Chi erano Ida e Maria, le sorelle di Giovanni Pascoli: il legame che ha segnato la vita del poeta

La storia di Giovanni Pascoli non può essere raccontata senza attraversare il rapporto intenso, tormentato e profondamente simbolico che lo legò alle sorelle Ida e Maria. Un legame che ha alimentato studi, interpretazioni e dibattiti, e che oggi torna al centro dell’attenzione grazie a al film tv Zvanì – Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli con Federico Cesari che illuminano aspetti poco conosciuti della loro vita familiare.

Le lettere conservate nel Fondo Murari e negli archivi di Castelvecchio e San Mauro rivelano un intreccio di affetto, dipendenza emotiva e ruoli sovrapposti che ha influenzato in modo decisivo la sensibilità del poeta.

Chi erano davvero Ida e Maria? Come nacque il loro rapporto così particolare con Giovanni? E perché la loro presenza fu così determinante nella sua vita privata e nella sua opera? Scopriamolo insieme.

Chi erano Ida e Maria Pascoli: le sorelle che ricostruirono il “nido” familiare

Ida e Maria Pascoli furono le figure più importanti nella vita affettiva di Giovanni. Dopo la morte della madre e l’assassinio del padre, la famiglia Pascoli si frantumò, lasciando i fratelli dispersi tra collegi, parenti e istituti religiosi. Ida e Maria, più giovani di Giovanni, trascorsero anni in convento, lontane dal fratello che, nel frattempo, viveva un periodo turbolento segnato dall’impegno politico e dall’attività nell’Internazionale socialista.

Per quasi un decennio non ci furono contatti tra loro. Solo nel 1882, durante un incontro a Sogliano, il legame si riaccese. Da quel momento le sorelle spinsero Giovanni a ricostruire una sorta di famiglia alternativa, un “nido” che potesse restituire loro un senso di protezione dopo anni di traumi e separazioni.

Fu una scelta voluta soprattutto da Ida e Maria, che vedevano nel fratello maggiore un punto di riferimento affettivo e materiale. Giovanni, inizialmente orientato verso una vita autonoma, finì per lasciarsi coinvolgere in questa ricostruzione, trasformando la convivenza in un’esperienza totalizzante.

Le lettere dell’epoca mostrano un poeta profondamente legato alle sorelle, al punto da attribuire loro ruoli molteplici: compagne di vita, custodi della casa, figure materne e, allo stesso tempo, creature da proteggere. Un rapporto che, nel tempo, divenne sempre più complesso e difficile da definire.

Il rapporto tra Pascoli e le sorelle: affetto, dipendenza e un equilibrio fragile

Il legame tra Giovanni, Ida e Maria è stato spesso descritto come un intreccio di affetto e dipendenza emotiva. Le lettere conservate negli archivi mostrano un poeta che alternava dolcezza e disperazione, bisogno di vicinanza e improvvisi scatti di distanza.

Maria, la più devota, divenne la presenza costante nella vita del poeta. Ida, invece, rappresentava la parte più luminosa e vitale del trio, quella che Giovanni temeva di perdere.

Quando Ida decise di sposarsi con Salvatore Berti, nel 1895, il poeta visse la scelta come un tradimento. In una lettera alla sorella Maria, scritta da Roma, confessò il dolore per la fine del “nido” che aveva idealizzato per anni. La partenza di Ida segnò una frattura profonda, che mise in luce quanto quel rapporto fosse diventato per lui un punto di equilibrio emotivo.

Maria, rimasta accanto al fratello, assunse un ruolo sempre più totalizzante. Le testimonianze raccontano una convivenza fatta di dedizione assoluta, ma anche di tensioni, sacrifici e momenti di forte ambivalenza.

Giovanni, pur amandola profondamente, alternava parole di gratitudine a frasi dure, quasi a voler scaricare su di lei il peso delle proprie inquietudini. Maria, dal canto suo, accettò quel ruolo fino in fondo, trasformandosi nella custode della memoria del poeta e della loro storia familiare.

Il “nido” pascoliano: tra mito familiare e tormento interiore

Il famoso “nido” evocato da Pascoli nelle sue poesie non fu solo un’immagine letteraria, ma una costruzione reale, nata dal bisogno di ricomporre una famiglia spezzata. Ida e Maria furono le protagoniste di questo progetto, che univa nostalgia, desiderio di protezione e un forte senso di appartenenza.

La convivenza a Massa, negli anni Ottanta dell’Ottocento, fu uno dei periodi più sereni per il poeta. Le sorelle, descritte come “due colombelle”, rappresentavano per lui un rifugio emotivo. Tuttavia, quel legame così intenso portò anche a tensioni profonde, soprattutto quando la vita impose scelte inevitabili, come il matrimonio di Ida.

Il rapporto tra i tre fratelli è stato definito da alcuni studiosi come un “pasticcio a tre”, un intreccio affettivo difficile da incasellare nelle categorie tradizionali. Le lettere mostrano un poeta che oscillava tra bisogno e rifiuto, tra idealizzazione e conflitto.

Maria, rimasta accanto a Giovanni fino alla fine, divenne la custode del suo mondo interiore, ma anche la testimone di un legame che, pur essendo fonte di conforto, portò con sé un carico di sofferenza e sacrificio.

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