Per conoscere il mondo colorato del Writing, tra chi lo definisce arte e chi invece lo condanna a scarabocchio, ci ha concesso una breve intervista Valerio, un writer di 21 anni, nonché caro amico.

R: Ciao Valerio, grazie per il tempo che ci concedi.
V: Grazie a te Rosaria, figurati.
R: Cominciamo con la tua definizione di Writing.
V: Allora,il Writing non è ne un movimento con radici politico-sociali, ne una specie di hobby.
E’ semplicemente arte, almeno per quanto mi riguarda. Che sia sottoforma di pezzi (graffiti) legali o illegali resta comunque l'espressione di qualcosa.
R: Banalizzando un po’ possiamo dire che la tela di un writer è tutta la città?
V: Possiamo dire che per me lo è. Infatti quando mi trovo in giro per città come Roma o Bologna mi capita spesso di aggirarmi per strada come fossi in un grosso 'museo'. La mia curiosità viene catturata da pezzi, ‘throw up’ o ‘tag’, ma anche da muri bianchi, o comunque 'liberi', o da tetti e furgoni su cui mi vedo già all'opera. Per molti ci sono limitazioni, per esempio alcuni si limitano a dipingere in murate autorizzate, altri invece si dedicano solo a treni o più in generale solo al writing illegale.
R: Ecco, i treni. Secondo te possono diventare così, una sorta di 'veicoli culturali’?
V: Si certo, ma con l'avvento di nuove tecnologie quali pellicole e detergenti chimici veder 'girare' un treno è diventato più difficile. Questo tuttavia non ferma quasi nessuno, cioè chi si ferma lo fa perchè è costretto, dopotutto si può davvero finire nei guai con
R: Rispetto alla tua esperienza, c’è la possibilità di ‘integrarsi’ con le strutture e le Istituzioni?
V: Si, in molti Comuni iniziative varie, come la rivalutazione dei centri urbani degradati, hanno dato vita a non poche occasioni di integrazione tra i writers e le Istituzioni.
Sono state organizzate murate o ‘jam’ su muri abbandonati in zone fatiscenti ed il risultato è stato obbiettivamente un successo ed una testimonianza di interazione, però per come la vedo io, il writing resta una forma d'arte puramente illegale.
R: Il fatto che per la maggioranza dei casi, il writing sia illegale, rappresenta uno stimolo? Ottenuto cioè il permesso di disegnare, si perde un po’ il gusto di farlo?
V: Non è esattamente così, anche se per quanto mi riguarda dipingere di notte su un tetto o su un treno, senza autorizzazione alcuna, comporta rischi ed è più 'appagante’.
Di fronte ad un muro autorizzato il gusto non va perso, poiché in queste occasioni dove non si hanno i minuti contati, la strizza addosso e via dicendo, si ha la possibilità di concedersi più tempo, per sviluppare magari, una tecnica di colorazione propria o degli effetti particolari.
R: Sbaglio definendo un gruppo di writers, ‘Crew’?
V: No, il termine è abbastanza adatto.
R: E’ fondamentale il lavoro di gruppo?
V: Dipende dai casi. Secondo me non è fondamentale.
Però è utile per quanto riguarda i ‘blocchi’, cioè dei pezzi molto grossi, in genere illegali, date le dimensioni. Per capirci quelli che spesso si vedono sui lungo linea o lungo le autostrade in prossimità delle periferie.
(per lungo linea intendo il lungo linea ferroviario,anche pannelli antirumore o cose del genere)
R: Dove trovi gli stimoli o le ispirazioni per le tue creazioni?
V: Io ho un approccio molto istintivo, parlo comunque di lettere quindi cerco di mantenere una certa forma o un certo stile tutto mio, cercando di diversificarlo il più possibile da quello che vedo in giro. Per me è stimolante vivere in una città in cui c'è una 'scena' attiva, e per scena intendo l'insieme dei writers del posto sommati alla loro produttività.
R: Valerio, ci spieghi cos’è la ‘tag’?
V: Non c'è molto da dire, la tag è un nome. E' la firma, caratterizzata anche dalla calligrafia e dalla resa grafica della scrittura (dal ‘font’). Quindi una cosa molto personale.
R: Vuoi rivelarci la tua?
V: mmmmh… NO! <risate>
R: D’accordo, non insisto. Ti ringrazio ancora da parte mia e de IlSipontino.net!
V: Grazie a te ed un saluto a tutti.
di Rosaria Trotta
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