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24 ottobre 2007

UNIVERSITA’ SOTTO CASA: ESTEROFILI O COSCIENTI?

Perchè tanti sono fuori a studiare? Mancano davvero le facoltà da loro prescelte?
Sta per avvicinarsi una delle festività più importanti dell’anno, accompagnata da un invitante ponte, che vedrà centinaia di studenti fuori sede ritornare nelle loro famiglie, rianimando una città che d’inverno è quasi deserta. Gli universitari riempiranno il corso, la piazzetta, i pub; uscire con la macchina e trovare un parcheggio sarà come una caccia al tesoro.

Perchè tanti sono fuori a studiare? Mancano davvero le facoltà da loro prescelte? Molti sono mossi dal desiderio di provare l’ebbrezza di vivere da soli, di gestirsi la conquistata indipendenza, o di fuggire da complesse vicende familiari. Ma tanti altri potrebbero frequentare le stesse facoltà stando a due passi da casa: è il caso di Foggia, di Bari, di Lecce, della neonata e ancora embrionale Manfredonia.

 

 

Ma perchè partire abbandonando amici e parenti? Sicuramente nelle nostre città universitarie mancano l’aria di Bologna, i servizi di Milano, il prestigio di Roma; ma non solo. Manca la coscienza! Coscienza di essere università svalutate e per questo bisognose di offrire più servizi agli studenti, di farsi più propaganda (non solo con le lauree ad honorem), di dedicare più risorse all’orientamento e all’accoglienza. Manca la coscienza dell’organizzazione: un numero maggiore di iscritti non fa migliore una facoltà: ci vogliono più spazi, più iniziative, più possibilità di scegliere senza farli scappare. Manca la possibilità di uno sbocco post-universitario, sia a livello formativo (stage, tirocini, ecc), sia a livello lavorativo. Manca la coscienza dell’investimento: sul proprio territorio, sulle proprie capacità, sui propri giovani cervelli, e questo sia da parte delle istituzioni, che non erogano economicamente i mezzi necessari per crescere, sia da parte degli studenti che non vogliono credere e lottare per ottenere le stesse possibilità ovunque.

 

Non esistono università di serie A e di serie B; di chi, per varie ragioni, non può scegliere altro; di chi, non trovando lavoro, decide di essere studente. Esistono università mature e coscienti, e altre che non lo sono ancora. Esistono studenti coraggiosi che vogliono migliorare i loro ambienti, e per far questo sono disposti a vari sacrifici.
Occorre, allora, un impegno comune: le istituzioni devono credere nei propri studenti che rappresentano il loro futuro, e gli studenti devono imparare l’arte di arrangiarsi, cercando sempre il meglio affinché i loro fratelli, i loro nipoti, i loro figli non debbano fuggire o vergognarsi di dire di essere laureati del sud.
 
 
di Giordano Maria Francesca -  M.F.G.



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