Cara Sakineh,
ci sono pietre per uccidere e pietre per costruire, pietre per affondare vite già fragili e pietre per rifondare ciò che è caduto. Le pietre parlano il linguaggio delle mani che le tengono, battono l'aria con gli occhi di chi ti guarda in viso o con lo sguardo di chi ti giudica e ti usa violenza o con quello di tenerezza e di pace di chi nel tuo peccato vede anche il suo. Le pietre possono posarsi come piume per farti da dimora, da recinto in cui trovare riparo, oppure da dirupo dal quale scaraventarti giù nel precipizio, nell'abisso del niente che la paura e la presunzione disegnano nei cuori fatti di pietra.
Guardali in viso, o Sakineh, quando (speriamo di no) ti lapideranno, pensa ai tanti volti di uomini e donne che sono entrate nel tuo corpo per prendersi qualche pietra al posto tuo. Io ci sarò, e con te una parte di me sarà ferita. Cercherò di prendere una pietra al posto tuo, perchè anche io sono un peccatore che avrebbe meritato molte pietre più di te.
Se dovesse accadere, quel giorno andrò in riva sulla spiaggia: prenderò una pietra e la getterò nel mare come segno di un rifiuto, una pietra in meno che non ti sarà lanciata contro. Saranno infatti molte le pietre che ti scaglieranno contro, ma la mia, e come la mia quelle di tante altre persone, non ci sarà. Non pensare alle pietre che ci saranno, ma a quelle che non ci saranno. Nel loro vuoto vedrai disegnata la presenza di milioni di persone che quel giorno moriranno con te.
La mia pietra volerà in alto per svegliare Dio, perché so che anche Lui si è tirato dietro molte pietre. Lui che è venuto a proibire a chiunque a fare in nome suo quello che invece amiamo fare solo in nome nostro: cioè uccidere per troppo zelo, per una falsa idea di Lui. E la peggior morte quella di chi muore in nome di Colui che è morto al posto suo, di chi muore per mano di chi si sente in diritto di fare questo pensando di fare la sua volontà.
La mia pietra volerà sulle labbra mute del mare, per rubare un poco di quel cielo trafitto a quella terra su cui cadrai, un poco di quel respiro che Dio - il Dio misericordioso e pietoso - ha in custodia per te oltre la stupidità e la cattiveria degli uomini.
In quel momento, ti prego o Sakineh, guarda il cielo. Tocca con la tua anima le pietre che ti lanceranno, e sono certo che alla fine proveranno vergogna per quello che ti faranno. E se qualcuno pentito verserà una lacrima, sappi che allora non sei morta invano. Perché avrai avuto il potere più grande: quello di trasformare le pietre in carne, il dolore in lacrima, la presunzione in vergogna, l’arroganza in maschera della stupidità.
E il giorno dopo raccoglieremo quelle pietre bagnate del tuo sangue e ne faremo il simbolo della pietà negata, della barbarie che offusca sia la fede che la ragione. E in quelle pietre tu ci sarai sempre per ognuno di noi a ricordare che per fortuna il Dio vero è più grande del cuore umano.
Michele Illiceto
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