La violenza nel calcio dal punto di vista degli ultras.
La violenza nel calcio: proviamo a cambiare il punto di vista, scoprendo insieme il mondo ultra. Con il sole o con la neve, con 40 gradi o con 0 gradi, percorrendo chilometri e superando tanti ostacoli, loro ci sono sempre e comunque, in curva o nel settore a loro assegnato. Sono presenti, con sciarpe, bandiere, cori e coreografie e, soprattutto, con il cuore.
Sono ultras quelli che non vengono mai nominati quando si fanno opere di bene, ma solo quando ogni domenica vengono nominati per gli incidenti. Quando organizzano belle coreografie, vengono chiamati tifosi, ma se si verificano incidenti vengono chiamati ultras. In realtà gli ultras sono un gruppo di giovani che si uniscono per passione verso la propria squadra di calcio, e incitano la squadra a dare il meglio. L'ultras non ha volto, spesso un cappuccio gli copre la testa e una sciarpa la bocca.
Non sono ultras quelli che vanno allo stadio per cercare il pretesto per far valere la propria supremazia sull'altro: questi si possono ritenere solo incoscienti! E tutto ciò arreca solo danno e delusione a chi crede profondamente nel valore dello sport. Nelle sue ripetizioni costanti sembra quasi un piano prestabilito, i cui protagonisti sono mossi da un'insana ed incomprensibile voglia di prevalere sull'altro, di schernirlo, di dimostrare di essere più forti.
Perché questo? Le ragioni possono ritenersi molto banali: perché l'arbitro ha favorito la vittoria della squadra rivale, oppure perché i risultati non hanno soddisfatto le aspettative di questi "incoscienti".
A differenza loro, però, gli ultras non sono assassini, nè teppisti, nè criminali nè malviventi. Come qualsiasi altra persona, l'ultras attacca solo se attaccato!
Gli ultras sono parte del sistema calcistico e hanno importanza persino nella cacciata di allenatori o nell'acquisto di calciatori. A volte però vengono privati dalla loro libertà e identità! Il decreto Melandri-Amato è una legge che però non mira ad eliminare la violenza negli stadi, ma a sradicare ogni forma di aggregazione nelle curve, dunque gli ultras non possono esprimersi come hanno sempre fatto, però l'articolo 21 della nostra Costituzione afferma che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
E poi, soprattutto, l'ultras è quello che soffre ed è vicino sempre e comunque alla sua squadra, la sostiene allo stadio, in casa e in trasferta, a volte sacrificando molto della sua vita privata: sono questi i veri valori umani di un ultras! Un tifoso del Manfredonia, afferma: "L'ultras, rispetto al semplice tifoso che viene allo stadio solo per la squadra, ha un cromosoma in più: il senso di appartenenza. Ti senti parte di qualcosa, un qualcosa che non è solo il Manfredonia, ma è uno stile di vita bellissimo e spesso scomodo, una somma eterogenea di chilometri, sudore, denaro,esultanza scatenata, sacrifici, rischi, manganellate e soprusi!"
Un altro tifoso dice: "Per me essere ultras significa ogni domenica andare allo stadio, stare tra amici, tifare per la propria squadra e per i propri colori. In definitiva posso dire che per me essere ultras vuol dire essere libero, libero di tifare, anche se non sarà mai più come prima a causa di leggi troppo dure nei confronti di noi supporter: oggi non si ha la libertà di sventolare bandiere e di fare coreografie, nulla se non stare lì seduti ognuno al proprio posto a vedere una partita.. mentre noi continuiamo sempre e comunque a chiedere liberta, libertà per gli ultras!"
di
Giuseppe Fatone