Riforma sanitaria, Riccardi: “San Giovanni e Manfredonia devono diventare sistema”


Riforma sanitaria, Riccardi: “San Giovanni e Manfredonia devono diventare sistema”

La riforma del Servizio sanitario nazionale che il Governo si appresta ad avviare entro il 2026 non è una semplice revisione tecnica. È una scelta di campo. Ridisegna ruoli, gerarchie, funzioni. E, soprattutto, chiede ai territori di decidere chi vogliono essere dentro il nuovo sistema.

Per il Gargano questa scelta ha due nomi e due luoghi simbolo: San Giovanni Rotondo e Manfredonia. Due ospedali, due vocazioni diverse, un’unica responsabilità: garantire il diritto alla salute in un’area complessa, vasta, discontinua, troppo spesso penalizzata dalle logiche di centralizzazione.

San Giovanni Rotondo parte da una posizione di forza. L’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza incarna già oggi molti dei requisiti che la riforma individua per i futuri ospedali di terzo livello: alta specializzazione, ricerca, attrattività nazionale, capacità tecnologica e formativa.

Ma proprio per questo, San Giovanni non può limitarsi a essere una cattedrale della sanità. Se diventerà, come è giusto che sia, un polo di eccellenza nazionale del Mezzogiorno, dovrà anche assumere un ruolo nuovo: motore di rete, non isola autosufficiente. Un ospedale di terzo livello, nel disegno riformatore, non vive di rendita: irradia competenze, governa flussi, riduce mobilità impropria, dialoga con il territorio.

Le tensioni emerse negli ultimi anni sul modello gestionale e sul rapporto con il pubblico non sono un dettaglio. Sono il segnale che il tema non è solo clinico o contrattuale, ma politico e strategico: che tipo di sanità vogliamo che San Giovanni rappresenti nel futuro del Gargano?

Se San Giovanni guarda in alto, Manfredonia guarda, o dovrebbe guardare, dritto nella vita quotidiana delle persone. L’Ospedale San Camillo de Lellis è il presidio naturale di una città popolosa e di un territorio ampio, che non può essere trattato come periferia sanitaria.

La riforma apre scenari chiari: ospedali di prossimità fortemente integrati con il territorio, oppure ospedali elettivi specializzati nelle attività programmate, in rete con l’emergenza-urgenza. Manfredonia non può restare nel mezzo, prigioniera di una funzione indefinita. Deve scegliere, e la politica deve decidere con chiarezza, quale ruolo attribuirle.

Non bastano interventi episodici o investimenti a macchia di leopardo. Senza una missione precisa, il rischio è la marginalizzazione silenziosa: meno servizi, meno personale, meno fiducia dei cittadini. È uno scenario che il Gargano non può permettersi.

Il punto vero è questo: San Giovanni Rotondo e Manfredonia non sono alternative. La riforma del Ssn non chiede competizione tra presìdi, ma complementarità funzionale.
In una visione coerente:

Solo così il Gargano può presentarsi come sistema sanitario unitario, capace di rispondere ai bisogni reali senza costringere i cittadini a spostamenti inutili o a migrazioni sanitarie forzate.
C’è, però, una verità che non può essere elusa. La riforma prevede una clausola di neutralità finanziaria: senza nuovi stanziamenti del Parlamento, tutto dovrà avvenire a risorse invariate. È qui che si misura la credibilità delle scelte.

Per territori come il nostro, già fragili e sottodotati, questo significa una cosa sola: senza investimenti veri, la riforma rischia di redistribuire scarsità invece di creare valore.

Il Gargano può diventare un laboratorio virtuoso della nuova sanità italiana. Ma solo se si abbandonano ambiguità, silenzi e rinvii. Servono decisioni chiare, coraggio politico, assunzione di responsabilità.

La sanità non è un costo da comprimere, è un diritto da garantire. E San Giovanni Rotondo e Manfredonia, insieme, possono dimostrare che anche nelle aree considerate “periferiche” si può costruire una sanità moderna, giusta e all’altezza del futuro.

Palombella Rossa Angelo Riccardi

Exit mobile version