Fede e religione

San Carlo Acutis pellegrino sul Gargano

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San Carlo Acutis pellegrino sul Gargano

Nel cuore del Gargano, dove la montagna si apre nella roccia consacrata dall’Arcangelo Michele, anche il giovane Carlo Acutis ha lasciato il segno della sua fede. Era il 2004 quando, insieme alla madre Antonia, giunse al Santuario di San Michele, dopo aver visitato Pompei e San Giovanni Rotondo.

Carlo aveva già un amore profondo per gli angeli, che sentiva come compagni di cammino e custodi silenziosi. Ma fu nella grotta di San Michele che questo amore “sbocciò” con nuova forza. Scendendo la lunga scalinata verso il cuore della terra, comprese che quel pellegrinaggio non era solo esteriore: era un invito a un viaggio interiore, una discesa nell’anima per purificarsi e risalire verso Dio.

Lì rimase colpito dalla Corona Angelica, la preghiera a San Michele e ai nove cori angelici, che iniziò a recitare con costanza e che lo accompagnò negli ultimi anni della sua vita. Per lui, San Michele non era solo un’icona del passato, ma un amico e un difensore, colui che aiuta a vincere le tentazioni e a vivere nella luce.

Come San Francesco, che sul Gargano si fermò umile sulla soglia della grotta, e come Padre Pio, che mandava qui le anime in cerca di liberazione, anche Carlo scoprì che la vera forza del cristiano non è nelle proprie capacità, ma nella fiducia in Dio. In quel santuario imparò che la battaglia spirituale si vince con l’umiltà, la preghiera e l’Eucaristia, che lui chiamava la sua “autostrada per il cielo”.

Oggi, ricordando il suo pellegrinaggio, il Gargano custodisce anche la memoria di questo ragazzo del nostro tempo che seppe farsi piccolo davanti al mistero, ma grande nell’amore. La sua voce, unita a quella di Michele, continua a ripetere:

“Chi è come Dio?”, perché solo chi vive per Dio trova la vera gioia e la vita senza fine.

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