Il mistero del Sarcofago solitario di Siponto: Forse l’unico resto di un’antica civiltà?

Immaginate di essere a spasso tra i viali di Siponto e di imbattervi in una bara abbandonata. Come reagireste? Sicuramente restereste un po’ interdetti e cerchereste di capire a chi appartiene. Potrebbe sembrare una follia ed invece la bara a Siponto c’è davvero e giace abbandonata, secolo più… secolo meno, da circa duemila anni, nella più totale indifferenza.

Probabilmente, chissà, qualche volta da bambini ci siete anche saliti sopra per sbirciare meglio giù dal fiumiciattolo che è accanto; invece, i ragazzi e le ragazze che tante volte si attardano nelle serate estive lasciando rifiuti ovunque, ignorandone la natura, vi si siedono sopra, cantando e banchettando felici!

Eppure, la bara non è affatto nascosta. A spiccare è il suo coperchio che si presenta come un grosso masso trapezoidale adagiato a terra accanto al canale delle acque alte, in Viale degli Ipogei, tra lo Sporting Club e la pineta. E con buona probabilità, come spiega anche il presidente dell’ArcheoClub di Siponto, Aldo Caroleo, sottoterra vi sarebbe il resto del sarcofago ed addirittura al suo interno potrebbe esserci ancora il corpo del defunto (o della defunta).

Un rinvenimento non di poco conto, se pensiamo che i più importanti ed affascinanti tesori archeologici che ci hanno tramandato i nostri avi sono proprio i monumenti funerari: dalle piramidi egizie (ovvero le tombe dei faraoni), fino ad arrivare alle nostre stele daunie (che altro non sono che antichissime lapidi).

Se la scoperta è insolita, il luogo lo è meno. L’area che va dalla chiesa di Santa Maria Regina all’intera pineta di Siponto si trova, infatti, su un’enorme necropoli, ovvero un antichissimo luogo di sepoltura. Secondo calcoli fatti all’epoca dei lavori di bonifica effettuati dal Consorzio (negli anni ’30 del Novecento) sotto la sola pineta di Siponto si troverebbero circa 200 sepolcri, anche se attualmente ne sono stati riportati alla luce poco più di una decina che fanno capo agli ipogei dei complessi Scoppa I e Scoppa II (questi ultimi visitabili accedendo alla costruzione con cancellata verde che si erge nella pineta).

Secondo l’occhio attento ed esperto di Caroleo, il coperchio di questo sarcofago, che pare abbandonato lì a terra, ha una particolare forma trapezoidale che lo distingue da tutte le altre tombe rinvenute nella Daunia. “Questa insolita e misteriosa copertura, inoltre, presenta un foro posto lateralmente che attesta la consuetudine, in alcune popolazioni, di introdurre alimenti dentro la tomba, con la credenza di una vita oltre la morte. Era il rito del refrigerium’”, spiega Caroleo.

I Dauni, i Greci ed i Romani che hanno abitato l’area di Siponto nel corso dei secoli avevano tutt’altra tipologia di tomba e nell’intera area sepolcrale sipontina solo questo coperchio di sarcofago ha il foro ‘passante’ per cibo e liquidi vari. “Altri sarcofagi simili sono stati rinvenuti in aree ben lontane da Siponto, come ad esempio, nella necropoli di Cornus in Sardegna, ad Agrigento in Sicilia, e poi in Spagna e in Tunisia”, continua Aldo Caroleo.

A chi appartiene dunque questo sarcofago? Un uomo, una donna, un bambino? Un re, una regina di antiche civiltà? Al suo interno cosa possiamo trovare? E perché ve ne è soltanto uno? Forse una morte improvvisa di un membro appartenente ad una qualche popolazione sbarcata a Siponto, che ha poi proseguito altrove il suo cammino? O invece quella popolazione giunta dal mare si è poi insediata a Siponto fondendosi con gli abitanti della zona e quindi non lasciando altre tracce se non quel sarcofago?

Solo ipotesi. E questo reperto unico e maestoso, che spicca nella sua splendida solitudine, potrebbe serbare al suo interno tanti segreti, in attesa che finalmente qualcuno decida di scoprirli.

Maria Teresa Valente

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