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Magazine

15 ottobre 2007

"WRITING" TRA CINEMA E REALTA'

Intervista ad un writer, Valerio.
Grazie al film ‘Scrivilo sui muri’ di Giancarlo Scarchilli, il fenomeno dei Writers si presenta al grande pubblico nelle sale cinematografiche.

Per conoscere il mondo colorato del Writing, tra chi lo definisce arte e chi invece lo condanna a scarabocchio, ci ha concesso una breve intervista Valerio, un writer di 21 anni, nonché caro amico.

 

 

 

R: Ciao Valerio, grazie per il tempo che ci concedi.
V: Grazie a te Rosaria, figurati.



R: Cominciamo con la tua definizione di Writing.

V: Allora,il Writing non è ne un movimento con radici politico-sociali, ne una specie di hobby.
E’ semplicemente arte, almeno per quanto mi riguarda. Che sia sottoforma di pezzi (graffiti) legali o illegali resta comunque l'espressione di qualcosa.

 

 

R: Banalizzando un po’ possiamo dire che la tela di un writer è tutta la città?

V: Possiamo dire che per me lo è. Infatti quando mi trovo in giro per città come Roma o Bologna mi capita spesso di aggirarmi  per strada come fossi in un grosso 'museo'. La mia curiosità viene catturata da pezzi, ‘throw up’ o ‘tag’, ma anche da muri bianchi, o comunque 'liberi', o da tetti e furgoni su cui mi vedo già all'opera.  Per molti ci sono limitazioni, per esempio alcuni si limitano a dipingere in murate autorizzate, altri invece si dedicano solo a treni o più in generale solo al writing illegale.

 

 

R: Ecco, i treni. Secondo te possono diventare così, una sorta di 'veicoli culturali’?

V: Si certo, ma con l'avvento di nuove tecnologie quali pellicole e detergenti chimici veder 'girare' un treno è diventato più difficile. Questo tuttavia non ferma quasi nessuno, cioè chi si ferma lo fa perchè è costretto, dopotutto si può davvero finire nei guai con la Legge.

 

 

R: Rispetto alla tua esperienza, c’è la possibilità di ‘integrarsi’ con le strutture e le Istituzioni?

V: Si, in molti Comuni iniziative varie, come la rivalutazione dei centri urbani degradati, hanno dato vita a non poche occasioni di integrazione tra i writers e le Istituzioni.

Sono state organizzate murate o ‘jam’ su muri abbandonati in zone fatiscenti ed il risultato è stato obbiettivamente un successo ed una testimonianza di interazione, però per come la vedo io, il writing resta una forma d'arte puramente illegale.

 

 

R: Il fatto che per la maggioranza dei casi, il writing sia illegale, rappresenta uno stimolo? Ottenuto cioè il permesso di disegnare, si perde un po’ il gusto di farlo?

V: Non è esattamente così, anche se per quanto mi riguarda dipingere di notte su un tetto o su un treno, senza autorizzazione alcuna, comporta rischi ed è più 'appagante’.

Di fronte ad un muro autorizzato il gusto non va perso, poiché in queste occasioni dove non si hanno i minuti contati, la strizza addosso e via dicendo, si ha la possibilità di concedersi più tempo, per sviluppare magari, una tecnica di colorazione propria o degli effetti particolari.

 

 

 

 

R: Sbaglio definendo un gruppo di writers, ‘Crew’?

V: No, il termine è abbastanza adatto. La Crew, volendo utilizzare un termine spicciolo, ma significativo, è la famiglia, sono coloro di cui ti fidi più, con cui hai condiviso esperienze. Ovviamente il discorso della condivisione non si ferma all'arte o alla cultura hip hop in generale. Si parla di condivisioni profonde e di amicizia, tuttavia anche questa è una definizione molto personale.

 

 

R: E’ fondamentale il lavoro di gruppo?

V: Dipende dai casi. Secondo me non è fondamentale.

Però è utile per quanto riguarda i ‘blocchi’, cioè dei pezzi molto grossi, in genere illegali, date le dimensioni. Per capirci quelli che spesso si vedono sui lungo linea o lungo le autostrade in prossimità delle periferie.

(per lungo linea intendo il lungo linea ferroviario,anche pannelli antirumore o cose del genere)

 

 

R: Dove trovi gli stimoli o le ispirazioni per le tue creazioni?

V: Io ho un approccio molto istintivo, parlo comunque di lettere quindi cerco di mantenere una certa forma o un certo stile tutto mio, cercando di diversificarlo il più possibile da quello che vedo in giro. Per me è stimolante vivere in una città in cui c'è una 'scena' attiva, e per scena intendo l'insieme dei writers  del posto sommati alla loro produttività.

 

 

R: Valerio, ci spieghi cos’è la ‘tag’?

V: Non c'è molto da dire, la tag è un nome. E' la firma, caratterizzata anche dalla calligrafia e dalla resa grafica della scrittura (dal ‘font’). Quindi una cosa molto personale.

 

 

R: Vuoi rivelarci la tua?

V: mmmmh… NO! <risate>

 

 

R: D’accordo, non insisto. Ti ringrazio ancora da parte mia e de IlSipontino.net!

V: Grazie a te ed un saluto a tutti.

 


 

 


di Rosaria Trotta

Immagine tratta da Google




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