IL CRISTO DEL GARGANO: COME FINANZIARLO.
Un progetto condiviso, sostenuto dalla comunità
Fin dall’inizio, la realizzazione della scultura del Cristo del Gargano è stata immaginata come un’opera finanziata dal basso, attraverso una combinazione trasparente e controllata di:
raccolte fondi popolari; donazioni private; contributi di sponsor etici, istituzionali ed eventuali fondazioni culturali e religiose.
Non un’opera imposta, né gravante sulle finanze pubbliche, ma un progetto che nasce dalla partecipazione.
Chi crede nel valore simbolico e culturale dell’iniziativa può contribuire; chi non lo condivide non è chiamato a sostenerlo economicamente.
Questa modalità non è un’eccezione, ma una prassi consolidata in molte grandi opere simboliche nel mondo.
Esempi concreti di opere realizzate con donazioni e sottoscrizioni sono:
-Cristo Redentore di Rio de Janeiro
Fu finanziato in larga parte da una grande sottoscrizione popolare promossa nel 1921. Migliaia di cittadini brasiliani contribuirono con piccole donazioni. Oggi è uno dei simboli più riconoscibili al mondo, senza essere mai stato un peso per lo Stato.
-Cristo di Maratea (Basilicata)
Realizzato grazie a contributi privati e al sostegno di enti e benefattori, è diventato un riferimento identitario per l’intera regione e un potente attrattore turistico e culturale.
-Sagrada Família di Barcellona
È l’esempio forse più emblematico: da oltre un secolo viene costruita quasi esclusivamente grazie a donazioni, offerte e biglietti, senza gravare in modo strutturale sulle casse pubbliche. Un’opera incompiuta che ha già prodotto valore immenso.
-Statua della Libertà (New York)
Anche questo simbolo universale fu possibile grazie a una grande raccolta fondi popolare, promossa da giornali e associazioni civiche, quando le istituzioni non avevano risorse sufficienti.
Un altro esempio emblematico, spesso dimenticato, è quello del Duomo di Milano.
La sua costruzione nacque per volontà di Gian Galeazzo Visconti, che nel 1387 istituì la Veneranda Fabbrica del Duomo, ma non fu mai un’opera di un solo uomo né di un solo potere. Al contrario, il Duomo prese forma grazie a una straordinaria partecipazione collettiva, con contributi provenienti da tutta la città e ben oltre i suoi confini.
Nobili e grandi famiglie milanesi, mercanti e banchieri, come il celebre Marco Carelli, che destinò ingenti risorse al progetto, ma anche artigiani, confraternite, lavoratori e cittadini comuni contribuirono con donazioni, offerte, materiali o piccole somme, secondo le proprie possibilità.
Per secoli, generazioni diverse hanno sostenuto quella costruzione, consapevoli di partecipare a un’opera che non sarebbe stata conclusa in una sola vita, ma che avrebbe parlato al futuro.
Il Duomo di Milano è oggi il simbolo stesso della città non solo per la sua imponenza architettonica, ma perché incarna un’idea di comunità che si riconosce in un progetto condiviso, capace di superare il tempo, le divisioni sociali e le contingenze politiche.
È la dimostrazione storica che le grandi opere simboliche non nascono dall’imposizione, ma dalla convergenza tra visione istituzionale e partecipazione popolare.
Questi esempi dimostrano che le grandi opere simboliche nascono spesso dalla volontà collettiva, non da decisioni calate dall’alto.
Un investimento morale prima ancora che economico
Il Cristo del Gargano non chiede risorse, chiede adesione. Non chiede tasse, chiede partecipazione.
Non chiede consenso unanime, ma rispetto e libertà di scelta.
Una raccolta fondi pubblica e verificabile avrebbe anche un valore educativo:
insegnerebbe che il patrimonio simbolico di un territorio non è solo compito delle istituzioni, ma responsabilità condivisa tra cittadini, imprese e comunità.
Il Cristo del Gargano, se realizzato così, non apparterrebbe a un ente o a un’amministrazione. Apparterrebbe a tutti.
Realizzare la scultura del Cristo del Gargano non significa semplicemente collocare un’opera monumentale su un’altura o lungo una costa. Significa fare una scelta culturale, identitaria e strategica, capace di parlare al presente e al futuro del Gargano.
Scegliere di realizzare il Cristo del Gargano significa dire che questo territorio non ha paura di pensare in grande, che non si limita a difendere l’esistente, ma ha il coraggio di lasciare un segno positivo alle generazioni future.
Il Cristo del Gargano non è pensato come un segno confessionale chiuso o divisivo, ma come un simbolo universale. Il Cristo, nella sua iconografia più alta, parla anche a chi non crede: è l’uomo sofferente, l’uomo che accoglie, l’uomo che perdona, l’uomo che indica un orizzonte.
È un messaggio di pace, dignità e responsabilità, valori civili prima ancora che religiosi.
Non si tratta di chiedersi se il Gargano possa permettersi un’opera così.
La vera domanda è:
può il Gargano permettersi di non credere in sé stesso?
ing. Michelangelo De Meo

“Christmas in Blue”, la polizia penitenziaria negli ospedali di Foggia e San Giovanni Rotondo per portare doni e sorrisi
Sanità: carenza di medici al PPI di Torremaggiore, una situazione ormai insostenibile