Calabria, terra meridionale, terra amata e raccontata dal “cantastorie anni ‘70”, ma attuale sempre.
Rino, un cantautore ironico ma vero, sincero nella sua comunicazione.
Un amico da ascoltare semplicemente…con i suoi “pensieri immensi”, “schietti”, troppo schietti per quegli anni di tensione.
Ascoltando le sue canzoni, i suoi testi, ben si comprende la sua denuncia sociale, “mio fratello è figlio unico sfruttato, represso, calpestato, odiato".
Ma ne si comprende altrettanto quella voglia di reagire, di dare una svolta in ogni senso, “io scriverò sul mondo e sulle sue brutture… io scriverò, se vuoi, perché cerco un mondo diverso, con stelle al neon e un poco di universo… io scriverò perché ho vissuto anche di espedienti, perché a volte ho mostrato anche i denti, perché non potevo vivere altrimenti”.
Rino è anche il cantautore passionale dell’”amore in sé” Tu, o forse non essenzialmente tu, e di quell’amore per la sua terra, il sud Ad esempio a me piace il sud.
Il suo Nuntereggae Più contro tutto e contro tutti, diventerà subito un successo a ritmo di reggae a cui seguiranno altri successi, altre ritmiche da quelle spagnoleggianti di Ahi Maria, La festa di Maria, alla tammurriata meridionale di E cantava le canzoni.
Nel 1980 uscirà un altro album dal titolo E io ci sto, una delle cui canzoni Ti ti ti è una “dedica” a coloro i quali l’ascolteranno (e lo consiglio vivamente), "a te che ascolti il mio disco forse sorridendo, giuro che la stessa rabbia sto vivendo, siamo sulla stessa barca io e te”.
Gaetano in tutte le sue canzoni ha raccontato l’Italia, la nostra Italia e “noi Italiani”, con i nostri pregi e difetti.
Ma lo ha fatto, alzando sempre lo sguardo verso quel… “cielo sempre più blu”.
QUESTO E'UN PEZZO DEL SUO PRIMO ALBUM DOVE CITA LA NOSTRA CITTA':
Agapito Malteni il ferroviere
Agapito Malteni era un ferroviere
viveva a Manfredonia giù nel Tavoliere
buona educazione di spirito cristiano
e un locomotore sotto mano
Di buona famiglia giovane e sposato
negli occhi si leggeva: molto complessato
faceva quel mestiere forse per l'amore
di viaggiare sul locomotore
Seppure complessato il cuore gli piangeva
quando la sua gente andarsene vedeva
perché la gente scappa ancora non capiva
Dall'alto della sua locomotiva
La gente che abbandona spesso il suo paesello
lasciando la sua falce in cambio di un martello
è gente che ricorda nel suo cuore errante
il misero guadagno di un bracciante
Ma una tarda sera partì da Torre a mare
doveva andare a Roma e dopo ritornare
pensò di non partire oppure senza fretta
di lasciare il treno a Barletta
Svelò il suo grande piano all'altro macchinista
buono come lui ma meno utopista
parlò delle città di genti emigrate
a Gorgonzola oppure a Vimercate
E l'altro macchinista capì il suo compagno
felice e soddisfatto del proprio guadagno
e con le parole cercava di fermarlo
ma fu una mano ad addormentarlo

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