salta menù

 

 

 

 Pseudonimo 
 Password 

 

 

 

Forum


Opinioni / Attualità
Pagine:  [1] 2 3 4 5 6 7 8 9 successivo »
  La Chiesa e i separati
Nuova replica Replica
  Messaggi
La Chiesa e i separati
Postato di Naciketas, il 23 giu 2008 alle 10:03
A volte i genitori comunicano con i figli in modo pradossale: a livello esplicito danno un messaggio mentre ad un diverso livello (non verbale, ad esempio) danno un messaggio opposto. E’ la nota teoria del double bind di Gregory Bateson e degli autori della scuola di Palo Alto. L’esempio classico è quello della madre che invita il figlio ad abbracciarlo ma si irrigidisce quando questi tenta di farlo. Come è noto, Bateson ipotizza un rapporto causale tra la presenza del double bind in un contesto familiare è l’insorgere della schizofrenia.
La Chiesa è una grande famiglia per chi ne fa parte. E’ la Madre. Il fatto di essere la Madre, e non una madre comune, non la mette al riparo dalle patologie comunicative. Anche la Madre spesso comunica male con i propri figli. Anche la Madre casca del double bind. Anche la Madre, si direbbe, spinge alla schizofrenia.
Consideriamo quanto affermato ieri dal papa sui separati. La condizione dei separati e di altri soggetti (gli omosessuali, ad esempio) nella Chiesa cattolica mi ha sempre lasciato perplesso. Perché una persona accetta di restare in una istituzione che la disprezza? Perché starsene in un angolino, rasente ai muri, quando si potrebbe lasciare la Chiesa e diventare valdesi o evangelici? Le parole del papa aiutano a trovare una risposta. I separati non possono accostarsi all’eucarestia, ha detto, perché continuano a peccare. “Il peccato grave si oppone all’azione della grazia eucaristica”. Cioè: non puoi prendere l’ostia perché sei talmente immondo, che la tua sporcizia vanifica l’azione della grazia che sta nell’ostia. Se il discorso finisse qui, la cosa sarebbe chiara. La Chiesa, caro separato, non ti vuole. Fattene una ragione. La Madre ti rifiuta. Ma il papa non si limita a dire questo. Aggiunge che quelli che, essendo così immondi, non possono ricevere l’eucarestia, tuttavia troveranno “nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”. Tu sei immondo, ma vuoi avere l’ostia, vuoi accostarti all’eucarestia. Per questo, benché tu faccia così schifo da non poter prendere l’ostia, il fatto che tu voglia prenderla ti salva. Tesi che è al di fuori di qualsiasi logica, perché delle due l’una: o sei immondo, immerso nel peccato, e allora nemmeno il desiderio dell’eucarestia ti salva; oppure il desiderio del’eucarestia ti purifica, vince il peccato - ed allora è giusto che ti venga concesso di accostarti all’eucarestia. Tertium non datur, a rigor di logica. Ma la Chiesa, si sa, se ne infischia della logica. E’ una Madre, e come tutte le madri a volte è amorevole, a volte distante, a volte le due cose insieme. In questo caso, la Madre fa il volto arcigno, ti guarda con freddezza, ti dice che è meglio se stai alla larga; e al tempo stesso ti chiede di desiderarla, di volere il suo abbraccio impossibile. Per fartelo desiderare, ti lascia uno spiraglio, una speranza tenue che non cambia realmente il suo rifiuto. Se non lo facesse, tu le volteresti le spalle. Conquisteresti la maggiore età. E lei avrebbe un figlio in meno. Così, invece, lei ti tiene legata a sé pur nel rifiuto. Ti permette di entrare in chiesa, ma non di accostarti all’altare. Ti lascia in un angolo, rasente ai muri, timido e colpevole, amato e odiato, accettato e rifiutato. Minacchiato dalla schizofrenia.

