![]() | | | Messaggi | Apparire o essere?  di Daphne, il 19 feb 2008 alle 20:00 A mio parere è meglio essere e apperire chi realmente si è!!!Ank se nn è semplice per tutti xk ci vuole coraggio ad essere se' stessi fino in fondo in tutti i casi...Purtroppo certa gente riceve troppe pressioni dal mondo ke ci vuole sempre piu' PERFETTI,da nn riuscire ad esternarsi completamente.  | DaphneMessaggi: 43 Iscritto il: 13 feb 08 |
| Apparire o essere?  di Pumbaa, il 19 feb 2008 alle 22:29 Oggi si tende piu ad apparire che essere... xò in fin dei conti... se ci pensiamo bene, i veri uomini( presi km genere umano) si vedono davanti alle situazioni concrete!
Uno ke solitamente vuol APPARIRE, a volte stupisce di piu di uno che vuole far crede di ESSERE!  | PumbaaMessaggi: 716 Iscritto il: 02 ago 07 |
| Apparire o essere?  di antimodeejay, il 19 feb 2008 alle 23:39 Il problema dell’essere o apparire, inteso come le modalità dell’animo e la voglia di fare apparire queste in modo diverso dalla verità con lo scopo di affermarsi nella società, e forse un modo di pensare consumistico che è dato dall’eguaglianza “io sono = ciò che ho e ciò che consumo”.
Per quanto concerne l’esistenza riporterei la filosofia di Kierkgaard. Lui suddivideva l’esistenza in stadi tra i quali appunto “lo stadio estetico”. Questo stadio è la forma di vita in cui l’uomo “è immediatamente ciò che è”, in altre parole l’uomo rifiutando ogni impegno continuato, cerca l’attimo fuggente della propria realizzazione all’insegna della novità e dell’avventura.
L’esteta si propone di fare della propria vita un’opera d’arte dalla quale sia bandita la monotonia e trionfino le emozioni forti. Però al di là della sua apparenza gioiosa e brillante, la vita “estetica” o meglio l’apparenza, è destinata alla noia e secondo me al fallimento esistenziale. Perché questo? Dice Kierkgaard che vivendo attimo per attimo ed evitando il peso di scelte impegnative (ovvero scegliendo di non scegliere) finisce per rinunciare ad una propria identità per finire per avvertire un senso di vuoto della propria esistenza.
Credo che scegliere per me significhi esistere. Infatti la scelta non è una semplice manifestazione della personalità ma costituisce la personalità stessa. Questo momento Kierkgaard lo chiama “stadio etico”, cioè il momento nel quale l’uomo scegliendo di scegliere, ossia prendendo una responsabilità della propria libertà, si impegna in un determinato compito. Questo stadio implica al posto della ricerca dell’eccezionalità dell’uomo comune, la scelta della ricerca della normalità e della semplicità. Penso che sia l’esistenza dell’avere, sia l’essere costituiscono le potenzialità della natura umana e che per natura e per spinta biologica alla sopravvivenza siamo più propensi alla modalità dell’avere. Anche qui trovo delle forti analogie con Kierkgaard. Infatti parla della “disperazione” come rapporto dell’uomo con se stesso << Se l’io vuol essere se stesso, non giungerà mai all’equilibrio; al contrario se non vuol essere se stesso urta anche qui in un’ impossibilità di fondo >>. In entrambe le direzioni ci si imbatte però nella “disperazione” perché è “il vivere la morte dell’io”, in altre parole la negazione del tentativo umano di rendersi autosufficiente ed evadere da sé. Il filosofo troverà poi la soluzione di questa disperazione nella fede, riconoscendo quindi la dipendenza dell’uomo da Dio. Egoismo e Pigrizia non sono le uniche propensioni dell’essere umano.
Qui rispondo riassumendo che l’uomo per non essere egoista deve ritenersi non autosufficiente, ma dipendente da Dio e compiere scelte responsabili in relazione a che sta peggio, quindi a personificarsi non come amico ma come unità dell’essere. Il desiderio dell’uomo “di apparire avendo” non lo porterà “al centro di gravità permanente”, la personalità va trovata nell’essere come scelta responsabile ed immutevole nel tempo in relazione all’unità e non all’unicità della natura umana in quanto tutti dipendiamo da Dio, lasciando stare la personalità dell’apparenza in quanto “il sonno della ragione produce mostri” (Francisco Goya) basta che si vede che non l'ho scritto io ciao | antimodeejay non fa più parte della community |
| Apparire o essere?  di malukia, il 20 feb 2008 alle 00:42 ...AZZO MENTRE LO LEGGEVO MI DICEVO...MA ANTIMODEEJAY E' PROPRIO UN FILOSOFO....POI ALLA FINE IL BLUFF.....
PERò KIERKGAARD ERA PROPRIO MITICO...ANCHE SE NON L'HO AMATO MOLTO A SCUOLA.....
INFATTI QUASI NON ME LO RICORAVO....
BEL POST....QUOTO...... | malukiaMessaggi: 800 Iscritto il: 02 set 07 |
| Apparire o essere?  di antimodeejay, il 20 feb 2008 alle 00:43  | antimodeejay non fa più parte della community |
| Apparire o essere?  di KENSHIRO, il 20 feb 2008 alle 01:11 kome è bello fare kopia e inkolla su wikipedia...vero antimo???scommetto ke d tutto ciò ke hai scritto nn ne hai letto nemmeno una riga...  | KENSHIROMessaggi: 1686 Iscritto il: 22 nov 07 |
| Apparire o essere?  di StylAx, il 20 feb 2008 alle 04:05 Quante risposte a questo topic...è un argomento che scotta...tutti siamo noi stessi ma alla fine siamo tutti standardizzati in categorie una ben diversa dall'altra...
Apparire serve nel nostro mondo. Serve nel lavoro, nel sociale, negli affetti. Proponendoti la mia immagine io ti dico chi sono. L'ipocrisia è un altro discorso quindi nn tiratela in mezzo.
Quindi concludendo, dobbiamo far apparire il nostro essere in un mondo dove l'essere è bandito.
Sembra difficile?Mah io nn credo. Guardatevi dentro ragazzi e capirete che quello che conta è apparire a noi stessi. E nn il te stesso che guardi ogni mattina allo specchio, ma quello chiuso da qualche parte nella tua anima.
Cmq quoto Ralph e Malukia mi piace il vostro punto di vista  | StylAxMessaggi: 58 Iscritto il: 16 feb 08 |
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