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48mila laureati andati via negli ultimi 10 anni. Solo 3 donne su 10 lavorano in Capitanata

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Il titolo del quotidiano l’Attacco, qualche giorno fa, era eloquente: “Il pozzo senza fondo”: 48 mila laureati sono andati via negli ultimi 10 anni dal nostro territorio. Secondo l’economista sipontino Nicola Di Bari, che da alcune settimane pubblica interessanti analisi sul quotidiano diretto da Piero Paciello, l’economia della Capitanata negli ultimi dieci anni ha perso 1,2 miliardi di euro di PIL (il Pil per abitante è sceso alò 55%, pari a 16mila euro, rispetto a quello del centro-nord che si assesta a 30mila euro). 

Scrive Di Bari: “La Capitanata è diventata una terra triste, invecchiata, rassegnata, ripiegata su se stessa, seduta in attesa di non si sa che. Chi può fugge, chi non può cerca di sopravvivere. Sono stati persi la miglior gioventù e il miglior capitale umano necessario allo sviluppo. Sono rimasti gli anziani, i dipendenti pubblici, i beneficiari di rendite parassitarie e improduttive, un esercito di avvocati e commercialisti senza clienti e prospettive”.

L’autore, in questa analisi molto pessimista ma realista, snocciola alcuni dati che sono eloquenti sullo stato dell’economia della provincia di Foggia. Dal 1980 al 2020, quindi in quarant’anni, il tasso di occupazione è sceso dal 50% al 40,1%. Le due crisi, quelle del 2008 e quella del 2013, dunque in Capitanata hanno finito per segnare in maniera più che negativa l’economia e lo sviluppo del territorio. Il dato sull’occupazione femminile è impietoso: su dieci donne, solamente tre hanno un lavoro in Capitanata: il tasso femminile è passato dal 25,1% nel 1980 al 29,8% nel 2020. 

Questi elementi hanno portato sempre più persone a fuggire via, soprattutto i giovani laureati che erano già andati via per studio e che, inevitabilmente, non sono più tornati nel loro territorio. In dieci anni sono partite più di 48mila persone laureate. Tutto questo, sottolinea l’autore, è da imputare a una classe politica e imprenditoriale poco attenta alle dinamiche dello sviluppo buono del territorio. Il PNRR potrebbe essere un punto di partenza, ma bisognerà vigilare e attuare piani di sviluppo lungimiranti e moderni. 

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