Il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera alla riforma sui paesi sicuri e le procedure di rimpatrio. Una svolta epocale nella gestione dei flussi migratori che l’Italia rivendica come una propria vittoria politica.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato con soddisfazione: “Siamo riusciti a convincere anche Berlino che le Ong in mare rappresentano un fattore di attrazione delle migrazioni”. Parole che certificano un cambio di rotta a livello continentale.
Cosa cambia concretamente
La nuova normativa permetterà di ampliare i casi in cui la domanda di asilo potrà essere respinta per inammissibilità. Viene inoltre introdotta una lista comune di paesi considerati sicuri, che semplificherà le procedure di rimpatrio.
Il governo italiano esulta per quello che definisce “un riconoscimento delle nostre posizioni”. La riforma recepisce infatti molti dei principi del controverso protocollo Albania-Italia, ora sdoganato a livello europeo.
Le opposizioni criticano la stretta, parlando di “violazione dei diritti umani”. Ma l’esecutivo tira dritto, forte del sostegno continentale ottenuto.

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