Federico Aldrovandi  di AndyCapp, il 15 feb 2008 alle 10:24 Articolo preso da estense.com
Ieri c'è stata un'altra udienza, dove sono stati ascoltati i poliziotti coinvolti.
Buona lettura...
Il vice questore contraddice il capo delle volanti
Processo Aldrovandi, il valzer delle discordanze
Una testimonianza che sembra quasi il contrario dell’altra. Se è possibile, le dichiarazioni del vicequestore Gennaro Sidero rese ieri al processo Aldrovandi sono servite a confondere ancor di più le idee su quanto accadde nelle ore immediatamente successive alla morte di Federico.
Dopo l’esame del dirigente della sezione Volanti all’epoca dei fatti (settembre 2005), è stata la volta dell’ispettore di polizia giudiziaria Marco Pirani ad essere sentito dalla parti. Pirani ricevette il 16 gennaio la delega verbale da parte del procuratore capo Severino Messina per le indagini, in quel momento ancora in mano alla pm Maria Emanuela Guerra. Da notare che in quel momento il caso Aldrovandi era già finito sulle cronache nazionali. L’ispettore viene sentito in merito ai diversi sistemi orari (sfasati gli uni dagli altri di due e quattro minuti) delle centrali di polizia, carabinieri e 113.
È stato poi il turno del dirigente della squadra mobile Pietro Scroccarello, che ha seguito l’evoluzione di quanto stava avvenendo a livello di primissime indagini attraverso le telefonate dell’ispettore della Mobile Alessandro Cervi, già sul posto. Scroccarello, su disposizione del questore, dalle 10 in poi si occupò di “ricostruire le ultime 24 ore antecedenti alla morte del ragazzo”. Alle domande delle parti civile Scroccarello risponde che “nell’immediatezza del decesso non fu ipotizzata una morte per droga: il primo passo da fare era quello di svolgere indagini per accertare il contesto”. Di qui i contatti con gli amici di Federico e le prime convocazioni degli stessi in questura. Quanto agli atti di autolesionismo, il comandante spiega che “si trattò di una conversazione tra 112 e 113, nella quale il carabiniere sintetizzò a modo suo, equivocando, il contenuto di una segnalazione. Già il giorno dopo l’equivoco venne chiarito”.
Fin qui nulla di rilevante, come d’altronde potrebbero essere le parole dette successivamente da Gennaro Sidero, se non contraddicessero in numerosi punti quanto riferito poche ore prima da Marino. Prima di tutto il dirigente della polizia esordisce dicendo che si trovava in via Ippodromo “con la funzione di rappresentare il suo ufficio, senza alcuna funzione di polizia giudiziaria”, pur essendo in quel momento il più alto in grado presente sul posto. Secondo il vicequestore vicario fu proprio il capo delle volanti che, al suo arrivo in via Ippodromo, gli comunicò di “aver già chiamato il questore, informato il pm di turno e allertato la medicina legale (secondo Marino fu Sidero a ordinargli ogni passaggio, ndr)”. Qualche tempo dopo sarà sempre Marino a riferirgli che “il pm non sarebbe venuto, nemmeno dietro l’invito di andarla a prendere in macchina”. Lui aggiunge: “non mi era mai capitato che in un caso del genere il magistrato non si recasse sul posto”.
Anche riguardo alle tracce ematiche sull’asfalto la versione è completamente diversa: “Notai – ricorda Sidero – piccole macchie sull’asfalto vicino al corpo e una sotto la testa, dalla parte destra del viso; una macchia che poi sui allargò dopo l’intervento del medico legale”. Sidero spiega anche la famosa “scrollata di spalle” ricordata in aula dall’ispettore della Digos Nicola Solito: “non ricordo il gesto, ma se l’avrò fatto, sarà stato per dire che non ne sapevo nulle”.
Alla serie di discordanze dalla versione offerta da Marino si aggiunge il fatto che “né gli operatori né il comandante delle volanti mi dissero nulla a proposito di quanto riferito dal medico del 118 (che secondo Marino avrebbe detto ai quattro imputati “questo è strafatto di coca”, ndr)”. Al suo arrivo poi “le indagini e la ricerca di testimoni intorno erano già iniziate”.
Anche lui, sempre a differenza di Marino, nota delle “ecchimosi sul volto del giovane”. Nulla di strano, secondo il vicequestore, dal momento che “non si può pensare che una immobilizzazione avvenga senza una adeguata energia fisica”.
Anche per quanto riguarda le foto scattate dalla medicina legate “furono fatte sicuramente prima dell’intervento e, immagino, anche dopo”:
L’ultima nota discorde riguarda il registro delle volanti: “la prima volta che lo vidi fu nel marzo 2007 quando il nuovo questore Savina mi disse di conservarlo”. Altra richiesta di Savina fu la verifica delle forniture di manganelli alla questura: “i due rotti appartenevano risalivano al 1986 o 1989”.
L’ultimo ad essere ascoltato è stato l’ispettore della Mobile Alessandro Cervi, il poliziotto incaricato di “occuparsi” del cellulare. Arriva dal giudice Caruso una domanda di chiarimento: “lei, in qualità di unico rappresentante della squadra mobile, era l’unico cui spettava di fare le indagini (all’Upg competeva il compito di “cristallizzare la situazione”, ndr); come mai vengono fatte invece dai suoi colleghi delle volanti che appartengono allo stesso reparto dei quattro agenti intervenuti nella colluttazione?”.
Una domanda che lascia capire come, in questo rimpallo di responsabilità, sia sempre più difficile trovare il classico bandolo della matassa.
La prossima udienza è fissata per il 29 febbraio. In aula, tra gli altri testimoni, comparirà anche l’ex questore di Ferrara Elio Graziano. | AndyCappMessaggi: 330 Iscritto il: 04 set 07 |