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6 gennaio 2008

IL CAVALIERE NEL VENTO

Il secondo libro di Antonio Tasso giovane scrittore sipontino
‘Un secchione atipico’. Così definiscono e ama definirsi Antonio Tasso, scrittore in erba sipontino, che, nonostante abbia solo vent’anni, ha già alle spalle due libri pubblicati e tanti riconoscimenti a svariati ed importanti concorsi letterari nazionali. Proprio ieri sera nell’auditorium di Palazzo Celestini di Manfredonia è stato presentato il secondo libro di Antonio Tasso ‘Il cavaliere nel vento’. “La storia è ambientata in una città senza alcun connotato storico o geografico, anzi quello che descrivo è un mondo in perfetta opposizione con il mondo reale, verso il quale c’è un vero e proprio rigetto e ostilità come si leggerà nella storia- La storia è composta da pezzi di prosa alternate a liriche che costituiscono un discorso continuo. Mentre la prosa tratta essenzialmente della storia e del personaggio del quale si sta parlando, le liriche partendo da questa storia non esitano ad affacciarsi al nostro mondo, lo analizzano, lo criticano, e ne evidenziano tutte le contraddizioni e i difetti- e aggiunge- difetti e contraddizioni dei quali il mondo che descrivo e nel quale si svolge la storia non fa altro che riassumerli ed esprimerli all’ennesima potenza ma che a volte tenta di superarli arrivando a conseguenze  altrettanto estreme e cruente ma che costringono ad una profonda riflessione sulle alternative possibili ai mali del mondo”. Difatti Antonio è un ragazzo anticonformista “troppo alternativo e non omologato ai tempi del liceo non ero né un fighettino con roba firmata né un gipsy king con pantaloni larghi. Ho il libero pensiero, ho idee che appartengono sia alla destra che alla sinistra politica, mi piace spaziare e dire ciò che non mi sta bene, e tutto questo purtroppo mi ha causato problemi”. La carriera poetico-letteraria di Antonio trae origine parecchi anni addietro. “Praticamente faccio componimenti sin dalle elementari all’età di 8anni quando cominciai a leggere e scrivere con più concretezza. La prima poesia la scrissi ad un’amichetta, e da lì in poi non mi sono fermato più. Per me scrivere è un’esigenza, mi riesce naturale, e se non lo faccio sto male e sono nervoso. Ma quando sto con gli altri non parlo affatto di letteratura e poesia, perché nella vita c’è altro, c’è il divertimento, gli amici, la discoteca. Non amo il metodo leopardiano fatto di serrate in biblioteca, perché per scrivere la vita va vissuta- e continua- Poi, nel corso degli anni, ho cambiato idea in merito al concetto di letteratura  e dei componimenti. Prima lo facevo per me, e rinchiudevo le mie poesie nel cassetto della scrivania, tant’è che partecipavo ai concorsi letterari in silenzio. Neanche i miei genitori sapevano di ciò. Poi sono arrivati i primi riconoscimenti, ed ho capito che in fondo scrivevo qualcosa di interessante, perché avevo sempre paura di scrivere qualcosa di banale, qualcosa di già scritto. Purtroppo ritengo che la letteratura moderna sia un plagio di quella classica. I greci e i latini hanno fregato tutti, avendo scritto di tutto e su tutti. Infatti risultano attualissime le tematiche lanciate e affrontate da loro– e sottolinea- io ritengo che la letteratura deve essere veicolo di messaggi, che ovviamente possono essere recepiti o meno dal lettore. A me non interessa questo perché a me piace esprimere quello che penso. Ad esempio l’ultimo libro ‘Cavaliere nel vento’, nasce subito dopo la presentazione del mio primo libro ‘Sassi ed eroi’, e dai discorsi retorici, vuoti e fine a se stessi dei relatori e di quanti intervennero a quella cerimonia, perché in sostanza pochissimi in realtà si erano letti il libro e molti erano falsi nei miei confronti”. Antonio è alternativo anche nelle modalità di composizione e nei modelli di riferimento. “In quest’ultimo componimento ho utilizzato  la prosametrica, che è un raro modello che intreccia prosa e poesia- dice lo scrittore- come modelli invece ho gli scrittori della bit generation americana come Allen Ginsberg, o anche Heminguey. Inoltre mi affascinano i poeti maledetti, Baudlaire su tutti. E proprio il titolo ‘il cavaliere nel vento’ fa riferimento ad una setta che metaforicamente si mette contro il pensiero comune e della società”. Poi Antonio passa a parlare del suo rapporto con la sua città, Manfredonia. “Quando ero qui non mi accorgevo di quanto fosse bella ed importante la tipica gioia di vivere dei manfredoniani. Ma ciò che più mi manca quando sto a Siena è il mare, ho un rapporto viscerale con esso. Mi ha ispirato tante volte e quando non lo vedo ne sento la nostalgia- e aggiunge- sono dovuto emigrare perché la Toscana è la culla della letteratura e perché Siena è la facoltà numero uno per quanto concerne lettere moderne. Questa è stata una scelta difficile perché in famiglia erano più propensi all’avvio di una carriera medica. All’inizio i miei genitori hanno preso male questa mia decisione, ma in sostanza mi hanno sempre sostenuto nelle mie iniziative. Certo mi rendo conto che di sola arte non si vive, e perciò penso di intraprendere la carriera dell’insegnamento per un futuro più solido e concreto. Mi piacerebbe specializzarmi in linguistica comparata, perché mi affascina molto la letteratura inglese. Ovviamente a tutto ciò affiancherò la passione per la composizione- e conclude- In cantiere ho già un’altra raccolta di un centinaio di mie poesie. Non so dove sarà il mio futuro perché il luogo non è decisivo, ma dipende sempre da ciò che si vuol fare. Certo a Siena c’è un ambiente più maturo e proficuo, ma io comunque andrò avanti per la mia strada”.  

