Il futuro di Monte Sant’Angelo: oltre la narrazione

IL FUTURO DI MONTE SANT’ANGELO: OLTRE LA NARRAZIONE

Leggo molte riflessioni sul futuro di Monte Sant’Angelo. Le condivido nella preoccupazione, meno nell’impostazione.

Parto da un punto per me fondamentale: la narrazione sui due siti UNESCO e sulla “città della cultura” non è il problema. Anzi. È stata un’operazione di marketing territoriale intelligente, che ha cambiato radicalmente l’immagine pubblica di Monte: da “città della mafia garganica” a luogo simbolico, riconosciuto, spendibile. Questo passaggio è stato importante e va riconosciuto.

Il problema nasce quando il marketing viene scambiato per sviluppo.

L’UNESCO non crea lavoro.
La cultura, da sola, non apre aziende.
I riconoscimenti non trattengono i giovani.

Servono a posizionare un territorio, non a farlo vivere.

Dal 2014 ho aperto un’azienda a Monte Sant’Angelo.
Da allora, quante nuove aziende strutturate sono nate in città? Zero.

E non è una vittoria personale, né un modo per dire “vedete quanto sono stato bravo”.
Al contrario, è una sconfitta collettiva.
Perché una comunità che non genera nuove imprese, anche quando qualcuno dimostra che investire è possibile, è una comunità che non riesce a trasformare l’esempio in sistema.

Il nodo centrale non è solo pubblico o istituzionale.
È culturale.

Siamo una comunità in cui il capitale esiste, ma resta fermo.
Non a caso siamo tra i primi comuni in Italia (in negativo) nel rapporto tra depositi bancari e investimenti.
Soldi parcheggiati, rischio azzerato, futuro rimandato.

Nel frattempo abbiamo famiglie che hanno investito moltissimo nella formazione delle nuove generazioni. Il risultato è una classe di persone preparate, competenti, con background importanti.
Ma se qui non esiste un ecosistema economico in grado di assorbirle, è naturale che vadano via.
Non è una colpa. È una conseguenza.

Un ingegnere aerospaziale a Monte non trova lavoro.
Un informatico specializzato non trova un’azienda.
Un profilo qualificato non trova un progetto.

E allora parte. Come è logico che sia.

Il mondo non cambia con le opinioni.
Cambia con l’esempio.

Con persone che investono, rischiano, aprono, assumono, sbagliano e riprovano.
Con imprenditori, non con commentatori permanenti del declino.

Se vogliamo davvero parlare di futuro, dobbiamo smettere di raccontarci e iniziare a costruirci.
Meno narrazioni consolatorie.
Più impresa.
Più responsabilità individuale.
Più coraggio.

Solo così Monte Sant’Angelo può tornare ad essere una città viva.

Domenico Prencipe

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