Sta per cominciare la stagione teatrale a Manfredonia: le compagnie riscaldano i motori a suon di prove, tutto è pronto per cimentarsi in una battaglia fino all’ultimo biglietto staccato.
C’è chi ha scelto di recitare in lingua, chi in dialetto.
Ma quali sono le motivazioni che spingono nell’una o nell’altra direzione?
A Manfredonia è molto affermato il teatro popolare, forte di una ormai consolidata tradizione, sia per la leggerezza dei contenuti, sia per la vicinanza dei protagonisti alla gente di ogni giorno. Sicuramente la sua comprensibilità, a volte, resta limitata ai soli abitanti della città in cui si sviluppa, ma non mancano casi di generi molto fortunati, come ad esempio il teatro napoletano.
L’argomento leggero e grottesco, che spesso si presta ad ambigue interpretazioni, e la comica vivacità dei personaggi, rendono il teatro dialettale anche a chi vuole solo distendersi, e non richiede quel grado d’istruzione necessario per gustare appieno una “Traviata”.
Qualunque siano le scelte, non si deve però dimenticare che il teatro, in tutte le sue sfaccettature, con ogni tipo di sceneggiatura e lingua, è e resterà un’arte. Rappresenta l’uomo che mette in sena sé stesso, con i suoi drammi, le sue gioie, la totalità della sua esistenza, che si guarda dall’esterno con occhi altrui, e per un momento sospende la sua vita, e vive quella dei personaggi, per poi, chiuso il sipario, riprendersela e tornare alla propria routine.
di Maria Francesca Giordano
VERTIGO
a cura della redazione de ILSIPONTINO.NET
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