[Dal mio blog.]
Naciketas

Messaggi: 722
Iscritto il: 14 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di TaylorDumm, il 23 giu 2008 alle 10:55
Beh umiliare, sottomettere e ridurre all'obbedienza è da sempre l'obiettivo della chiesa... se uno è credente difficilmente riuscirà a voltare le spalle alla chiesa dopo un divorzio e accetterà di essere trattato come feccia pur di potersi ancora aggrappare a qualcosa da cui si sentiva sostenuto...

Ma continuate pure ad alzarvi e a sedervi a comando, esseri umani ammaestrati :)
TaylorDumm
non fa più parte della community
La Chiesa e i separati
Postato di Pallina87, il 23 giu 2008 alle 11:08
Apparentemente, la questione del divorzio e delle seconde nozze è semplice. L’indissolubilità del matrimonio, infatti, è un comandamento evangelico fondato sulle parole di Gesù: "Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie... e ne sposa un’altra commette adulterio" (Matteo 19,9). Sulle questioni dottrinali, però, l’apparenza talvolta inganna. La faccenda è decisamente più complicata di quanto appaia. Tant’è che un gran numero di teologi cattolici continuano a interrogarsi sulla questione della distruzione del matrimonio sacramentale, con tutte le sue conseguenze, compresa la sorte dei coniugi separati che desiderassero delle seconde nozze. Vari episcopati nazionali hanno dovuto emanare regolamenti o documenti pastorali. E anche il Vaticano sente periodicamente la necessità di tornare sull’argomento per ribadire la posizione della Chiesa. Il Magistero, specialmente a partire dalla "Familiaris consortio" del 1981, si è andato precisando in maniera sempre più netta: il matrimonio sacramentale, se "valido" dal punto di vista canonico, è indissolubile. Né la Chiesa né il Papa hanno la potestà di cambiare questa legge che, appunto, deriva dalle "ipsissima verba" del Signore. Ragion per cui i divorziati risposati, pur non essendo esclusi completamente dalla comunità ecclesiale, non possono accostarsi all’Eucaristia. Non possono fare i catechisti in parrocchia o gli insegnanti di religione nelle scuole. Non possono fare da padrini nei battesimi e nelle cresime. Non possono essere membri di consigli pastorali parrocchiali o diocesani. Tutto risolto e caso archiviato, dunque? Pare proprio di no. Nelle nostre società occidentali il numero dei divorzi continua a crescere. In Italia erano 14.460 nel 1982, mentre quindici anni dopo, nel 1997, erano 33.342. Per non parlare delle separazioni legali: nel 1977 erano soltanto 7 su 100 matrimoni celebrati nello stesso anno; nel 1997 erano 22 ogni 100. Praticamente un matrimonio su cinque va in crisi. Con queste cifre si capisce perché quella dei divorziati, anche dal punto di vista teologico e pastorale, rimanga una questione scottante. E si capisce, soprattutto, perché anche le massime autorità della Chiesa sentano il dovere di fare i conti lealmente con un nodo delicato dal punto di vista dottrinale, ma anche sovraccarico delle sofferenze e dei dilemmi che riguardano centinaia di credenti.


Ultimamente, a gettare il sasso nello stagno è stato il cardinale Joseph Ratzinger. Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha firmato un’introduzione a un volumetto che raccoglie studi e contributi "Sulla pastorale dei divorziati risposati" (Libreria editrice vaticana, 1998). E ha fatto colpo sulla stampa internazionale. Nel suo intervento, Ratzinger ribadisce e precisa la tradizionale posizione della Chiesa. Ma poi aggiunge una considerazione che a molti è sembrata un’apertura: "Ulteriori studi approfonditi", afferma il cardinale, "esige la questione se cristiani non credenti – battezzati che non hanno mai creduto o non credono più in Dio – veramente possano contrarre un matrimonio sacramentale. In altre parole: si dovrebbe chiarire se veramente ogni matrimonio tra due battezzati è ipso facto un matrimonio sacramentale". Il ragionamento del prefetto è questo: dal momento che la fede è parte dell’essenza del sacramento, "l’evidenza della non fede" ha come conseguenza che il sacramento non si realizzi. E visto che, secondo il Codice di diritto canonico del 1983, "anche le dichiarazioni delle parti hanno forza probante", non è impensabile che in un prossimo futuro, per ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio da un tribunale ecclesiastico, i coniugi possano presentarsi con una dichiarazione in cui affermano che al momento del "sì" all’altare non avevano la fede. Le parole di Ratzinger sono misurate e prudenti. Richiamano alla necessità di nuovi "studi approfonditi". Ma se questa ipotesi passasse, sarebbe una rivoluzione. Basta fare qualche calcolo "a spanne": in Italia circa l’80% dei matrimoni viene celebrato con rito religioso; è noto che i credenti praticanti sono circa il 30% della popolazione. Ne consegue che migliaia di coppie sposate in chiesa – quantomeno tutti coloro che fossero disposti ad affermare pubblicamente di non credere in Dio – avrebbero buone probabilità di ottenere la dichiarazione di nullità da parte di un tribunale rotale.