 

 

LA SCHEDA PERSONALE

Antonio Tasso è nato a Taranto l’11 luglio 1987, ma da sempre vive a Manfredonia. A undici anni vince il suo primo concorso di poesia. A 18 anni pubblica la sua prima raccolta di poesie «Sassi ed Eroi» edizioni Nerbini. Attualmente è studente di Lettere Moderne all’Università degli studi di Siena. Nel suo curriculum  si possono trovare diverse partecipazioni a concorsi letterari: componimento “ Un girotondo di pace per l’Europa” vincitore del  Concorso “XLV   Giornata europea della scuola” ; componimento “Vagabondo” vincitore del concorso in poesia a tema libero.  

componimento vincitore del concorso in prosa sulla vita e la funzione sociale dei Carabinieri; partecipazione al Concorso Giovani Autori presso il Liceo scientifico G. Galilei con il componimento “Eternità mortale”; partecipazione al Concorso Giovani Autori presso il Liceo scientifico G. Galilei  con il componimento “Le ultime parole”, partecipazione al Concorso Giovani Autori presso il Liceo scientifico G. Galilei  con il componimento “Sogno di un gioco”;

partecipazione al Concorso Giovani Autori presso il Liceo scientifico G. Galilei con il componimento “Dipinto”  di cui ha trattato anche la sceneggiatura nella rappresentazione teatrale;

pubblicazione del libro di poesie “Sassi ed Eroi” edito dalla casa editrice Nerbini di Firenze presentato a  Manfredonia(Fg)  dal Poeta prof. Cristanziano Serricchio e a San Giovanni Rotondo (Fg) dall’Onorevole Pietro Folena. Del libro sono state stampate e vendute 1000 copie.

 

 

 

 

Descrizione del romanzo

 

La storia è ambientata in una città senza alcun connotato storico o geografico, anzi quello che descrivo è un mondo in perfetta opposizione con il mondo reale, verso il quale c’è un vero e proprio rigetto e ostilità come si leggerà nella storia. La vicenda narra di un giovane che inizialmente non ha neanche un nome e un’identità ma che dopo un viaggio durato tre anni acquista consapevolezza di se. Questo viaggio è descritto attraverso una serie di liriche che vengono poste al di fuori della narrazione. Infatti dopo la prima parte la storia si interrompe, vi è una pagina bianca, dopo iniziano le liriche e subito dopo queste vi è un’altra pagina bianca, proprio per sottolineare l’estraneità e il vuoto che la narrazione subisce con questo viaggio. Una volta tornato il ragazzo acquista il nome di Nantis, un personaggio scomodo all’interno della società nella quale e costretto a vivere e verso la quale sin dall’inizio si pone in atteggiamento di critica e sfida. Il suo atteggiamento porta allo scoppio di una guerra che stravolge l’ordine presente nella città, una guerra che porterà alla caduta del potere sia politico che religioso. Terminata la guerra il protagonista riparte per un altro viaggio che ha come scopo quello di ritrovare se stesso, un se dileguatosi a causa delle atrocità della guerra della quale egli stesso era stato causa. Questa volta il suo viaggio è testimoniato da una serie di lettere che invia ad un amico che è anche il narratore dell’intera vicenda. Al suo ritorno Nantis deve fare i conti con le due ultime tappe che segneranno la sua completa maturazione: l’amore e il confronto con il mondo degli adulti e quindi con le autentiche responsabilità. Con l’amore ha un rapporto difficile: delusione, passione, tradimento, edonismo puro; in compenso assapora la felicità e la pace che scaturisce dall’amicizia, in questo caso con una donna. Infine il nostro viene chiamato alle autentiche responsabilità e viene costretto ad insegnare presso l’Ateneo cittadino, luogo verso il quale nutre il più profondo disprezzo. Nantis si rivelerà un  insegnante pericoloso che porterà al suicidio molti alunni, ad altri causerà il bando perenne, ed infine a causa del suo comportamento licenzioso sarà sottoposto al controllo di dei carcerieri che supervisioneranno la sua condotta. Disgustato da questo mondo che opprime qualsiasi libertà e cela l’autentico vero alla gente, Nantis decide di scomparire per sempre, ma prima di farlo distrugge l’ateneo oggetto del suo odio e della sua frustrazione e sulle cui ceneri nasce un nuovo tempio fatto con le radici di un grande albero secolare, all’interno del quale Nantis lascia l’ultimo suo messaggio al suo amico e per chiunque voglia abbracciare il suo credo.

 

La storia è composta da pezzi di prosa alternate a liriche che costituiscono un discorso continuo. Mentre la prosa tratta essenzialmente della storia e del personaggio del quale si sta parlando, le liriche partendo da questa storia non esitano ad affacciarsi al nostro mondo, lo analizzano, lo criticano, e ne evidenziano tutte le contraddizioni e i difetti; difetti e contraddizioni dei quali il mondo che descrivo e nel quale si svolge la storia non fa altro che riassumerli ed esprimerli all’ennesima potenza ma che a volte tenta di superarli arrivando a conseguenze  altrettanto estreme e cruente ma che costringono ad una profonda riflessione sulle alternative possibili ai mali del mondo.

All’interno del componimento sono presenti due liriche non mie ma di altri autori: la traduzione di “the world is too much whit us” di Wordsworth e “poeta” di Felipe. Le due liriche sono indicate con una @.

 


di Matteo Palumbo

 




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