gli equipaggi del 118 sono, per definizione, servizi di attesa e intervengono quando arriva una richiesta di soccorso. Ma è altrettanto vero che, quando una postazione viene impegnata in un intervento, quella risorsa non è contemporaneamente disponibile per un’altra emergenza. In quel momento la presenza di una seconda postazione può fare la differenza.

Questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore in una provincia come quella di Foggia, dove il Gargano e il Subappennino sono caratterizzati da distanze considerevoli dai centri ospedalieri. Pensare di ridurre la presenza del 118 senza considerare queste specificità significa correre il rischio di trasformare un risparmio sulla carta in un costo molto più grave per la collettività.

Il diritto alla salute non può essere considerato soltanto una questione di bilancio. E soprattutto non può essere affrontato mettendo in discussione servizi che hanno come obiettivo primario quello di intervenire nei momenti in cui ogni minuto può essere determinante.

Se la Regione ritiene necessario intervenire sulla spesa sanitaria, siamo pronti a discutere di razionalizzazione, efficienza e lotta agli sprechi. Ma allora bisogna avere il coraggio di affrontare l’intero sistema e non limitarsi a colpire i servizi territoriali più esposti e più facilmente comprimibili.

Ci chiediamo, infatti, se siano state realmente valutate tutte le altre possibilità di contenimento della spesa. Ci chiediamo se sia stata affrontata con la necessaria attenzione la questione delle attività intramoenia ed extramoenia e, più in generale, la possibilità per dipendenti del Servizio sanitario regionale di svolgere attività professionale o ricoprire incarichi direttivi all’interno di strutture private. Sono questioni che meritano un confronto serio, trasparente e approfondito, soprattutto quando si chiede ai cittadini di sostenere maggiori costi attraverso l’aumento della fiscalità regionale.

Allo stesso modo, occorre interrogarsi sulle scelte organizzative che hanno portato a destinare personale verso strutture che rischiano di rimanere prive di un’effettiva funzione assistenziale, mentre gli ospedali continuano a denunciare carenze di personale e difficoltà organizzative.

Non è accettabile che a pagare il prezzo delle inefficienze del sistema siano sempre i cittadini e i lavoratori.

La sanità pubblica non può essere gestita esclusivamente attraverso una logica contabile. Chi assume decisioni sulla rete dell’emergenza-urgenza deve conoscere il territorio, le sue caratteristiche, le sue criticità e le conseguenze concrete che una scelta organizzativa può determinare sulla vita delle persone.

Non basta quindi parlare genericamente di “riorganizzazione”. La Regione deve spiegare con chiarezza quali siano le postazioni interessate, quali siano i dati utilizzati per assumere queste decisioni, quali risparmi si intendano conseguire e, soprattutto, quale sarà l’impatto sui tempi di intervento e sulla sicurezza dei cittadini.

Su questo punto non accetteremo ambiguità.

Il territorio della provincia di Foggia ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di depotenziamento dei servizi sanitari e di distanza dai presidi ospedalieri. Non possiamo consentire che anche il 118 venga progressivamente indebolito.

Per questo chiediamo alla Regione Puglia di rendere pubblici tutti gli elementi alla base dell’eventuale progetto di riorganizzazione e di aprire immediatamente un confronto con le organizzazioni sindacali, gli operatori del servizio, gli amministratori locali e le comunità interessate.

Non si può decidere sulla testa dei cittadini senza ascoltare chi ogni giorno lavora sul territorio e chi ogni giorno vive le difficoltà di quel territorio.

Siamo pronti a confrontarci su qualsiasi proposta seria di efficientamento, ma non siamo disponibili ad accettare tagli mascherati da riorganizzazione.

Vigileremo con la massima attenzione su ogni decisione che riguarderà il 118 e siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per difendere i lavoratori, la qualità del servizio e, soprattutto, il diritto dei cittadini foggiani e pugliesi a ricevere un soccorso tempestivo ed efficace.

Il Gargano, il Subappennino e l’intera provincia di Foggia non possono essere considerati territori di serie B. La distanza dai grandi centri ospedalieri non può diventare una condanna per chi ha bisogno di assistenza.

La salute non è un costo da comprimere. Il 118 non è una voce di bilancio da tagliare. È un servizio che può salvare una vita.

Per questo diciamo con chiarezza: giù le mani dal 118 e dall’emergenza-urgenza pugliese

USB Foggia

Exit mobile version