Come è stato accolto negli ambienti teologici italiani l’intervento del cardinale? E a che punto è il dibattito oggi? Don Franco Ardusso, docente alla Facoltà teologica di Torino, dice: "L’apertura del cardinale non è del tutto una novità, dal momento che se è vero che i sacramenti sono sacramenti della fede, è chiaro che se non c’è fede non può esserci neppure sacramento. In passato si presumeva che due battezzati che desideravano sposarsi in chiesa fossero sempre dei credenti. In realtà, oggi, questa è un’ipotesi tutta da verificare. Certo, bisognerebbe fare la verifica prima di celebrare il matrimonio. E probabilmente qui c’è un po’ di superficialità da parte dei sacerdoti che magari "sbrigano la pratica" in modo formale. D’altronde è anche un esame difficile, perché ovviamente la fede non si può misurare in maniera scientifica. Ha ragione Ratzinger a dire che servono ulteriori studi. Dopodiché servono delle regole chiare per tutti. Altrimenti ci troveremo sempre nella situazione confusa di oggi, per cui si può incontrare un prete rigidissimo nell’ammissione degli sposi al sacramento e un altro assai lassista". "Detto questo, però", aggiunge Ardusso, "c’è da notare che il discorso del cardinale Ratzinger riguarda soltanto i battezzati che non sono credenti. Rimane il problema di cosa fare con i cattolici seri, praticanti, che hanno avuto la sventura di vivere il dramma del divorzio. È vero che l’attenzione pastorale nei loro confronti non può condurre a compromessi con la verità, come ricorda la Congregazione per la dottrina della fede. Ma la verità va vista "in situazione", senza cadere con questo nell’"etica della situazione". C’è la verità di un principio, ma probabilmente c’è anche la verità di persone che vivono situazioni che vanno attentamente considerate".



Proprio nell’aprile di venti anni fa la Conferenza episcopale italiana approvava una Nota su "La pastorale dei divorziati risposati" in cui si dice che questi ultimi "devono volentieri lasciarsi coinvolgere in tutte quelle opere materiali e spirituali di carità che edificano la comunità ecclesiale". Un riconoscimento che però, afferma Cirimbelli, "lascia dell’amaro in bocca, perché ci si sente accolti a metà: è come invitare qualcuno a pranzo ma poi dirgli di non toccare cibo. Io sono arrivato alla consapevolezza che l’Eucaristia non è l’unico canale di salvezza. Ma quanti come me hanno avuto la fortuna di poter fare questo cammino?". Non molti, probabilmente. Anche perché esperienze come quella della diocesi di Bolzano si contano sulle dita di una mano: Vicenza, Trento, Como e poche altre. Molti parroci, spesso interpellati da storie di coppie nate, cresciute, sposate e fallite in parrocchia, si sono inventati dei percorsi di inserimento nella vita di comunità.

