La morte ai tempi del coronavirus è ancora più spietata di quanto già non sia, perché fuori le porte delle nostre case abbiamo dovuto chiudere tutto, anche il lutto.
E il dolore dei familiari sembra aggrapparsi ai social ora più che mai come unico modo per far esplodere i sentimenti in questo assurdo ed assordante silenzio della pietas umana.
Mi colpisce in questi giorni leggere su fb i saluti di figli, fratelli e nipoti ai loro cari. Guardo una foto e riconosco un volto: abitava nel mio palazzo. Eppure, non mi sono accorta di nulla. Nessun via vai, nessun corteo. Nessuna stretta di mano in cortile. Non ci sono stati abbracci né addii. Non ci sono stati sguardi che cercavano visi familiari in cui perdersi per ritrovare un po’ di quel pezzo di vita che è stato loro strappato.
La morte ai tempi del coronavirus ci porta via in silenzio gli affetti e dopo aver chiuso tutte le nostre porte, sembra aver chiuso anche la porta di Dio, che tra le mura di una chiesa nell’omelia del prete parla ai nostri cuori rassicurandoci che i nostri cari si sono semplicemente addormentati e torneranno a vivere nella luce eterna.
La morte ai tempi del coronavirus è crudele, perché se questo terribile nemico uccide una persona a noi vicina, ci toglie il sentimento della compassione e c’impone quello del terrore, insinuando nelle nostre menti la paura del contagio per quel male venuto fuori all’improvviso in un inizio d’anno carico di speranze e che invece ha sconvolto le nostre vite.
La morte ai tempi del coronavirus ha spazzato via gli altari e ci ha resi più soli e più fragili. Ma la speranza, quella no, non deve togliercela mai.
Perché forse non oggi, non domani, non presto, ma arriverà il giorno in cui torneremo per le strade, e potremo riabbracciarci e gioire ed urlare. E torneremo anche a piangere, insieme. Donando ai nostri cari quell’ultimo saluto, tremendamente triste, ma carico d’amore. Quell’amore che mai avremmo pensato un giorno di poter lasciare fuori le nostre porte.
Maria Teresa Valente

Omicidio Carta: l’ombra della morte di un giovane
Confcommercio Foggia: Peppe Zullo nominato “Maestro del Made in Italy”