Natha.it13 aprile 2008
IV domenica di Pasqua
[1]«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. [2]Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. [3]Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. [4]E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. [5]Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». [6]Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. [7]Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. [8]Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. [9]Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. [10]Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Suona male la similitudine delle pecore. Ci fa pensare, magari ci dà fastidio. Non ci immaginiamo proprio come questa mandria di animali più o meno stupidi che tracciando silenziosamente la stessa strada, si lascia condurre, guidare, manipolare dal pastore. Noi non siamo nella massa, non vogliamo esserlo per nessun motivo. A volte facciamo il contrario di ciò che la società tenta di consigliarci, di proporci, solo per rendere meno sbiadita l’individualità offuscata dal perbenismo, dal contratto sociale, dalle abitudini comode dell’economia e della cultura. Ci teniamo stretta la nostra individualità, scadendo talvolta nell’individualismo, che ci distrugge dentro e ci fa percepire indispensabili a noi stessi. Forse ha ragione il filosofo Galimberti quando parla del nostro tempo come il “tramonto malvagio che, a fine giornata, contempla solo il lavoro vano e il nulla che ne ha generato”. Scusatemi se alzo un po’ il tono, ma sono convinto che a volte conviene fermarsi a pensare, per non rischiare di parlare a vuoto. Gesù parlò di pastori e pecore, e annota l’Evangelista Giovanni: “quelli che lo ascoltavano non capirono che cosa diceva loro” (v. 6), quindi parlò di nuovo, più chiaramente: “Sono io la porta, e chi entra in me sarà salvo”. Non parla di regole, non fa una lezione di etica, non scrive il manuale del “bravo cattolico”: si propone come Padre, come Madre, come senso che riempie ogni domanda di vita, di amore, di sofferenza. Si dichiara Padre, e questo ci costringe a considerarci figli. Pericoloso parlare di paternità nella nostra società “senza padri”, appiccicata parassitamente alle ideologie più o meno nascoste della politica, dell’economia, dell’umanità consumata e non spesa. Ma peggio ancora chi tra noi non si lega a nulla, neanche a questi surrogati di padre, e sprofonda tragicamente perché si sente la vita appiccicata addosso.
Quando mi riconosco figlio non limito la mia autonomia, ma ricevo un nome proprio, unico, definito perché affidato a me soltanto per un progetto. Nella Bibbia spesso Dio è “il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe”, perché mentre questi uomini fondano il loro presente e futuro su questo Padre, egli stesso, il Padre, è Dio perché esce da sé, dalla sua solitudine e decide di donare tutto all’uomo.
Pensaci per un attimo: tu sei il sogno di Dio, il suo primo pensiero d’amore, un palpito del suo cuore; ogni tuo respiro è un suo sorridere, ogni volta che ti innamori della vita, del mondo, di una persona Dio non sta nella pelle dalla gioia. È questa la paternità che ti offre, che ti propone: anche quando le cose non vanno, e scappi di casa perché non ce la fai più a sopportare le paranoie della vita, o la fatica del lavoro duro, della fedeltà, lui non ti lega alla sedia, non ti ricatta: ti aspetta invecchiando alla porta, certo che prima o poi tornerai. Quando riconosce da lontano la tua camminata affannosa ti corre incontro, non ti rinfaccia i tuoi peccati, ti abbraccia.
“Finalmente sei tornato, ti dice, ti stavo aspettando…!”.
di Emanuele Spagnolo
Associazione "ilsipontino.net" - CF: 92032890714 - Testata Giornalistica reg. n. 7/07, Trib di Foggia in data 24.04.07
www.ilsipontino.net - www.ilsipontinotv.net - www.ilsipontino.it