“Al mare gli uomini da una parte e le donne dall’altra”

L’estate sta finendo e un anno se ne va
Sto diventando grande, lo sai che non mi va
Una fotografia è tutto quel che ho…

Agli sgoccioli dell’estate, per chi come me è cresciuto nel pieno degli anni ’80 canticchiare la canzone dei Righeira è una ‘tradizione’. E a proposito di fotografie, chi di voi non si è incuriosito guardando una vecchia immagine di Manfredonia con quelle strane palafitte in acqua? Impensabili al giorno d’oggi, per decenni queste costruzioni sono state le ‘cabine’ dei nostri bis-bis-nonni.

Pare siano stati gli inglesi tra fine Settecento ed inizi dell’Ottocento ad avviare la moda che poi si diffuse in tutta Europa di trascorrere l’estate a mare per trarne beneficio. Incredibile, ma vero, prima di allora il mare non era mai stato visto come luogo di svago, nemmeno nelle afose ed assolate giornate estive. Nacquero così appositi lidi, detti bagni o “baracche balneari” (da cui il nome dialettale sipontino di “i bbarracche”).

Manfredonia fu una delle prima città in Italia a dotarsi di stabilimenti balneari e già a metà Ottocento fecero la loro comparsa la ‘Stella Polare’, ‘Torre San Giusto’, ‘Castello Angioino’ (fonte Marco Guerra: Manfredonia, percorso fotografico di una città scomparsa). I lidi di Manfredonia cambiarono più volte nome nel tempo, man mano che mutavano le epoche storiche e con esse le mode, divenendo ad esempio ‘Vittor Pisani’ (della famiglia De Marzo, dal nome di un valoroso ammiraglio veneziano morto nel Trecento a Manfredonia, colto da malattia mentre combatteva contro i genovesi), Risorgimento (poi Titta), la ‘Sirenetta’. Alcuni bagni sono rimasti legati fino ai nostri giorni ad alcune famiglie di Manfredonia diventati nomi storici della stagione balneare, come i Titta e i Tricarico.

Perché i bagni si costruivano a mo’ di palafitta? Per garantire quella che oggi chiameremmo privacy, e per permettere di “godere dei benefici del mare” in totale discrezione. In questo modo, ogni donna e ogni uomo, rigorosamente in maniera separata, poteva raggiungere la palafitta completamente vestito, per poi spogliarsi all’interno di una cabina senza essere visto. Qui vi era una botola sul pavimento, che una volta aperta permetteva di immergersi in totale discrezione, ma sempre in maniera tale che uomini e donne rimanessero separati tra di loro (fonte: Briganteggiando).

Da regolamento comunale del 1865, a Manfredonia non era consentito fare bagni a mare se non a luglio ed agosto, opportunamente muniti di biglietto presso gli stabilimenti. Di tintarella, per almeno quasi un altro secolo, nemmeno a parlarne. La donna ideale doveva sfoggiare una “pelle di luna”, color bianco latte, perché solo chi praticava lavori all’aperto era abbronzato. Dopo la seconda guerra mondiale iniziò un periodo di profondi cambiamenti sociali. Abbronzarsi divenne simbolo di benessere, poiché denotava la possibilità di andare al mare per svago e le cabine si trasferirono progressivamente dal mare sulla sabbia. L’imbarazzo nel vedere i corpi denudati cadde progressivamente e l’idea di andare a mare vestiti divenne semplicemente assurda.

E dopo tutto questo, sono certa di almeno due cose: che dovevo nascere almeno 150 anni fa, così il pallore della mia pelle anche dopo 3 mesi sotto il sole sarebbe finalmente passato inosservato, e che ora potrete guardare con occhi diversi quelle ‘strane’ costruzioni in acqua nelle vecchie foto in bianco e nero di Manfredonia.

Maria Teresa Valente

Exit mobile version