Peter Drucker, economista tra i più influenti di sempre e il padre del Management, affermava che per comprendere il futuro di un Paese o di una città bisogna analizzare i suoi flussi demografici.
Spesso ho affermato che la città di Manfredonia è molto vicina al Punto di Non Ritorno, questa mia convinzione scaturisce da un trend che appare drammatico: l’età media della popolazione.
Nel periodo tra il 2002 e il 2017 l’età media della popolazione è passata da 36,9 anni a circa 43 anni e, l’indice di vecchiaia passa da 75,3 dell’anno 2002 al 113,9 dell’anno 2017 (pop. 44-64 anni/pop. 15-39 anni). La popolazione in età tra i 44-64 anni ha superato di gran lunga quella tra i 15-39 anni, con un incremento che se dovesse continuare ad avere questa accelerazione porterebbe la città verso un declino irreversibile. Questo dato è l’effetto di una serie di condizioni in cui versa la città (povertà assoluta, livelli di disoccupazione altissimi, disuguaglianze ed esclusioni sociali, etc) che porta i giovani a emigrare verso altri territori, ha non fare più figli e, la popolazione diviene sempre più vecchia. Quando una popolazione invecchia fino a un certo punto non ci sono più le condizioni di crescita e sviluppo socio-economico e, quella città è condannata ad estinguersi nel lungo periodo, poiché la qualità del capitale sociale che determina ogni fenomeno di crescita e sviluppo non c’è più (giovani, livello di istruzione, qualità dell’offerta di lavoro, istruzione, senso civico etc).
L’aspetto più preoccupante e drammatico e che dall’analisi dei dati demografici di tutte le città simili a quella di Manfredonia (dimensioni, collocazione geografica, dotazione infrastrutturali, risorse presenti), nessuna ha registrato trend simili diventando nell’arco di 15 anni una città vecchia.
Qual è allora il punto di non ritorno e, quando si potrebbe raggiungere? Molti economisti tra i più influenti al mondo ritengono che il punto di non ritorno per un Paese e una città si raggiunge ad una età media della popolazione di 48 anni, questo dato al mondo è presente solo in Giappone (Paese più vecchio dell’intero pianeta) che sta vivendo da decenni un periodo di stagnazione secolare senza precedenti nella storia e, si stima che se non apre i propri confini a flussi di immigrazione nei prossimi 50 anni la popolazione passerà dagli attuali 137 milioni a 80 milioni di individui (-41%).
Se l’attuale trend demografico regressivo non si arresta, non decelera e non inverte la sua drammatica traiettoria la nostra città potrebbe raggiungere il suo punto di non ritorno (48 anni di età media) fra 12 anni (2033), si arriverebbe alla cosiddetta frattura storica e, nessuno più potrà essere al sicuro, neanche chi crede di esserlo per aver ereditato rendita e patrimonio o di avere un impiego pubblico sicuro.
| eta media | anni | ||||||||
| 36,9 | 2002 | ||||||||
| 42,7 | 2017 | ||||||||
| 48 | 2033 | ||||||||
La grande sfida della futura classe dirigente sarà quella non solo di far sopravvivere la città e la sua Comunità ma di indirizzarla verso un nuovo sentiero di sviluppo e crescita per tutti, basato sulle risorse che il territorio dispone quali economia del mare, agricoltura multifunzionale e processi industriali che completino tutta la catena del valore e servizi innovativi alla persona. A questi settori vanno applicate tutte le tecnologie innovative presenti nel mercato attraverso processi cooperativi e di alleanze, solo così potremmo arrestare l’emigrazione di massa di questi ultimi anni e rendere attrattivo il nostro territorio anche per investimenti esterni. In altre parole, bisogna applicare alle nostre risorse le più moderne tecnologie esistenti e modelli organizzativi e gestionali innovativi che possono provenire solo dalla conoscenza e dal lavoro di tutti per poter competere in una economia globalizzata dove la conoscenza è diventata l’unica leva di salvezza.
Bisogna puntare sui “talenti” che il Signore ci ha dato e farli fruttare da una a dieci volte e, non continuare più a perseguire singole iniziative calate dall’alto che nulla hanno a che fare con quella che è la nostra anima e la nostra vocazione territoriale. Basta inseguire falsi imprenditori pubblici e privati che con il ricatto di nuovi posti di lavoro, quasi sempre non di qualità, sottopagati e non sostenibili nel lungo periodo poiché per niente innovativi, vogliono continuare a deturpare il nostro magnifico territorio e continuare a mettere a rischio la salute, bene supremo di ogni persona, il tutto con la complicità di politici senza scrupoli, senza né arte e ne parte ed insensibili ad ogni valore etico e morale. E’, giunto il momento di cominciare a incamminarci verso la Via Morale dello Sviluppo poiché senza morale non c’è sviluppo e crescita, sono due facce della stessa medaglia. La città ha già pagato un prezzo altissimo tanto da rientrate nel sito di interesse nazionale (SIN) come territorio da bonificare e, tra i 50 siti presenti in tutta Italia Manfredonia occupa la quinta posizione per gravità prima di Taranto e Brindisi. ADESSO BASTA, la salute non ha valore e non si baratta per niente al mondo.
Non ho nessun imbarazzo né difficoltà ad affermare che la responsabilità principale della catastrofica situazione della città è da attribuire alla politica degli ultimi decenni che con i suoi impedimenti istituzionali e culturali, la totale assenza di qualità tecnica, etica e morale hanno creato un ambiente istituzionale mal costruito o instabile che ha ostacolato lo sviluppo. Tale cornice istituzionale ha permesso la nascita di imprese pirati, per lo più del settore immobiliare, senza valori, senza organizzazione e capitali, prive di ogni responsabilità sociale verso il territorio e la sua Comunità, derubando e arraffando ricchezza accumulata con anni di lavoro e sacrifici, attraverso vendite e assegnazioni di appartamenti a valori gonfiati e per buona parte erogati in nero, facendo cartello tra di loro. Io sono testimone diretto e vittima di questo sistema “criminale”, che ho denunciato alle istituzioni preposte. Tutto ciò ha contribuito a impoverire ulteriormente tutti attraverso una forte diminuzione della domanda aggregata.
Vi è altresì, una responsabilità collettiva che non ha controllato e impedito tutto ciò, non ha fatto nulla, ha assistito passivamente ad un imbarbarimento crescente dell’etica pubblica e del vivere civile senza alcuna reazione civica e, a pagare il prezzo più alto sono stati i giovani, le donne e i più deboli.
“Per superare tale condizione bisogna mutare i tempi, solo così non avremo più da lamentarci” (San. Agostino). Io sto cercando di riparare alle mie manchevolezze passate e ad una indifferenza che credevo non mi coinvolgesse, abbiamo ancora il tempo per RI-Alzarci e Trasfiguraci.
Nicola di Bari – Economista GEI – Associazione che raggruppa gli Economisti di Impresa più influenti del Paese – Testimonial presso Facoltà di Economia Università di Bologna e Luiss Business School su temi della Finanza Aziendale e Crisi di Impresa e Pianificazione e Controllo.

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