“Vivo questo dramma in prima linea, ma ho deciso di non lasciarmi prendere dalla tristezza. Così a fine turno, quando posso, prendo in mano la mia macchina fotografica e cerco di raccontare attraverso i miei scatti gli eroi di cui tutti parlano adesso”.
A parlare è Errico Tomaiuolo, 32 anni originario di Manfredonia, infermiere strumentista di sala operatoria dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Al suo lavoro immerso nella scienza, tra la chirurgia d’urgenza e l’oncologica, Errico ha alternato la passione per la fotografia. Una passione che ora più che mai lo aiuta a lenire il peso dei momenti sospesi sul filo della vita che un infermiere conosce bene.
Eppure, nonostante gli anni trascorsi in corsia, Errico non si aspettava che un giorno avrebbe messo da parte il suo camice così rassicurante per indossare una tuta che a prima vista sembra quasi spaziale, ritrovandosi in trincea per un’assurda guerra.
“Attualmente il mio ospedale è stato convertito in COVID19 e anch’io mi ritrovo coi miei colleghi a combattere questa pandemia – racconta Errico – È inutile nascondere gli stati d’animo che stiamo vivendo in questo periodo d’incertezze, dove tutti e nessuno escluso, sentiamo il morso stretto della paura: la paura di vivere alla giornata seguendo l’andamento dei contagi, la paura di non sapere cosa ti aspetterà domani, la paura di non farcela…”.
Eppure, anche nella paura si può catturare la bellezza con i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, gli addetti alle pulizie e i loro gesti rassicuranti, nella vocazione a salvare e salvaguardare la vita dei pazienti.
“Per sconfiggere la paura e la rassegnazione bisogna educare alla bellezza. Così affermava Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, ed è proprio quello che cerco di rivelare con la mia macchina fotografica e senza pretese, gli eroi di sempre che tra scienza ed arte si prendono cura dei nostri cari combattendo questa emergenza”, spiega.
“Già da qualche anno mi dedico al racconto della sala operatoria e dei suoi operatori attraverso la fotografia artistica pubblicando i miei lavori sotto lo pseudonimo di ScrubNurseArt e oggi più che mai i miei scatti hanno l’obiettivo di esorcizzare la paura di tutti attraverso la bellezza, raccontando al mondo quello che sta accadendo per poterlo guardare con una nuova prospettiva”.
Ed Errico ha ragione, perché attraverso quelle tute stravaganti e quelle maschere bislacche, è riuscito a fotografare la speranza, racchiusa negli occhi stanchi ma fieri di un’infermiera, che parlano in silenzio di un domani migliore.
Maria Teresa Valente


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