Incentivi alle imprese, Gatta: “La Capitanata rischia di essere la provincia più penalizzata”

INCENTIVI ALLE IMPRESE, GATTA (FDI): MESI FA AVEVAMO LANCIATO L’ALLARME. LA CAPITANATA RISCHIA DI ESSERE LA PROVINCIA PIÙ PENALIZZATA

 “Non siamo abituati a dire <l’avevamo detto>, ma in alcuni casi sembra davvero inevitabile. Quello che sta accadendo in queste ore sulle misure alle imprese, e PIA e MiniPIA in particolare, conferma purtroppo tutte le preoccupazioni che avevamo espresso nei mesi scorsi.

 “Quando il ministro Raffaele Fitto, allora responsabile anche per il Sud e la Coesione territoriale, aveva indicato chiaramente la necessità che le risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione destinate a PIA e MiniPIA fossero utilizzate per i nuovi bandi, lo aveva fatto con piena consapevolezza della situazione estremamente critica legata all’enorme mole di pratiche pregresse ancora in attesa di definizione. Non era una presa di posizione politica, ma una scelta dettata dal buon senso amministrativo e dalla necessità di garantire prospettive di sviluppo alle imprese pugliesi.

“E invece oggi assistiamo all’ennesima scelta sbagliata da parte della Regione. Nonostante il Governo guidato da Giorgia Meloni abbia dimostrato ancora una volta attenzione concreta verso il sistema produttivo pugliese, mettendo a disposizione importanti risorse dei fondi di coesione, la Regione decide di bloccare l’apertura delle nuove domande proprio per tentare di smaltire l’arretrato delle vecchie pratiche. Per non parlare della ZES, strumento straordinario messo a disposizione per lo sviluppo del Mezzogiorno. E, invece, il Governo regionale sta letteralmente raschiando il fondo del barile per rimediare a ritardi e inefficienze accumulati negli anni. Così come ho voluto sottolineare, ieri, durante l’audizione del governatore Antonio Decaro nella riunione congiunta delle Commissioni I e IV, in questo contesto ad essere penalizzata più di ogni altra realtà è quella imprenditoriale della provincia di Foggia: qui si registra già un dato di crescita più basso nella Regione e, di conseguenza, c’è il dato di disoccupazione più alto: ben oltre il 16%.

“Chiaramente il problema non riguarda soltanto la disponibilità finanziaria ma anche il funzionamento dell’intero sistema amministrativo che gestisce queste misure. Alle difficoltà di cassa si aggiunge un apparato burocratico che invece di sostenere chi fa impresa spesso finisce per ostacolarlo. Parliamo di un sistema farraginoso, fatto di procedure lunghe, verifiche ripetute e passaggi amministrativi complessi che rallentano in modo significativo l’accesso alle risorse. Molte aziende attendono da mesi, in alcuni casi da anni, la definizione delle proprie pratiche, con evidenti ripercussioni sugli investimenti programmati e sulla capacità di programmare il futuro.

“Infine, come se non bastasse i controlli successivi vengono spesso affidati a società esterne, come Deloitte, con il risultato di allungare ulteriormente i tempi invece di snellirli. Non si tratta di mettere in discussione la professionalità di chi svolge questi incarichi, ma di prendere atto che il sistema così strutturato non sta funzionando e il rischio concreto è che questa situazione finisca per penalizzare proprio quelle imprese che vogliono investire, innovare e creare lavoro, anche in Capitanata.

“Bloccare nuovi bandi significa rallentare lo sviluppo economico non solo della provincia foggiana ma di tutta la Puglia e scoraggiare chi ha intenzione di investire. È un segnale sbagliato che arriva in un momento in cui il tessuto produttivo avrebbe invece bisogno di strumenti efficaci, veloci e realmente accessibili.”

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