Ciao, professore. Ciao, Nicola

Ho appreso questa mattina, con profondo dolore, la notizia della scomparsa del professor Nicola Tricarico. In un solo istante, la memoria mi ha riportato indietro nel tempo, ricongiungendomi a mille ricordi, a immagini, parole e momenti che credevo custoditi in silenzio e che oggi, invece, tornano tutti insieme, carichi di commozione.

Ho conosciuto Nicola quando ero un giovanissimo amministratore, avevo appena ventitré anni. Sin dal nostro primo incontro colsi immediatamente la profondità del suo amore per Manfredonia, per la sua storia, per le sue tradizioni e per tutto ciò che rappresentava l’identità più autentica della nostra comunità.

Di lui mi colpirono il sorriso elegante, la gentilezza mai ostentata, la disponibilità sempre impeccabile. Nicola era un uomo capace di dialogare e, soprattutto, di ascoltare. Non imponeva mai il proprio pensiero: lo offriva con garbo, competenza e rispetto. Anche nei momenti più complessi sapeva mantenere equilibrio, lucidità e un profondo senso delle istituzioni.

In quegli anni gli affidai l’organizzazione di edizioni del Carnevale di Manfredonia e della Festa Patronale. Nicola seppe guidarle con passione, responsabilità e straordinaria sensibilità, comprendendo che quelle manifestazioni non erano semplicemente appuntamenti pubblici, ma parti vive della nostra memoria collettiva. Erano occasioni nelle quali una città poteva riconoscersi, ritrovarsi e sentirsi comunità.

Fu un grande innovatore, una persona che non ebbe mai paura di mettersi in discussione. Guardava al futuro senza recidere le radici del passato. Sapeva che custodire una tradizione non significa ripeterla stancamente, ma darle nuova vita, renderla capace di parlare alle generazioni che verranno.

Ricordo ancora con emozione il viaggio che facemmo insieme a Viareggio, nel 1998. Andammo per osservare da vicino l’organizzazione dei capannoni della cartapesta e per comprendere come una realtà così importante avesse saputo strutturare e valorizzare il proprio Carnevale.

Ma Nicola non è stato soltanto l’uomo delle tradizioni e delle manifestazioni cittadine. È stato un professore, un formatore, un uomo di cultura e di scuola, profondamente impegnato nell’educazione delle nuove generazioni. Ha dedicato competenza ed energie all’insegnamento e alla formazione degli insegnanti, ricoprendo per molti anni un ruolo importante nell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione cattolica.

È stato anche un uomo di Chiesa autentico, presente e discreto. Ha servito la comunità con generosità, senza cercare riconoscimenti, mettendo la propria preparazione e la propria sensibilità al servizio degli altri. La sua passione per la musica, per gli organi, per la storia delle nostre chiese e per il patrimonio culturale cittadino era un’altra espressione del suo desiderio di custodire e trasmettere bellezza.

Per me, però, Nicola è stato molto di più.
L’ho considerato come un padre.

Non potrò mai dimenticare le sue parole di affetto e di vicinanza nel giorno della morte di mia madre Lucia. In uno dei momenti più dolorosi della mia vita, Nicola seppe essermi accanto con quella delicatezza che appartiene soltanto alle persone veramente buone. Le sue parole non furono formali o di circostanza: arrivarono nel profondo, con un abbraccio sincero.
E tutto questo avvenne proprio in quella chiesa alla quale aveva donato tanto del proprio impegno come uomo di fede e di comunità. Oggi quel ricordo assume un significato ancora più intenso. La vicinanza che allora mi offrì torna alla mia mente come una carezza, ma anche come la testimonianza più vera dell’uomo che Nicola è stato.

Ci sono persone che attraversano la nostra vita senza lasciare rumore, ma imprimendo un segno indelebile. Nicola era una di queste. La sua eredità non è fatta soltanto degli incarichi ricoperti, delle iniziative realizzate o delle lezioni impartite. Vive nelle persone che ha formato, nei giovani che ha incoraggiato, nelle tradizioni che ha contribuito a preservare, nella comunità ecclesiale che ha servito e in quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo.

Manfredonia perde oggi una delle sue figure più sensibili, colte e generose. Io perdo una guida, un amico, un uomo al quale ho voluto bene e dal quale ho ricevuto molto più di quanto sia mai riuscito a restituire.

Alla moglie Lina, ai figli Barbara, Giovanni, Luigi e Antonio, ai fratelli Nino e Gino e a tutti i suoi familiari giunga il mio abbraccio più sentito e commosso.

Caro Nicola, grazie per la tua amicizia, per i tuoi insegnamenti, per il tuo sorriso e per la tua presenza sempre discreta e luminosa.

Riposa in pace, professore.

Ciao, Nicola.

Angelo Riccardi

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