Manfredonia, Riccardi: “I conti respirano, ma la città è in agonia”

Manfredonia, Riccardi: “I conti respirano, ma la città è in agonia”

RENDICONTO IN CONSIGLIO COMUNALE, IL PRIMO ANNO DI BILANCIO LA MARCA A MANFREDONIA: MENTRE I CONTI RESPIRANO, LA CITTA È IN AGONIA

C’è un racconto ufficiale che l’amministrazione La Marca proverà inevitabilmente a introdurre: quello dei conti che migliorano, del Comune che recupera margini, della parte disponibile che torna positiva, della cassa che non sprofonda. È un racconto che ha una sua base documentale. Ma è anche un racconto incompleto. Perché Manfredonia non vive dentro il prospetto del risultato di amministrazione. Vive nei quartieri, nelle famiglie, nei servizi sociali, negli asili, nelle strade, negli alloggi che mancano, nelle opere che non si vedono, nei giovani che non trovano politiche dedicate, nei cittadini fragili che aspettano risposte.

Il Bilancio di previsione 2025-2027 è stato approvato dal Consiglio comunale il 3 marzo 2025; il Rendiconto 2025, invece, è stato adottato dalla Giunta il 29 aprile 2026 come proposta da portare all’approvazione definitiva del Consiglio comunale di oggi. Dunque, siamo davanti al primo vero bilancio politico-amministrativo dell’era La Marca: non più solo annunci, non più solo linee programmatiche, ma numeri che misurano ciò che è stato fatto e, soprattutto, ciò che non è stato fatto.

I CONTI RESPIRANO, MA NON BASTA

Sul piano strettamente finanziario, il Comune può rivendicare un miglioramento. Il risultato di amministrazione 2025 è pari a 87.246.145,97 euro; la parte disponibile passa da -4.555.449,87 euro nel 2023 a 2.649.671,30 euro nel 2024, fino a 6.119.643,07 euro nel 2025. Il fondo cassa al 31 dicembre 2025 arriva a 89.635.589,29 euro. Sono dati che raccontano una maggiore tenuta contabile.

Ma il punto è un altro: un Comune può avere conti meno malati e una città ancora sofferente. E Manfredonia, dagli atti, appare esattamente così: un ente che prova a rimettere ordine nei saldi, ma una comunità che non riceve ancora un miglioramento visibile, strutturale, quotidiano.

La politica non si misura solo dalla cassa. Si misura dalla capacità di trasformare la cassa in servizi. E qui il primo anno La Marca mostra il suo limite più evidente.

IL SOCIALE NON BRILLA: ARRANCA

La Missione 12, quella dedicata a “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”, è il cuore politico di ogni amministrazione che voglia dirsi vicina alle persone. Eppure, il Rendiconto 2025 fotografa una distanza pesante tra programmazione e realizzazione: previsioni definitive di competenza per 24.624.195,97 euro, pagamenti in conto competenza per 5.567.358,04 euro, impegni per 9.828.882,29 euro, economie di competenza per 12.940.872,95 euro e Fondo pluriennale vincolato per 1.854.440,73 euro.

Tradotto dal linguaggio contabile: nel settore più sensibile, quello che dovrebbe stare accanto agli ultimi, alle famiglie, ai minori, agli anziani, ai disabili, una parte enorme della previsione non diventa spesa effettiva nell’anno. Non tutto ciò che resta non speso è automaticamente inefficienza, perché esistono vincoli, fondi finalizzati, reimputazioni e tempi amministrativi. Ma politicamente il dato è pesante: il sociale non corre alla velocità dei bisogni.

E non è solo una questione di stanziamenti. Gli indicatori del Rendiconto dicono che la capacità di pagamento della Missione 12 si ferma al 55,45%; per i soggetti a rischio di esclusione sociale è al 46,71%; per le famiglie al 53,99%; per il diritto alla casa precipita al 2,26%, con capacità di pagamento delle spese dell’esercizio pari a zero.

Questi non sono numeri neutri. Sono il segnale di una macchina che, proprio dove dovrebbe essere più rapida, resta lenta.

CASA: LA FERITA PIÙ EVIDENTE

Nel DUP, il diritto alla casa veniva collegato a iniziative per persone in situation di indigenza e disabilità, buoni spesa, aiuti per utenze domestiche e affitti, emergenze abitative e collaborazione con il Terzo Settore. Belle parole, obiettivo condivisibile, impostazione formalmente corretta.

