In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Ecco chi non si schifa di amare lo schifo…
Ecco una delle pagine evangeliche più famose…poche cose ci ricordiamo del catechismo, quando il tempo non passava mai, spaparanzati su scomode sedie in stanze spersonalizzate; poche cose ci ricordiamo di quegli anni: qualche preghiera imparata a memoria, la storiella del figlio giovane che torna a casa dopo aver fatto la bella vita, magari i comandamenti, e poi le regole, la morale, ciò che si deve e non si deve fare, ciò che è bene e male…in fondo questo ci fa venire in mente Dio: è pratico perché fissa dei paletti che ci tengono stretti al cancello di casa, ci rendono “perbene” (spesso sinonimo di bacchettone!), ci incollano al pavimento senza diritto di espressione e creatività.
Oggi Gesù non detta regole, non indica strade: vede la folla attorno a sé…storpi, cechi, malati terminali, e poi assassini, ladri, prostitute…c’era davvero di tutto tra quei volti stanchi e consumati dalla fatica di vivere dignitosamente, per portare a casa la pagnotta, logorati dalla vergogna di sguardi indiscreti e violenti, da uomini violenti, da una società perbenista ed ipocrita. Gesù sale sulla montagna (luogo di incontro con il Padre) e comincia a sparare cose grosse: beati i poveri, beati quelli che piangono, beati i miti, beati i costruttori di pace…beati: benedetti da Dio, amati da Dio, scelti. Come Israele, il popolo consacrato, come i Profeti, come Giovanni il Battista, come Lui, Gesù, il vero beato.
Se fossimo stati noi tra quella folla, probabilmente saremmo scoppiati a ridere, magari rivolgendo a Gesù qualche “colorita” espressione: beati? Ma tu stai fuori? Sfortunati vorrai dire…beato è chi non distingue il giorno dalla notte, chi vive libero da ogni vincolo, chi sgomita per arrivare prima degli altri, chi sfrutta …meno eclatanti: chi snobba la fedeltà, chi vomita sull’amore vero il desiderio di possedere un corpo e basta, chi mette la propria libertà a misura dell’universo intero…questi sono beati, hanno tutto quello di cui hanno bisogno, sono pieni di tutto…forse!
Se compri l’amore, è perché ti senti impotente; se violenti la libertà degli altri, sei schiavo dei tuoi complessi, se scansi le responsabilità, i progetti, i sogni tuoi e degli altri sei più vuoto delle strade la finale dei mondiali.
Gesù non dice cosa fare, si guarda attorno, e parla di speranza concreta, di seconda possibilità, di vita vera, eterna, di gioia…beati non siamo perché poveri, miti, maltrattati, violentati…beati perché in tutto ciò non siamo soli, nello schifo più sporco, nella sera più scura. Dio non manda la malattia, la violenza; la croce, nostra e degli altri non dobbiamo sopportarla perché a mandarcela è Dio…ma sentirci beati, amati, perché lui la porta con noi.
Dio è primariamente questo: prima dei comandamenti e della morale, del giudizio e della noia, del catechismo e degli incontri prematrimoniali…non è ragionevole, è amorevole.
Il nostro Dio consola, ma prima di consolare promette di amare sul serio, senza sconti comitiva e tentennamenti…i nostri, quando amare ci costa la vita. Il suo è un amore concreto, che impegna anche a rendere i ricchi meno ricchi e i poveri meno poveri; che esige “serietà evangelica”, per essere lucidi, giusti, veri, nonostante le posizioni onorevoli che impegniamo; per non confondere la pietà dello scrupolo dalla carità cercata, educata ed educante. Non è impossibile questo stile, cel’ha insegnato lui quando è sceso sulla terra per farci fare esperienza della giustizia, della pace, della verità: quando ci ha raccontato di sé e del Padre.
Di lui possiamo fidarci ciecamente: è fedele!
E’ forse di questa fedeltà che vogliamo riempirci la vita?
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