Altri sacerdoti, invece – come spiega lo strumento di lavoro sulla "Crisi di coppia", realizzato a Trento per "Responsabilizzare le comunità cristiane sul disagio relazionale degli sposi"–, sono tanto "impegnati nei compiti legati all’azione pastorale" da correre "il rischio di slittare da una pastorale di comunione a una pastorale di efficienza organizzativa" e "di non avere più il tempo da dedicare alle relazioni interpersonali". Una conferma in questo senso viene dalla tesi di licenza sostenuta da Giuliano Trevisiol alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale lo scorso anno: "Si ha l’impressione che la pastorale delle persone che vivono situazioni matrimoniali irregolari sia un "capitolo taciuto" della pastorale". Sulla base di un sondaggio somministrato a 247 parroci e 43 vicari parrocchiali di una diocesi del Nordest, Trevisiol constata "una reale sottostima del fenomeno. L’atteggiamento di approccio dei presbiteri", dice, "sembra essere caratterizzato dalla occasionalità e quasi sempre avviene in situazioni istituzionali (sacramento dei figli 46%, visita alle famiglie 37%, confessione 7%, a richiesta degli interessati 5%)".

Solo il 12 per cento dei sacerdoti intervistati dichiara di aver assunto come preciso impegno pastorale l’incontro diretto con queste persone. Circa le indicazioni magisteriali sulla non ammissione alla comunione dei divorziati risposati, per il 52% da un punto di vista dottrinale la linea "non può che essere questa", anche se pastoralmente solo il 15% dei preti la ritiene corretta ed equilibrata. Per il 46% dovrebbe essere più flessibile, mentre per il 19% essa non è per niente adeguata ad aiutare le persone. Restando in questo ambito, il 47% degli intervistati concede l’assoluzione e quindi permette l’accesso dei divorziati risposati all’Eucaristia "in determinati casi" o in mancanza di colpa da parte dell’interessato. In altri casi vescovi e pastori consigliano alla persona che si sente in coscienza a posto di fronte a Dio di accedere direttamente all’Eucaristia.
Pallina87

Messaggi: 2117
Iscritto il: 06 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di Pallina87, il 23 giu 2008 alle 11:22
http://www.we-are-church.org/it/mondo/divorzMC2.htm


lo so è lungo da leggere il post precedente ma sono pezzi tratti dal link sopra scritto...

Insomma non è facile farsi un'idea di come la chiesa affronti il problema...o meglio si capisce che è molto in difficoltà nell'affrontarlo.....i divorzi sono sempre di puù......
nessuno ci obbliga a sposarci in chiesa...chi lo fa lo dovrebbe fare perchè ci crede davvero in quel sacramento e quindi se ci crede davvero dovrebbe anche cercare di far di tutto per non andargli contro.............
Ma purtroppo le situazioni di oggi sono sempre più diffici.....allora ecco che si avanza la giusta teoria che andrebbero valutate le situazioni in se per se............
IO NON SONO DìACCORDO SUL FATTO CHE UN DIVORZIATO CREDENTE NON POSSA PIù ACCOSTARSI ALL'EUCARESTIA....................però c'è da dire che sta alla sensibilità di ogni singolo prete di ogni parrocchia trattare l'argomento............ci sono parrocchie che si occupano attivamente della questione e forniscono sostegno morale ai divorziati....ma ne sono pochissime............

La chiesa di canto suo non può da un giorno all'altro passare da un atteggiamento chiuso ad uno molto permissivo sulla questione...però già il fatto che riconosce di aver bisogno di ulteriori studi sulla questione perchè così non va....già che qlc inizia a muoversi....ma purtroppo è molto lenta.........

Cmq oggi...più di ieri cercano di annullare sempre a più persone il matrimonio sacramentale per far si che queste possano risposarsi e accostarsi nuovamente ai sacramenti...ma ripeto non può passare di colpo ad un atteggiamento molto permissivo..............

