RIFLESSIONE SULL'AVVENTO

Il commento al Vangelo della Domenica a cura di Massimiliano Arena

I DOMENICA DI AVVENTO-CDal Vangelo secondo Luca ( 21,25-28.34-36)In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. UOMINI A TESTA ALTA: QUESTIONE DI AMORE E ONORECamminando camminando, ridendo e scherzando, tra un problema e un alto, tra serate con amici e altro siamo arrivati all’ultimo mese dell’anno, col Natale alle porte e un nuovo anno. Ed ecco arrivare anche il famoso “ Avvento” , che tutti, da bravi bambini che abbiamo frequentato il catechismo, sappiamo esser il periodo che ci prepara al Natale. Ma questo Natale non è lo stesso dell’anno scorso? Sto Gesù non è già nato 2000 anni fa, perché da 2000 anni dobbiamo sempre prepararci a questa nascita? Che senso ha? È da “ stupidi”. In effetti il ragionamento fila, e sono certo che tanti di voi, come me, si sono posti questa domanda almeno una volta. Il bello è che non celebriamo nessuna nascita, quella di Gesù è già avvenuta e ormai per tanti versi è dimenticata. Oggi, ogni anno, questo più dell’anno scorso viene data a noi cristiani la possibilità di rinascere. È una preoccupazione quella che Gesù ha nel parlarci dei segni della distruzione. Dobbiamo ammetterlo, ormai siamo diventati bravi a dare un nome, una conseguenza ad ogni segno, interpretiamo tutto con la scienza e ognuno di noi nel piccolo con l’esperienza. Spesso, ultimamente proprio riguardo alla fine del mondo, ne diamo più del dovuto creando pesantezze. Ognuno di noi ha dei segni che ci proiettano spesso con ansia alla fine delle nostre cose, che sia un esame , un lavoro andato male, un amore che sta per finire, il peso di una scuola o altro. Spesso dinanzi a questi segni cadiamo nel divenire drammaturghi, ci aggiungiamo elementi e li facciamo divenire più “ pesanti “ di quanto già lo siano. Gesù con forza ci indica due imperativi oggi. Non vuole comandare, lo fa con l’autorità dell’innamorato preoccupato: ci dice di camminare a testa alta e avere il cuore leggero, libero da preoccupazioni. Chi davvero è immerso in problemi certamente sentirà naturale rispondere “ e ti pare facile”, ma Gesù non parla solo, ma vive accanto. L’avvento significa “ colui che viene”, Dio che si fa accanto a me. Esistono 3 modi di Dio per farsi accanto a me: 1’ha già fatto, 2000 anni fa, ha fatto una storia concreta umana, dove da uomo ha vissuto ciò che da Dio ha insegnato. La 2 è quella che oggi io, col mio carico di segni di vita, positivi e negativi, posso intrecciare con Lui, col suo Vangelo e ridare un nome alla mia storia, con Lui accanto che mi accompagna. La 3 è quella verso cui mi condurrà, quella che ha promesso a chi lo segue. Il cristiano , colui che è innamorato di Gesù. e si lascia amare da Lui, è uno che cammina a testa alta perché non è solo, ha delle promesse, ha un futuro, che Dio gli ha promesso, ha un Dio che si è fatto storia accanto a se. Ha il cuore leggero perché sa rivedere le sue priorità, sa dare un nome al tutto. Ogni azione umana che viviamo, ogni scelta e relazione, non è mai la nostra priorità, nulla ci soddisferà a pieno, nulla e nessuno, Se ammettiamo questa verità lasciamo a Dio avere la priorità, a Lui e alla Sua Parola. Allora la nostra storia non finisce con noi, ma è nelle sue mani. Sperare è avere la forza di guardare un futuro e cercare di costruirlo, senza fermarsi mai, un futuro che per noi non è da inventare o immaginare, ma da accogliere, un futuro che ci è stato donato da Dio. Coraggio, camminiamo come uomini veri, a testa alta, eliminando la drammatizzazione, abbandonandoci a Lui, rileggendo le nostre priorità con Lui, e divenendo persone col cuore leggero per amare, e avere l’onore, il privilegio dei figli di Dio! BUONA DOMENICA