
Da “Zichicchje” a “Skoppe”: Storia di due Toponimi Sipontini
Ci sono dei nomi che ogni manfredoniano di un tempo custodisce nel cuore. Sono nomi di luoghi che oggi fanno parte del tessuto urbano o della periferia della città, ma che nascondono una storia antica legata a doppio filo con i nomi e i cognomi dei vecchi proprietari di quelle terre.
Scoppa, dalle mappe dell’Ottocento alle scampagnate
Il nome della località Scoppa non nasce dal caso, ma affonda le radici in una storia di proprietà terriera documentata già nell’Ottocento. Come spesso accade per i toponimi agricoli, il nome deriva semplicemente dal cognome di un antico e facoltoso proprietario del posto.
Le prove d’archivio sono chiarissime: in una pianta topografica del “Fondo Palude di Siponto” del 1841 vengono indicati un “Orto Scoppa” ed un “Casino Scoppa” (quest’ultimo era all’epoca l’unico fabbricato riportato nella zona oltre alla Basilica e a pochi ruderi). La conferma definitiva arriva da una mappa del 1854, dove lo stesso terreno viene indicato come “Orto degli eredi di Scoppa”.
Per generazioni di manfredoniani, questa piana è stata la meta del “Lunedì di Siponto”. “Fare la scampagnata a Scoppa” significava caricare le vettovaglie e passare la Pasquetta tra i pini e quegli antichi terreni, all’ombra di una pineta che un tempo sembrava non finire mai.
Zichicchje, il confine del mondo di “Zio Checco”
Spostandoci a levante troviamo Zichicchio (Zechicchje). Anche qui, il nome ha un’origine profondamente umana e legata alla proprietà: deriva quasi certamente da Ze Chicchje (Zio Checco), il diminutivo di un antico proprietario di nome Francesco. Un tempo quel terreno era interamente coperto di fichi d’india, rendendo la zona selvaggia e remota.
Come scrive Antonio Racioppa sul suo sito “Parliamo Manfredoniano”, negli anni ’50 questa zona rappresentava il confine estremo del mondo conosciuto: “Via Pulsano era il ‘tratturo’ conosciuto solo dai pecorai e Via Dante Alighieri non esisteva perché c’erano piante di fichi d’india fino all’Acqua di Cristo. Andare a Zechicchje era come dire andare fuori le mura.”
La Geografia del Sarcasmo: I nomi usati come “Sfottò”
Ed è proprio a causa della loro antica natura di luoghi isolati, remoti o di campagna che questi due toponimi sono diventati, con il tempo, le risposte pronte all’uso di una vera e propria “geografia del sarcasmo” tutta sipontina.
Se oggi chiedi a qualcuno: “Dove sei stato?” o “Da dove vieni?”, la risposta classica, accompagnata da un sorriso furbo, è spesso: da “Zichicchje!” oppure da “Skoppe!”.
Rispondere in questo modo ha il sapore della vaghezza. È un modo ironico per dire “sono stato a zonzo” o per chiudere un discorso senza dare troppe spiegazioni a chi fa troppe domande.
Tuttavia, bisogna ricordare che “Zichicchje” e “Skoppe” sono nomi che ricorda ormai solo chi ha una certa età. Per le nuove generazioni, nate tra asfalto e palazzi moderni, questi termini spesso non dicono nulla. I giovani non sanno chi fosse lo “Zio Checco” o dove si trovasse l’antico “Casino Scoppa”. Per le nuove generazioni questi sono solo suoni curiosi utilizzati per scherzare, senza sapere che dietro quello “sfottò” si cela la mappa di una Manfredonia che non c’è più, fatta di orti secolari, tratturi e distese di fichi d’india.
Un ringraziamento all’amico Antonio Racioppa.


