L’Homo Sipontinus e il Paradosso della Caverna (Elettorale)

L’Homo Sipontinus e il Paradosso della Caverna (Elettorale)


Mentre la Regione Puglia, con la delibera 1970/2025, decide di catapultare undici fortunati comuni direttamente nel Gotha dell’UNESCO, a Manfredonia sembra che l’evoluzione umana si sia fermata a un gradino intermedio: quello dell’Homo Politicus Digitalis. La notizia è di quelle che dovrebbero far tremare le vene ai polsi a chiunque mastichi un po’ di preistoria: un protocollo d’intesa per candidare le grotte carsiche pugliesi a Patrimonio dell’Umanità.

Da Apricena a Castro, è tutto un fiorire di stalattiti istituzionali. E Manfredonia? Silenzio. Forse nelle Grotte Scaloria-Occhiopinto il segnale 5G non prende bene.


L’ironia della sorte è sublime. Parliamo di un sito, quello di Scaloria, che è un santuario neolitico di rilevanza mediterranea, dove i nostri antenati raccoglievano lo stillicidio delle acque con una devozione che noi oggi riserviamo solo alla raccolta dei Like. Eppure, nell’elenco dei comuni firmatari, Manfredonia brilla per la sua assenza, come un reperto mancante in una teca polverosa.


È singolare constatare come alcuni politici siano così solerti nell’animare monumenti equestri – rendendoli addirittura “parlanti” con la tecnologia – e poi restino muti davanti a un’occasione di respiro internazionale. Forse il problema è che le pietre delle grotte, a differenza delle statue in piazza, non votano. O forse, seguendo il celebre monito di Cavour riadattato al golfo, “fatta Manfredonia, bisogna fare i manfredoniani”, possibilmente dotandoli di una mentalità turistica che vada oltre il gazebo e la mera indifferenza del burocrate.
Mentre gli altri Comuni studiano il “valore universale eccezionale”, noi sembriamo preferire il “valore locale effimero”.

Le Stele Daune, che meriterebbero un posto d’onore nella storia dell’umanità, restano nel dimenticatoio, simili a quegli zii ricchi e colti che nessuno invita alle feste perché “parlano difficile”.
L’Archivio Storico Sipontino, con la pazienza tipica di chi maneggia pergamene e millenni, si offre di collaborare. Ma sorge un dubbio atroce: non è che il nostro numero di telefono sia come quello degli idraulici a Ferragosto? Utile solo per le emergenze o, peggio, durante le campagne elettorali, quando improvvisamente ogni grotta diventa un tesoro e ogni sasso un reperto inestimabile.


Cari politici, la preistoria ci insegna che chi non si adatta si estingue. Se continueremo a preferire il luccichio dei monumenti parlanti e delle fieste alla profondità millenaria delle nostre cavità, rischieremo di diventare noi stessi dei fossili: perfetti e immobili come la fantomatica Fondazione per il Carnevale. Speriamo che il 2026 porti un po’ di luce in fondo al tunnel (o alla grotta). Nel frattempo, occhio allo stillicidio: non è acqua santa, è il tempo che passa invano.


Giovanni Ognissanti

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