Cmq leggete quel post...forse darà qlc idea sul fatto che all'interno della chiesa stessa qlc si muove..........
Pallina87

Messaggi: 2117
Iscritto il: 06 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di Naciketas, il 23 giu 2008 alle 11:25
Pallina, vabbe' che sono in ferie, ma fare una sintesi no?
Naciketas

Messaggi: 722
Iscritto il: 14 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di Pallina87, il 23 giu 2008 alle 11:28
scusate volevo dire andate a quella pagina web e leggetela...se vi va...
Pallina87

Messaggi: 2117
Iscritto il: 06 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di TaylorDumm, il 23 giu 2008 alle 11:31
Non leggo nulla che contenga più di 300 caratteri su un forum :P cmq penso che siamo d'accordo...
TaylorDumm
non fa più parte della community
La Chiesa e i separati
Postato di trottolina66, il 23 giu 2008 alle 11:40
io convivo ed anch'io secondo la chiesa sono una peccatrice però frequento una parrocchia gestita da cappuccini che non hanno avuto nulla da obiettare sul fatto che mi comunicassi, ho spiegato che il mio compagno nn crede... penso che la chiesa debba rivedere tante posizioni...
trottolina66

Messaggi: 152
Iscritto il: 03 ago 07
La Chiesa e i separati
Postato di Pallina87, il 23 giu 2008 alle 11:41
Pallina87

Messaggi: 2117
Iscritto il: 06 feb 08
La Chiesa e i separati
Postato di venusinfur, il 23 giu 2008 alle 12:26
Non è una novità che le posizioni della chiesa cattolica sono state e continuano ad essere ancora oggigiorno assurde , bigotte ed incoerenti a dei livelli indicibili.Si è perdonato e si continua a "perdonare" tutto in nome di Cristo, assassini ,ladri,... ma non persone che hanno portato e potrano avanti una " libera" e spesso sofferta scelta ", riguardante,tra l'altro, unicamente la loro sfera personale !Che grande esempio di amore e fratellanza ma soprattutto di civiltà! Considerare una persona separata/divorziata come "peccatore"...meno male che non c'e più l'Inquisizione, ma purtroppo grande differenza non c'e n'e', anche adesso, nel 2008. Purtroppo la Chiesa è rimasta " chiusa" nel suo oscurantismo medioevale , pertanto è completamente fuori dal contesto sociale e con il suo comportamento autolesionista, non fa che sortire l'effetto contrario di ciò a cui aspirerebbe, essa divide, allontana... La chiesa cattolica continua a ''squalificare'' gay, coppie di fatto, cittadini laici e conviventi, etero e gay, dal terreno della discussione definendo questi come ''pericolo'' come minaccia per i ''valori'', per la famiglia o per la vita.
La chiesa nega che la società abbia un multi culturalismo, vuole imporci radici cristiane, mentre la nostra società è multiculturale, multirazziale, laica.
Ogni giorno c'è un attacco continuo alla omosessualità,all'aborto, al divorzio, all'eutanasia, da parte della Chiesa Cattolica con toni di minaccia, scomunica, ed apocalisse, invadenza nel campo della legislazione civile,non se ne può davvero più!!!La nostra democrazia liberale si basa su principi di rispetto della libertà altrui e la chiesa non deve assolutamente interferire , ne tantomeno limitare tali diritti.
La Chiesa propone una verità che esclude quella degli altri: E' una monarchia assoluta, anzi una teocrazia assoluta. I sudditi che non la pensano come il "re" sono fuori, una volta li bruciavano, ora sono teologicamente fuori,ma sapete che c'è di nuovo...Chi se ne sbatte di essere" scomunicato", di essere rifiutato da una tale "Madre"...preferisco essere orfana!!!!
venusinfur

Messaggi: 1547
Iscritto il: 11 gen 08
  La Chiesa e i separati
Nuova replica Replica
Pagine:  [1] 2 3 4 5 6 7 8 9 successivo »
Opinioni / Attualità

 

 

 

Associazione "ilsipontino.net" - CF: 92032890714 - Testata Giornalistica reg. n. 7/07, Trib di Foggia in data 24.04.07

www.ilsipontino.net - www.ilsipontinotv.net - www.ilsipontino.it