Una soglia che spaventa e che potrebbe far scattare un nuovo lockdown nel nostro Paese. Si tratta ovviamente di uno scenario che si vorrebbe evitare, ma la crescita esponenziale dei contagi non promette nulla di buono.
Ecco perché il governo sta già studiando ulteriori restrizioni da inserire nel prossimo Dpcm che potrebbe essere partorito entro domenica. Se la salita della curva epidemiologica non dovesse fermarsi verranno adottate nuove misure più severe: l’intenzione è quella di procedere “in maniera graduale”, tenendo aperte le scuole e le attività produttive. Si potrebbe invece decidere di provvedere alla chiusura delle attività “non essenziali” e al divieto di spostamento tra le Regioni. Dunque altre serrate progressive non sono affatto da escludere: tutto dipenderà dai numeri dei prossimi giorni.
Al momento da Palazzo Chigi confermano che il “dentro tutti” non rientra nella strategia per fronteggiare la seconda ondata del Coronavirus, anche perché la situazione non è paragonabile a quella di marzo. Ma comunque all’interno dell’esecutivo, riporta il Corriere della Sera, sarebbe stato fissato un limite ben preciso: le misure drastiche potrebbero scattare qualora ci fossero 2.300 persone in terapia intensiva. Sugli ospedali è rivolta la maggior parte delle preoccupazioni: se da una parte è vero che molte strutture sanitarie stanno reggendo, dall’altra è altrettanto evidente che molte sono in affanno. In alcune città i posti cominciano a scarseggiare. Il sistema rischia di collassare: rispetto alla scorsa primavera l’età media di chi presenta sintomi anche gravi si è abbassata. Occhio dunque al dato sulle terapie intensive: il 14 ottobre le persone ricoverate erano 539; oggi sono quasi raddoppiate e arrivano a 926.

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