Poi arriva il Rendiconto e il quadro cambia. Nel Programma 12.06, “Interventi per il diritto alla casa”, i pagamenti in conto competenza risultano pari a zero. Lo stesso prospetto dei pagamenti della Missione 12 conferma che per il diritto alla casa non risultano pagamenti in conto competenza.

Questa è una delle fotografie più dure del primo anno La Marca. In una città in cui il disagio abitativo non è una voce astratta, ma una condizione sociale concreta, il diritto alla casa non può restare un programma quasi invisibile. Se la casa non diventa politica pubblica reale, l’inclusione sociale resta una formula da documento.

ASILI NIDO: OBIETTIVO CENTRATO, MA IL FUTURO È GIÀ UN ALLARME

Sugli asili nido il Comune può dire di aver raggiunto l’obiettivo 2025: a fronte di 82 utenti aggiuntivi richiesti, ne risultano rendicontati 86. Ma fermarsi a questo dato sarebbe comodo e fuorviante.

La stessa scheda di monitoraggio dice che al Comune sono stati assegnati utenti aggiuntivi perché il livello del servizio è risultato inferiore agli obiettivi: 82 nel 2025, 120 nel 2026 e 221 nel 2027. Le risorse aggiuntive per il potenziamento sono 628.786,15 euro nel 2025, 920.166,99 euro nel 2026 e 1.720.012,69 euro nel 2027.

Il punto più grave arriva nella proiezione 2027: il documento segnala una verifica negativa pari a -101, afferma che il numero di utenti previsto non garantisce un adeguato potenziamento del servizio e avverte del rischio di procedura di commissariamento in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi. Nella relazione libera si legge inoltre che sono ancora “in fase di definizione” le procedure di gara per la gestione degli asili nido comunali, comprese due nuove strutture in completamento, e per l’acquisizione degli arredi.

Dunque, il 2025 si salva sulla carta, ma non restituisce ancora un sistema forte. La domanda è semplice: Manfredonia sta costruendo un servizio stabile o sta rincorrendo scadenze ministeriali?

GIOVANI: LA GRANDE ASSENZA

La città ha bisogno di politiche giovanili, non di citazioni nei programmi. E qui gli atti sono impietosi. Nella Missione 6, “Politiche giovanili, sport e tempo libero”, il Programma 6.02 “Giovani” risulta a zero: residui, competenza, cassa, pagamenti, impegni, economie, tutto zero.

Nel frattempo, la Missione 6 complessiva presenta previsioni definitive per 1.084.162,16 euro, ma impegni per 372.834,75 euro ed economie per 711.327,41 euro. Anche hier la distanza tra disponibilità e attuazione è evidente.

Una città che perde giovani, energie, competenze e futuro non può permettersi una politica giovanile contabile pari a zero. Non basta finanziare lo sport o richiamare progetti educativi. Serve una strategia, e dagli atti questa strategia non emerge.

TURISMO E CULTURA: MOLTO RACCONTO, POCA FORZA

Manfredonia parla spesso di turismo. Ma il Rendiconto racconta un’altra realtà: la Missione 7 “Turismo” ha previsioni definitive per 221.866 euro, impegni per 93.908,42 euro, pagamenti in conto competenza per 52.473,02 euro ed economie per 127.957,58 euro.

Con questi numeri è difficile parlare di svolta turistica. Si può parlare di gestione minima, di iniziative, di presenza amministrativa. Non di cambio di passo.

Anche la cultura resta sottodimensionata rispetto alle ambizioni. La Missione 5 presenta previsioni definitive per 612.020,67 euro, pagamenti in conto competenza per 291.319,94 euro e impegni per 474.870,01 euro. Non è zero, ma non è neppure la misura di una città che costruisce davvero una centralità culturale.

Manfredonia avrebbe bisogno di una politica culturale capace di diventare identità, economia, turismo, educazione civile. Dagli atti emerge invece una gestione ordinaria, non una visione trasformativa.

