Fatone: “Uscire dall’ASI? Manfredonia rischia l’isolamento”

Fatone: “Uscire dall’ASI? Manfredonia rischia l’isolamento”

Caro Sindaco ti scrivo – così mi distraggo un pò.

Oggi è 4 marzo e le parole, a volte, aiutano a mettere ordine nei pensieri.

Ho letto le Sue dichiarazioni sulla possibilità di uscire dal Consorzio ASI di Foggia e confesso di aver provato una sincera preoccupazione per il futuro della nostra Manfredonia.

Sul Porto siamo tutti d’accordo: è un’infrastruttura strategica.
Proprio per questo, però, le parole contano. E le scelte ancora di più.

L’ipotesi di uscire dall’ASI può apparire come una prova di fermezza.
Ma rischia di trasformarsi in un boomerang istituzionale ed economico.

Restare fuori significherebbe:
perdere strumenti di pianificazione industriale sovracomunale;
indebolire la capacità di attrarre investimenti strutturati;
creare incertezza amministrativa per le imprese;
esporre il Comune a contenziosi e costi che, inevitabilmente, ricadrebbero sui cittadini.

Quando si parla di sviluppo industriale e retroportuale, l’isolamento non è una strategia vincente.

Manfredonia oggi ha bisogno di alleanze, non di solitudini.

Il Porto non è proprietà di una parte politica, né di un Ente.
È un’infrastruttura pubblica che richiede coordinamento tra Comune, Regione, Autorità Portuale e ASI.

Se esistono criticità, si affrontano nei tavoli istituzionali.
Se esistono divergenze, si compongono con la politica vera: quella fatta di mediazione, responsabilità e visione.

La vera sfida non è stabilire “chi comanda”, ma costruire un modello di governance che garantisca:

pianificazione unitaria delle aree retroportuali;
attrazione di investimenti concreti, non annunci;
integrazione infrastrutturale tra porto, ferrovia e logistica;
occupazione stabile e sviluppo reale.

Manfredonia non può permettersi guerre istituzionali.
Può invece pretendere trasparenza, coordinamento e una strategia condivisa.

La responsabilità, oggi, è tenere insieme.
Non dividere.

E allora sì, caro Sindaco, Le scrivo per distrarmi un po’.
Ma soprattutto per ricordarci che il futuro non si canta: si governa.

Raffaele Fatone

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