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21 luglio 2008

TERREMOTO COVISOC. MACALLI "L'AVELLINO NON DEVE ESSERE ISCRITTO"

Anomalie nell'iscrizione del club campano, accuse alla Covisoc da parte del numero uno della Lega Pro

“Il campionato di B non può partire. Mi impegno ad andare fino in fondo a questa storia. E’ la prima volta che vedo certe cose in Consiglio Federale. Quelle norme per l’ammissione ai campionati le hanno votate loro. Io ho votato contro. Le hanno volute ? E allora che le rispettino.
Ma nulla contro l’Avellino. Sia chiaro. Poteva trattarsi di qualsiasi altra società, mi sarei comportato allo stesso modo. Ci sono troppe zona d’ombra e la Covisoc non è stata esaustiva su alcuni punti. Se ci ha nascosto la verità, ha commesso reato. E i suoi membri sono passibili di denunce penali.
Parlerò con i miei avvocati e mi regolerò sul da farsi. Questa storia non finisce qui. Qualcuno in consiglio ci ha detto che si tratta di verbali rilevati dai vigili urbani del comune di Avellino. Seicento milioni di vecchie lire. Non mi risulta che ad Avellino ci sia un autodromo e nemmeno correndo in Ferrari si può arrivare a quelle somme.

Io penso di sapere a cosa si riferiscono quei 343 mila euro e lunedi lo scoprirò. Se le cose stanno come penso mi rivolgerò alla Procura Federale. Se, in quella somma sono compresi contributi o tasse siamo di fronte ad elementi ostativi all’iscrizione al campionato ma la Covisoc non ha verificato. Non ha saputo darci una risposta. Anzi, ci ha preso in giro.



Tra l’altro prossimamente dovrò recarmi a Firenze, in tribunale, per testimoniare nel giudizio intentato dal creditore ai danni dell’Avellino. Io devo cautelarmi. Gli ufficiali giudiziari sono già venuti in Lega ma non hanno prelevato nulla perchè la società non aveva crediti. Io voglio sapere di che debiti si tratta. La Covisoc ci ha raccontato frottole. In prima istanza quella garanzia non c’era. E, se mi è consentito, è un’anomalia tutta italiana che una società sub judice possa ambire al ripescaggio.



Cosa farà il Cesena non mi riguarda. So soltanto che si è creato un precedente pericoloso. Con i romagnoli ci sono altri club: Cremonese, Ravenna, Manfredonia. La situazione è molto delicata e bisogna vederci chiaro. Si è mai visto un lavoratore che non passa a ritirare lo stipendio ? In trenta, più o meno, non hanno rilasciato la quietanza. La Covisoc ha inviato un ispettore il 14 luglio che ha accertato l’erogazione dei pagamenti attraverso bonifici bancari. Ne prendiamo atto, ma non capisco come mai un’intera squadra, in pratica, non ha firmato le liberatorie. Un comportamento irresponsabile dei tesserati può far saltare una società. Le norme parlano chiaro: il comunicato ufficiale dice che per l’ammissione in Lega Pro servono le liberatorie. E l’Avellino non ne ha prodotte. Non una, ma una trentina.

Nel ricorso c’era scritto che il club aveva convocato i tesserati con i telegrammi ma non si sono presentati. Bisognava comportarsi diversamente, investendo del problema la procura federale. Aprendo l’indagine si poteva stabilire se la responsabilità era dei giocatori; e allora questi signori si beccavano 6 mesi di squalifica; oppure se c’erano problemi di altra natura che hanno indotto i tesserati a non rilasciare la liberatoria. La società doveva fare ricorso per sistemare una serie di situazioni e per me non le ha sistemate. Ma io andrò fino in fondo a questa storia”.

 

 


fonte vocesport

 

 

 

 

 

CESENA. Un fulmine all’improvviso, sull’Avellino, sulla Covisoc, su Matarrese, Abete e sul calcio italiano. A lanciarlo è Mario Macalli, presidente di Lega Pro. Durissimo nei confronti della Commissione di Vigilanza sulle Società, durissimo sul Consiglio Federale che ha accolto il ricorso praticamente disperato dell’Avellino. E potentissimo per il Cesena, che vede ora spalancate le porte per un ricorso in grado di riportarlo in B. E’ solo il preludio ad una lunghissima e calda estate, ma se fino a ieri gli Irpini si sentivano con un piede tra i cadetti, ora hanno più di una ragione per tremare.

Presidente, cosa è successo venerdì in Consiglio?

La Covisoc ci ha raccontato delle frottole, punto e basta. E io non tollero le farfanterie, non le permetto. Come presidente di Lega io avevo segnalato delle disfunzioni, delle cose che non andavano, nella situazione dell’Avellino ma non solo. Mancavano le liberatorie, quasi tutte, e c’era un pignoramento in atto di 342 mila euro.

E la Covisoc cosa ha fatto?

E’ venuta a raccontarci che i calciatori erano stati pagati, che il 14 luglio avevano provveduto a mandare un ispettore ad Avellino, il quale aveva verificato l’adempimento delle spettanze. Ma il regolamento è chiaro, su questo punto: sono richieste espressamente le liberatorie dei calciatori. E su venti, venticinque giocatori, di liberatorie ne abbiamo viste pochissime, quasi nessuna. E’ un dato di fatto.

Perchè mancavano, visto che a loro dire gli stipendi erano stati pagati fino a marzo?

Ci hanno spiegato di aver convocato in sede tutti i giocatori tramite telegramma per la firma delle liberatorie, ma nessuno, e sottolineo nessuno, si è presentato. Allora ho dichiarato di sentirmi dalla parte dell’Avellino, danneggiato gravemente dal comportamento dei calciatori, e ho proposto il loro deferimento con apertura di un’istruttoria da parte dell’Ufficio Indagini. Ovviamente si sono guardati bene dal procedere in tal senso.

E sul pignoramento?

Ne saprò più lunedì (domani, ndr), quando chiederò spiegazioni alla società esattrice, Equitalia. Gli ispettori della Covisoc hanno parlato solo di due o tre multe. Ma vanno forte, ad Avellino, per totalizzare 600 milioni delle vecchie lire di multe. Ma la storia non finisce qui: questi signori della Covisoc se ne devono andare a casa, il presidente Federale li avrebbe dovuti già cacciare, ed invece ha votato a favore.

Cosa prevede per il futuro?

Sicuramente il prossimo 25 luglio non si dovranno compilare i calendari di A e B come sperano di fare Matarrese ed Abete, e non si faranno fino a che questa storia non sarà chiarita. Nella mia carriera ne ho viste di tutti i colori, ma mai una cosa del genere. Potranno esserci ricorsi, vedremo: se il calcio è cambiato, è ora di dimostrarlo.

 


Corriere di Romagna

 

 




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