RIGENERAZIONE URBANA: LA CITTAÀ PROMESSA RESTA SULLA LA CARTA

Il DUP parla di pianificazione, rigenerazione urbana, qualità della via, ambiente, infrastrutture. Nel Rendiconto, la Missione 8 “Assetto del territorio ed edilizia abitativa”, che di fatto concentra i valori sull’urbanistica e assetto del territorio, registra previsioni definitive per € 5.134.213,76, pagamenti totali per € 562.684,36, impegni per € 958.571,44, economie per € 1.610.741,29 e Fondo pluriennale vincolato per € 2.564.901,03.

Il Fondo pluriennale vincolato non è di per sé un male: può indicare spese correttamente rinviate agli esercizi successivi. Ma sul piano politico dice una cosa chiara: la città trasformata non è ancora qui.

Si continua a parlare di rigenerazione, ma Manfredonia resta sospesa tra procedure, rinvii, progettazioni, gare, cronoprogrammi e aspettative. La città reale, quella dei cittadini, non vive nei fondi pluriennali vincolati. Vive nelle opere finite.

SVILUPPO ECONOMICO E LAVORO: TROPPO POCO PER UNA CITTAÀ CHE SOFFRE

Le linee programmatiche collegano sviluppo economico, lavoro, formazione, agricoltura, pesca e competitività all’obiettivo dello “Sviluppo Economico Sostenibile”.

Ma nel Rendiconto la Missione 14 “Sviluppo economico e competitività” pesa poco: previsioni definitive per 277.440 euro, impegni per 257.048,46 euro e pagamenti in conto competenza per 200.035,50 euro. La Missione 15, “Politiche per il lavoro e la formazione professionale”, presenta invece competenza pari a zero e pagamenti solo su residui.

Per una città che ha bisogno di lavoro, impresa, formazione, attrattività e futuro, questi numeri non raccontano una strategia forte. Raccontano una presenza amministrativa debole su uno dei nodi più drammatici del territorio.

DEBITI FUORI BILANCIO: LA PULIZIA CONTABILE NON È ANCORA GUARIGIONE

Il Rendiconto segnala debiti fuori bilancio già riconosciuti e finanziati per 2.881.949,29 euro relativamente all’esercizio 2025, oltre a 5.460,63 euro riconosciuti nell’esercizio 2026. È un dato importante perché indica una ricognizione e una copertura, ma è anche la conferma che la storia finanziaria del Comune continua a pesare sul presente.

I Revisori, nel parere al Bilancio di previsione, avevano già richiamato criticità serie: sostanziale paralisi nello smaltimento dei debiti fuori bilancio inclusi nel Piano di riequilibrio, crescita delle passività potenziali, incertezza sulla congruità del fondo crediti di dubbia esigibilità e necessità di attivare tempestivamente le procedure di riconoscimento per evitare ulteriori oneri.

Anche qui, la verità è scomoda: il bilancio respira perché si accantona, si ricostruisce, si copre, si corregge. Ma il peso del passato non è sparito. È ancora lì, dentro fondi, contenziosi, passività, prudenza obbligata.

IL GIUDIZIO POLITICO

Il primo anno di bilancio La Marca non è un fallimento contabile. Questo sarebbe scorretto dirlo. I saldi migliorano, la parte disponibile è positiva, la cassa tiene. Ma un’amministrazione non si giudica solo dal fatto che i conti non affondino.

Si giudica dalla città che produce.

E la città prodotta da questo primo anno è ancora fragile. Il sociale non brilla. La casa resta una ferita quasi senza risposta. I giovani sono assenti dai numeri. Il turismo non decolla. La cultura non diventa asse strategico. La rigenerazione urbana resta lenta. Il lavoro non trova una missione robusta. Gli asili nido centrano l’obiettivo annuale, ma mostrano già un allarme sul futuro.

Manfredonia, insomma, non è rinata nel Rendiconto 2025. Ha solo un bilancio che respira meglio.

La città, però, continua ad aspettare. E quando una città aspetta troppo, quando le fragilità restano fragilità, quando i servizi non accelerano, quando la programmazione non diventa vita quotidiana, l’attesa non è più pazienza. Diventa agonia politica.

Per questo il titolo è giusto: mentre i conti respirano, la città è in agonia.

Palombella Rossa #palombellarossa

N.B. Le valutazioni contenute nel presente articolo sono il frutto della comparazione dei dati pubblicati negli atti relativi al Bilancio di previsione 2025-2027 e al Rendiconto della gestione 2025. Esse si limitano alla fotografia delle attività e dei risultati registrati alla data del 31 dicembre 2025.

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